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Autismo e sessualità: l'importanza dell'educazione sessuale

In questa tesi ho cercato di esporre l'argomento della sessualità riguardo all'autismo, due termini di cui si sente molto parlare ma che raramente sono associati. La disabilità è spesso associata nella cultura in cui siamo immersi a una serie di caratteristiche affiancate alla diversità, all'emarginazione, alla malattia, pregiudizi ingiusti che portano spesso alla conclusione che la persona con autismo sia asessuata. L'individuo autistico, infatti, è spesso identificato con il suo deficit, vedendosi negata, così, la complessità dei suoi sentimenti, della sua originalità, dei suoi bisogni.
I bisogni sessuali della persona autistica sono semplicemente "dimenticati" dalle persone normodotate. Il mondo autistico è tutt'altro che privo di emozioni, affetti e attaccamento. Non bisogna distinguere la sessualità delle persone disabili da quella delle persone normodotate, ma bisognerebbe parlare solo di sessualità umana. La sessualità è unica, non si trovano diversi tipi di sessualità; quello che cambia è il modo diverso di provare a viverla, di esprimerla e di realizzarla.
Con questa tesi ho cercato di esplorare il tema della sessualità riguardo all'autismo concentrandomi non solo sui comportamenti sessuali espliciti, ma anche sulla loro capacità di instaurare relazioni, di immedesimarsi, sulla loro emotività e sula conoscenza e il rapporto con il proprio corpo, per approfondire, infine, l'argomento del sostegno e dell'educazione sessuale di queste persone, per aiutarle e guidarle nella scoperta di se stesse e nella ricerca di una vita relazionale gratificante e di una sessualità autentica.

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2. AUTISMO: UN DISTURBO COMPLESSO 2.1 Definizione L'autismo (originariamente Sindrome di Kanner) è un disturbo neuro- psichiatrico che interessa la funzione cerebrale; questa patologia è tipicamente caratterizzata da comportamenti contraddistinti da una marcata diminuzione dell'integrazione socio-relazionale e della comunicazione con gli altri ed un parallelo ritiro interiore. L'eziologia di tale patologia non è nota; attualmente le cause di tale manifestazione sono divise tra cause neurobiologiche costituzionali e psicoambientali acquisite (Barassi, 2009). Nel DSM-IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) l'autismo rientra nella categoria clinica dei disturbi pervasivi dello sviluppo, a cui appartengono, fra le varie altre sindromi, anche la sindrome di Asperger, la sindrome di Rett e il disturbo disintegrativo dell'infanzia. Data la varietà di sintomatologie e la complessità nel fornirne una definizione clinica coerente e unitaria, si preferisce parlare più genericamente di disturbi dello spettro autistico (DSA). All'interno di tale definizione rientrano tutte quelle patologie caratterizzate da alterazioni del comportamento, della comunicazione e dell'interazione sociale sebbene a vari livelli d'intensità (Barassi, 2009). 2.2 Eterogeneità del disturbo Non c'è un modo univoco e definitivo di diagnosticare l'autismo. Non vi sono test medici o comportamentali e neppure un assetto genetico o un agente patogeno che portino a identificare un elemento oggettivo che accomuni tutti i casi dal punto di vista biomedico. Sotto una denominazione comune (Disturbi dello Spettro Autistico o DSA) vengono compresi individui unificabili dal fatto che, a partire dalla primissima infanzia, in rapporto alle abilità intellettive hanno avuto maggiori menomazioni nel capire e esprimere sentimenti e nell’inserirsi in modo reciproco negli scambi sociali (Zanobini, Usai, 2005). Nonostante tale caratteristica comune, tuttavia, possono essere diagnosticati 9

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Beatrice Germinale Contatta »

Composta da 88 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.