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I diritti delle coppie omosessuali nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo

Il tema oggetto di questa tesi riguarda i diritti delle coppie omosessuali, in particolar modo il matrimonio– conosciuto anche come gender-neutralmarriage – e l’adozione da parte di coppie/persone omosessuali, ed è una tematica molto delicata ed attuale.
Recentemente ci sono state delle importanti novità in merito, passi fondamentali verso un mondo più tollerante, prima di tutto dal punto di vista giuridico. Alcuni Stati si sono già contraddistinti attraverso le loro innovative legislazioni in materia, altri stanno iniziando a muovere i primi passi, ed altri ancora, invece, sono restii o indifferenti.
Negli ultimi tempi si è riscontrata una maggiore attenzione da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo e della corte Suprema statunitense, le quali ritengono che i tempi siano abbastanza maturi tanto da non essere più sensato ancorare termini quali ‘famiglia’ e ‘matrimonio’ ad un tempo ormai lontano. Anche la corte costituzionale italiana in una sua recente sentenza ha ritenuto che tali concetti non possano restare cristallizzati al 1948 ma che allo stesso tempo non possa essere applicata un’interpretazione evolutiva tanto da poter modificare la norma, trattando così tematiche sino ad ora non considerate rilevanti.
Si deve andare a guardare le singole normative degli Stati in materia, e si riscontra che solo pochi hanno istituzionalizzato il matrimonio omosessuale, tra questi: Olanda (2000), Belgio (2003), Spagna (2005), Norvegia (2008), Svezia (2009), Islanda e Portogallo (2010), Danimarca (2012), Francia e Gran Bretagna (2013), Finlandia (2014), Slovenia e Irlanda (2015). Verrà trattata anche la storica sentenza della Corte Suprema del 26 giugno 2015.
Nel mondo anche altri Stati hanno legalizzato il matrimonio omosessuale, ovvero: Canada, Sudafrica, Argentina, Uruguay, Nuova Zelanda, Brasile e Messico.
Si può inoltre constatare che anche laddove gli Stati si sono mostrati più ‘aperti’, ci sono comunque dei limiti che frenano il riconoscimento di tali diritti. Non solo non vi è una legislazione uniforme a livello europeo, ma anche tra le legislazioni che in un modo o nell’altro attuano il riconoscimento, vi sono delle notevoli differenze che mostrano la mancanza di unanimità.
Questa tesi – dopo un breve cenno relativo alla Corte di Strasburgo - approfondirà le sentenze storiche (o comunque innovative rispetto al passato) della Corte europea che hanno segnato la svolta verso il cambiamento, verso la tolleranza e l’incidenza che tali sentenze hanno avuto sulle legislazioni nazionali. Inoltre verranno trattati anche i paesi che stanno muovendo i primi passi – come l’Italia - e quelli che, invece, pongono un NO categorico alla questione.

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Capitolo I La giurisprudenza della Corte di Strasburgo. 1. Le funzioni della Corte. La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) è stata istituita nel 1959 dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950, per assicurarne il rispetto. Vi aderiscono 47 Paesi, ovvero tutti i membri del Consiglio d’Europa . Ha sede a Strasburgo. 1 La Corte può essere adita sia per ricorsi individuali che da parte degli Stati contraenti in cui si lamenti la violazione di una delle disposizioni della Convenzione o dei suoi Protocolli Addizionali. Essa svolge tuttavia una funzione sussidiaria rispetto agli organi giudiziari nazionali, in quanto le domande sono ammissibili solo una volta esaurite le vie di ricorso (regola del previo esaurimento dei ricorsi interni), secondo quanto prevede la stessa Convenzione, nonché le norme di Diritto Internazionale generalmente riconosciute. L'ammissibilità dei ricorsi interstatali è decisa da una delle Camere, mentre l'ammissibilità dei ricorsi individuali è decisa da un Comitato (una procedura di snellimento del lavoro della Corte che si basa quasi esclusivamente su ricorsi individuali, dato che solo tre volte ha risolto ricorsi interstatali). Se il ricorso, individuale o statale, è dichiarato ammissibile la questione viene sottoposta, Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale, il cui obiettivo è quello di promuovere la 1 democrazia, i diritti dell’uomo, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali europei. Venne fondato nel 1949 con il Trattato di Londra, ed ad oggi conta 47 Stati membri. Ha sede, come la Corte, a Strasburgo, nel Palazzo d’Europa.   4

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Federica Calderone Contatta »

Composta da 57 pagine.

 

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