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Il legendarium di Pietro Calò. Saggio di edizione (capitoli 576-586)

Informazioni tesi

  Autore: Filippo Molteni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: PaoloChiesa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 119

Edizione critica e traduzione del "Legendarium" di Pietro Calò, autore originario di Chioggia che nel XIV secolo scrive in latino questa raccolta di vite di santi e martiri, derivata dalla consultazione di numerosissime fonti; opera tuttora inedita nel suo insieme e pubblicata solo parzialmente.

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2 Pietro Calò e il Legendarium. Pietro Calò nacque nella seconda metà del XIII secolo a Chioggia; nelle fonti, infatti, viene indicato come “Petrus Calo de Clugia”. Non si conosce molto della sua vita, ma si sa che fu frate dell’ordine dei predicatori, cioè domenicano, presso i conventi di Treviso, Ferrara, Venezia, Padova e Cividale. Alcune informazioni si ricavano anche dalla sua opera; nella vita di s. Ilarione dice di essere stato a Cipro nel 1342 e lì di avere visto personalmente il corpo del santo per interessamento del re. Risulta morto nel convento di S. Domenico a Cividale (Friuli) nel 1348, sebbene alcuni autori in passato lo ritenessero già morto nel 1310. 1 La sua opera più importante è il “Legendarium”, diviso nelle “legendae de tempore”, ovvero letture relative alle festività religiose, e nelle “legendae de sanctis”, ovvero un insieme di biografie di santi. Questa seconda parte appartiene al genere agiografico dei leggendari o passionari, da distinguersi, anche se non troppo nettamente, dai martirologi. Questi ultimi erano raccolte di notizie molto sintetiche, spesso poco più che nomi, dei vari santi celebrati dalla Chiesa, ordinati secondo il calendario liturgico sotto le diverse date. Nei leggendari, invece, vi erano delle biografie più ampie e spesso arricchite di dialoghi, fatti prodigiosi o “romanzeschi” o fiabeschi e, pur seguendo spesso il calendario, come i martirologi, potevano invece seguire un ordine alfabetico, o essere ordinati secondo altri criteri, o non esserlo affatto. I martirologi inoltre, a differenza dei leggendari, presentavano nei loro capitoli degli incipit codificati. Entrambi venivano recitati o cantati durante le liturgie, ma i leggendari si prestavano anche a una lettura privata, edificante e interessante al tempo stesso. Col tempo, però, questa distinzione originaria andò attenuandosi: se, da una parte, i martirologi diventano meno sintetici, aggiungendo sempre più notizie, i leggendari tendono, invece, ad abbreviarsi rispetto a quelli più antichi. Vite e passioni di singoli santi venivano già scritte fin dal III secolo, ma il più antico leggendario (inteso come raccolta) che ci sia noto è il “codice Velseri” del VII secolo, conservato alla biblioteca di Monaco. Ciò non esclude che il genere esistesse già più anticamente. Da allora ne sono stati scritti numerosi e di tipologie diverse. Si possono distinguere sia in base ai santi considerati sia in base al lavoro svolto dall’agiografo. Vi saranno dunque leggendari locali, con le vite dei santi di un paese o una regione, e leggendari universali che, pur non essendo strettamente locali, sono spesso ben lungi da ogni pretesa di completezza e, anzi, possono anche trattare solo alcune categorie di santi. Inoltre vi sono leggendari il cui autore è anche il redattore delle singole vite, ovvero le scrive in modo originale, e altri in cui è un semplice compilatore, che copia o abbrevia altre fonti. Altra distinzione, in questo caso diacronica, occorre operare fra i leggendari e i leggendari abbreviati, che derivano da una sintesi di quelli più antichi. Questa trasformazione, che avviene intorno alla metà del XIII secolo, serviva ad andare incontro alle esigenze dei predicatori, che potevano più agilmente trovare in queste raccolte (dal formato relativamente maneggevole) degli esempi edificanti da presentare ai fedeli. Non a caso gran parte degli agiografi appartenevano, come Calò, all’ordine dei predicatori. Questi nuovi leggendari, però, non si limitavano a sintetizzare quelli più antichi, ma cercavano, allo stesso tempo, di aumentare sia i santi considerati, sia le informazioni sui santi già presenti, insomma di dire il più possibile nel minor spazio possibile, ricorrendo a diversi tipi di fonti. 1 Sulla vita si veda “Dizionario biografico degli italiani” volume 16 (1973) e A. Poncelet, “Le légendier de Pierre Calò”, in «Analecta Bollandiana» 29 (1910), pp. 5-116, alle pp. 30-32.

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letteratura latina
filologia
agiografia
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