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Beethoven: ''Da Bonn all'Aurora''

Informazioni tesi

  Autore: Mariella Di Giovannantonio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2004-05
  Università: Istituto Superiore di Studi Musicali "G. Braga" - Teramo
  Facoltà: Discipline musicali - Pianoforte
  Corso: Discipline Musicali
  Relatore: Antonio Castagna
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

Obiettivo principale di questa mia tesi su Ludwig van Beethoven è l’analisi della Sonata per pianoforte op. 53, denominata “Aurora” o anche “Waldstein”, in quanto dedicata dall’autore all’amico, mecenate e protettore, il conte Ernst von Waldstein. Ho ritenuto opportuno, però, partire da più lontano e cioè dagli anni della vita del compositore a Bonn, sua città natale; credo infatti che non si possa prescindere l’opera di un autore dalla sua biografia e da tutte quelle circostanze della vita che in un modo o nell’altro hanno influito sulla sua formazione culturale e artistica.
Nella prima parte ho cercato di tracciare un breve ritratto della figura di Beethoven, parlando prima di tutto del periodo storico, culturale e artistico in cui egli ha operato; un periodo che per lui, più che per qualsiasi altro musicista, ha avuto un’importanza fondamentale. Egli si trova di fronte, infatti, alle due grandi età della storia della musica: lo stile classico e lo stile romantico.
Successivamente ho cercato di mettere in luce tutti quegli elementi che, nell’arco della sua esistenza, hanno contribuito alla formazione dell’uomo e dell’artista Beethoven. Da questa analisi scaturisce quello che sarà il suo stile compositivo, uno stile che, proprio per quella sua precisa collocazione storica, viene comunemente suddiviso in tre periodi principali, in base all’evoluzione delle forme e del linguaggio.
Ho esposto quindi le caratteristiche principali e le opere più importanti di ciascun periodo, riservando un intero paragrafo alle Sonate per pianoforte che sicuramente mettono in luce con soddisfacente chiarezza lo sviluppo del suo linguaggio musicale.Importante anche il suo rapporto con il pianoforte, strumento sul quale egli sperimentò ogni tipo di ricerca.
Nella seconda parte l’attenzione si sposta completamente sulla Sonata opera 53, composizione appartenente al secondo periodo, il cosiddetto “periodo eroico”.Dai caratteri generali alla tonalità, dall’analisi formale all’analisi armonica, ho cercato di evidenziare tutti quegli elementi che possono condurre ad una conoscenza concreta e, spero, esauriente dell’opera. Ho riservato la conclusione alle difficoltà e ai problemi tecnici che lo studio della Sonata presenta. Questa trattazione è basata sulla mia esperienza personale e, in base ad essa, spero di dare un piccolo contributo a chiunque voglia tentare un approccio con la conoscenza e l’interpretazione dell’opera.

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PARTE PRIMA I) -L’epoca di Beethoven- 1) La Rivoluzione francese L’epoca della Rivoluzione francese e dell’impero napoleonico (1789-1815) fu determinata da profondi cambiamenti politici, sociali e civili che ebbero ripercussioni sul pensiero filosofico e sul mondo letterario e artistico di tutta l’Europa. Gli ideali di uguaglianza, fraternità, libertà, eroismo, l’esaltazione delle virtù morali e patriottiche, tracciati dai pensatori illuministi, furono ripresi dalla Rivoluzione francese. 1 In questo periodo il mondo sociale musicale subì profondi mutamenti, non tanto nel campo del linguaggio, bensì nel costume, nelle modalità della fruizione musicale e nel rapporto tra compositore, esecutore e pubblico. Nel periodo rivoluzionario la musica veniva considerata come elemento essenziale di decorazione delle feste e delle cerimonie pubbliche, le quali servivano ad esaltare l’entusiasmo patriottico e a suscitare consensi. 2 La musica acquistò una funzione ideologica e morale, insieme alla capacità di trasmettere il messaggio politico a un gran numero di cittadini. Si svilupparono pertanto marce, musiche militari e canti che inneggiavano alla patria, alla libertà, alla natura, agli eroi caduti. I musicisti rispettarono le nuove esigenze introducendo nelle loro opere grandi masse sonore, motivi facili ed orecchiabili, semplici tessiture vocali e cori all’unisono. Ci fu un ampio uso di strumenti a fiato e percussioni, impiego di un’armonia elementare con predominanza di accordi tonica-dominante, rare modulazioni e solo ai toni vicini, ritmo disteso. 3 Diversi sono i musicisti di spicco e molto vasto il repertorio dei canti rivoluzionari, la cui diffusione veniva garantita dalla pubblicazione mensile “Le Magasin national de musique”, fondata nel 1794 da un’associazione di artisti-editori. La Rivoluzione ebbe incidenza anche nel campo dell’istruzione: nel 1792 fu fondata in Francia una scuola popolare di musica e per la prima volta la formazione del musicista non riguardò solo la musica sacra o teatrale, ma si concentrò sull’insegnamento degli strumenti a fiato. 4 Questa scuola darà alla Francia un primato europeo nel campo della didattica e sul suo modello nasceranno i primi conservatori italiani. Anche Beethoven si appropriò di elementi linguistici di provenienza francese. Pur non manifestando simpatie verso la Rivoluzione, si mostrò sempre fedele agli ideali di libertà, fratellanza, rispetto dei diritti umani e non sono rare, nelle sue opere, presenze di peculiarità stilistiche francesi. 1 cfr. Elvidio Surian, Manuale di storia della musica, vol. III, L’Ottocento: La musica strumentale e il teatro d’opera, Ed. Rugginenti, Milano 2002, Prima edizione 1993, pag. 5 2 Ibidem, pag. 5 3 Ibidem, pag.6 4 Ibidem, pag. 7 8

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