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Sviluppo sostenibile: profili di giustificazione nella prospettiva dei Diritti Umani

Lo Sviluppo Sostenibile è un concetto a cui sempre più spesso si cerca di dare la giusta definizione, tentando di non omettere nessuna delle rilevanti sfaccettature di cui esso si compone. Ho iniziato questo breve saggio cercando di concentrarmi soprattutto sull'incidenza che lo sviluppo e le problematiche ambientali hanno nei confronti dei diritti umani, ed io stessa mi sono resa conto che è pressoché impossibile riuscire a dare una visione completa di cosa lo sviluppo sostenibile sia focalizzandosi soltanto su alcuni dei suoi vari aspetti, isolandoli dal contesto: essi infatti sono talmente concatenati da rendere arduo tale tentativo. Ogni ambito ha una ricaduta sull'altro, in un circolo vizioso che porta a dover necessariamente guardare allo Sviluppo Sostenibile in maniera globale, toccando diverse discipline interconnesse tra loro. Indubbiamente tra i primari sbagli compiuti dall'uomo vi è il modo in cui egli si è rapportato, e continua a rapportarsi, nei confronti del pianeta: secondo molte moderne filosofie, ed anche secondo diversi antichi tra i quali ad esempio Pitagora, l’uomo non è al vertice della piramide, né esiste una piramide che classifica gli individui in base alla loro importanza: l’uomo è parte della natura, esattamente come tutti gli altri esseri viventi. Il suo dovere è vivere utilizzando al meglio le risorse che gli sono realmente necessarie, tentando di avere un impatto su tutto ciò che è a lui esterno più basso possibile.
Basando la ricerca di uno sviluppo realmente più sostenibile, al fine di una garanzia concreta e globale dei diritti umani, c'è da chiedersi innanzitutto se tali diritti siano effettivamente universali, o se in verità essi non si riducano spesso in mere enunciazioni su carta che ben poco hanno a vedere con l'effettività delle cose. La prima parte di questo elaborato presenta una generale inquadratura dello Sviluppo Sostenibile, supportata dall'enunciazione di tale concetto nelle varie conferenze e trattati nati a riguardo, e da una presa in esame dei principali ambiti che concernono tale sviluppo. La seconda parte tenta invece di guardare allo Sviluppo Sostenibile ed ai problemi ad esso connessi sotto un'ottica relativa ai diritti umani, evidenziando i diritti da e con esso violati, insieme ad un approfondimento relativo alle problematiche ambientali. Prosegue poi analizzando alcune delle teorie relative a tali questioni, descrivendo il pensiero dei filosofi Amartya Sen e Henry Shue, entrambi sensibili a tali questioni ed ideatori di svariate opere ad esse relative. Si conclude infine con un analisi di tali teorie e dei progressi fatti a livello internazionale circa il miglioramento delle condizioni dei diritti umani in un contesto sostenibile, soprattutto sulla base dei Millennium Development Goals, sottolineando come non vi può essere un reale sviluppo senza un' effettiva garanzia per tutti dei diritti fondamentali.

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INTRODUZIONE Lo Sviluppo Sostenibile è un concetto a cui sempre più spesso si cerca di dare la giusta definizione, tentando di non omettere nessuna delle rilevanti sfaccettature di cui esso si compone. Ho iniziato questo breve saggio cercando di concentrarmi soprattutto sull'incidenza che lo sviluppo e le problematiche ambientali hanno nei confronti dei diritti umani, ed io stessa mi sono resa conto che è pressoché impossibile riuscire a dare una visione completa di cosa lo sviluppo sostenibile sia focalizzandosi soltanto su alcuni dei suoi vari aspetti, isolandoli dal contesto: essi infatti sono talmente concatenati da rendere arduo tale tentativo. Ogni ambito ha una ricaduta sull'altro, in un circolo vizioso che porta a dover necessariamente guardare allo Sviluppo Sostenibile in maniera globale, toccando diverse discipline interconnesse tra loro. Indubbiamente tra i primari sbagli compiuti dall'uomo vi è il modo in cui egli si è rapportato, e continua a rapportarsi, nei confronti del pianeta: secondo molte moderne filosofie, ed anche secondo diversi antichi tra i quali ad esempio Pitagora, 1 l’uomo non è al vertice della piramide, né esiste una piramide che classifica gli individui in base alla loro importanza: l’uomo è parte della natura, esattamente come tutti gli altri esseri viventi. Il suo dovere è vivere utilizzando al meglio le risorse che gli sono realmente necessarie, tentando di avere un impatto su tutto ciò che è a lui esterno più basso possibile. 2 Arne Naess, uno dei principali teorici di tale pensiero, iniziò a diffondere le sue idee dopo il rapporto del Club di Roma circa i limiti dello sviluppo (1972), che richiamava l’attenzione mondiale su problemi quali inquinamento, boom demografico ed esaurimento delle risorse non rinnovabili. Egli sosteneva che non è sufficiente modificare a livello economico e politico l’assetto mondiale relativo ai problemi ambientali, ma è in primis il comportamento e l’idea che l’uomo ha 1 P. Singer, Liberazione animale, Il Saggiatore, Milano, 2003, p.199. 2 L. Caimi, Coscienza ambientale e educazione alla legalità, Vita e Pensiero, Milano, 2006 p. 75. p. 6

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze politiche, relazioni internazionali, diritti umani

Autore: Martina Conchione Contatta »

Composta da 74 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.