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Collaborazione e integrazione tra Infermiere e Operatore socio sanitario: indagine conoscitiva in campo ospedaliero

Informazioni tesi

  Autore: Anna Federica Melica
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Infermieristica
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Gerardo Spennato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 107

Il tema del personale di supporto è particolarmente dibattuto in Italia da diversi anni ed è certamente di grande attualità, non solo nel nostro contesto , ma anche nei contesti sanitari dei Paesi Europei ed extra-europei, dove nella diversità degli assetti sanitari e professionali complessivi, esistono da sempre figure di supporto inserite nei setting assistenziali.
Ciò che mi ha ispirata nel trattare questo argomento all’interno della mia tesi è stata principalmente la mia esperienza triennale di tirocinio formativo all’interno dell’ Ospedale Vito Fazzi di Lecce.
Questa mi ha infatti permesso di constatare due importanti crepe della sanità:
1. Carenza di personale infermieristico e di personale di supporto
2. Laddove queste due figure sono presenti non sono ancora in grado di integrarsi e collaborare fra loro.
Tutto questo porta inevitabilmente ad un calo della qualità dell’assistenza. Ed è proprio dal concetto di assistenza che vorrei partire ; essa è intesa come: “Attività svolta in modo autonomo al servizio di altri da una determinata categoria o gruppo di persone che sono in possesso di specifiche conoscenze scientifiche e di competenze tecniche, acquisite dopo un’adeguata formazione che ne determina il livello di qualificazione."
Questo termine viene descritto in maniera generica dall’Enciclopedia Treccani ma può essere sicuramente ricondotto sia alla figura dell’infermiere che a quella dell’OSS.
L’infermiere è infatti considerato del D.M. 739 DEL 1994 «Professionista sanitario responsabile dell’assistenza infermieristica», «Deve essere adeguatamente formato e quando possibile deve aggiornarsi allo scopo di erogare un servizio qualitativamente sempre più elevato».
«Agisce sia individualmente sia in collaborazione con gli operatori sanitari e sociali e si avvale, ove necessario, del personale di supporto.»
L’OSS invece è «..Svolge attività di supporto e di integrazione nel contesto organizzativo dei servizi e di collaborazione con il personale sanitario e sociale»(Accordo Stato-Regioni 22 Febbraio 2001)
Possiamo notare come in entrambi i profili vengono rimarcati i concetti di COLLABORAZIONE ed INTEGRZIONE. Ma come l’infermiere dovrebbe gestire il suo rapporto con l’OSS?
Molto spesso sentiamo parlare di “delega”, intesa come ”Trasferimento ad una persona competente dell'autorità di eseguire un determinato compito infermieristico in una data situazione”, ma nel caso dell’OSS questo termine non è adeguato.
Egli infatti non può ricevere un totale trasferimento del potere decisionale, né tanto meno delle relative responsabilità, in quanto non possiede competenze e professionalità pari a quelle dell’infermiere; pertanto è più appropriato parlare di “attribuzione”, dove attribuire non vuol dire cedere al personale di supporto funzioni specifiche del profilo professionale infermieristico, ma permettere a tali figure di compiere alcuni atti su specifica indicazione infermieristica; atti che vanno a comporre parti del piano assistenziale ma la cui responsabilità rimane del tutto infermieristica.
In linea teorica e a livello giuridico tali affermazioni sono estremamente semplici da comprendere. La complessità si incontra al momento che il professionista si trova nella realtà operativa quotidiana. Infatti l’inserimento della figura dell’OSS è purtroppo influenzato dalle caratteristiche organizzative specifiche e dalle esigenze di ogni singola Azienda, in quanto molto spesso vi è una definizione poco chiara dei ruoli e una ridotta capacità di Comunicazione, Coordinamento e Cooperazione.
Ho voluto quindi valutare il punto di vista degli infermieri italiani rispetto a tale argomento attraverso uno studio descrittivo, con la somministrazione sul web di un questionario destinato ad un campione di 370 infermieri provenienti da tutta l’Ialia, ho potuto valutare i seguenti aspetti:
• Che concezione ha l’infermiere dell’O.S.S.
• Come si pone nei suoi confronti?
• L’ O.S.S. è integrato in maniera adeguata all’interno dell’equipe assistenziale e collabora con l’infermiere?

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45 3.5 COME SCEGLIERE ATTI E AZIONI DA ATTRIBUIRE ALL’OSS La prima regola che l'infermiere deve avere bene in mente, in base al codice deontologico, è che le sue azioni non devono nuocere al paziente, ne tanto meno devono nuocere quelle che attribuisce ad altri. A tal proposito è utile che egli consideri degli aspetti da cui non può prescindere nel momento in cui intende attribuire un atto: a) L'UTENTE, in particolar modo le peculiarità della persona e le sue condizioni cliniche. Bisogna considerare infatti che ogni persona è una realtà a se stante e, ciò che risulta semplice da attuare su un utente , può al contrario risultare difficoltoso su un altro utente. Ciò per una serie di motivazioni : per ciò che concerne la condizione clinica, maggiore è la complessità assistenziale presentata dall'utente, maggiore sarà la necessità di conoscenze specifiche e abilità tecniche, al fine di approcciarsi adeguatamente alla situazione. b) L'OPERATORE DI SUPPORTO. Affinché l'attribuzione venga portata a termine in maniera corretta, è necessario da parte dell'infermiere, una conoscenza approfondita delle figure di supporto. E' fondamentale che il professionista conosca bene il profilo degli operatori che si trova a gestire. Nel caso specifico dell'OSS è bene che l'infermiere conosca in maniera dettagliata:

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