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Il deterioramento della qualità del credito in italia: analisi del fenomeno e delle possibili soluzioni

Informazioni tesi

  Autore: Carmelo Gulino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Finanza
  Relatore: Luca Erzegovesi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 172

Questo lavoro di tesi ha avuto come obiettivo l’analisi del fenomeno di deterioramento del credito cui si è assisto in Italia a partire dagli anni seguenti allo scoppio della crisi finanziaria. I dati al 31.12.2014 indicano che lo stock complessivo di crediti deteriorati nel sistema bancario italiano è pari ad oltre 300 miliardi di Euro, a fronte degli 80 miliardi registrati nel 2008; la loro incidenza sul totale dei prestiti è più che triplicata nello stesso arco di tempo, raggiungendo un valore del 17% rispetto al 5% registrato nel 2008.
In particolare, nel presente elaborato di ricerca si è voluto analizzare tale fenomeno sia a livello aggregato di sistema bancario, individuando le cause ed i settori maggiormente colpiti; sia a livello di impatto nei bilanci dei singoli gruppi bancari, in modo da evidenziarne le ripercussioni negative in termini di redditività, solidità patrimoniale e concessione di nuovo credito.
Ai fini dell’analisi, sono stati utilizzati e rielaborati i dati resi disponibili dalla Banca d’Italia relativi ai flussi informativi trasmessi dalle banche italiane al 31.12.2014; per quanto riguarda invece lo studio degli impatti sul bilancio dei singoli intermediari sono stati utilizzati i prospetti di bilancio, riferiti alla stessa data, di un campione composto dai 13 maggiori gruppi bancari italiani per dimensione dell’attivo.
I principali risultati emersi nella stesura di questo lavoro sono sintetizzabili come segue:
• Un confronto a livello internazionale sull’effettivo grado di deterioramento della qualità del credito è reso difficile dalla presenza di significative divergenze tra i vari ordinamenti relativamente alla definizione di “credito deteriorato”, in particolare si rileva come la Banca d’Italia abbia previsto una classificazione più stringente e rigorosa rispetto alle corrispettive autorità di vigilanza delle altre nazioni europee. Premesso ciò, il sistema bancario italiano risulta a livello europeo tra quelli maggiormente colpiti, sia a livello di stock che a livello di incidenza sul totale dei prestiti, registrando valori inferiori solamente a Cipro, Grecia ed Irlanda.

• Il progressivo deterioramento del credito verificatosi in Italia è dovuto principalmente alla crisi del tessuto imprenditoriale nazionale negli anni seguenti la crisi; in particolare sono riferiti a prestiti verso imprese circa l’80% degli attuali crediti deteriorati. A livello di settore di attività, quello che ha mostrato i maggiori segnali di deterioramento è rappresentato dalle Costruzioni e dall’Edilizia, come effetto della crisi del mercato immobiliare italiano e del calo dei prezzi e del numero delle compravendite.

• Per quanto riguarda l’impatto sui bilanci dei gruppi esaminati, al 31.12.2014 si è riscontrato un significativo grado di eterogeneità sia per quanto riguarda l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei prestiti concessi (si passa da un valore superiore al 30% per Monte dei Paschi di Siena fino al 6% registrato dal Credito Emiliano); sia per quanto riguarda il livello di copertura su tali esposizioni, con valori maggiori per le banche più grandi (Unicredit, Intesa), che hanno potuto accantonare consistenti rettifiche di valore mantenendo allo stesso tempo un livello di adeguata solidità patrimoniale.
Nella parte conclusiva di questo elaborato sono state esaminate le principali soluzioni attualmente percorribili al fine di arginare l’aumento dei crediti deteriorati; dall’analisi è emerso che il ricorso alla cessione di tali asset sul mercato dovrà assumere nei prossimi anni una rilevanza centrale, come dimostrato anche dalla crescita registrata già nel corso del 2015 in termini di numero di operazioni e valore nominale dei crediti ceduti.
L’ostacolo principale allo sviluppo di tale mercato è stato identificato nella presenza di un pricing gap tra la valutazione proposta dagli operatori di mercato ed il valore al quale tali crediti sono iscritti nei bilanci delle banche, al netto delle rettifiche già contabilizzate. Al fine di rimuovere tale criticità, abbiamo assistito all’intervento diretto del Governo italiano, che ha provveduto a riformare la disciplina fiscale e fallimentare con effetti che si stima possano essere positivi per ridurre il differenziale tra la domanda e l’offerta dei crediti deteriorati.
Per quanto riguarda il ricorso a possibili soluzioni di sistema quali la bad bank, sull’esempio di quanto avvenuto in altre nazioni europee come la Spagna e l’Irlanda, tale proposito si scontra con la normativa europea sugli Aiuti di Stato che è stata oggetto di riforma nel 2012. L’ipotesi di un simile modello di intervento diretto da parte del Governo italiano sembra pertanto difficilmente percorribile; e l’azione statale dovrà essere attuata secondo parametri di mercato come dimostrato dalla prossima introduzione di un meccanismo di garanzia pubblica per la cartolarizzazione delle sofferenze (GACS).

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7 INTRODUZIONE L’esercizio del credito nei confronti della clientela costituisce un’attività che, per la sua stessa natura, pone le banche erogatrici di fronte al rischio di non essere rimborsate nelle modalità e nei termini previsti contrattualmente; a prescindere dal giudizio espresso sulla presunta solvibilità del debitore e dalla presenza di garanzie a supporto dell’esposizione. Per tale ragione i crediti deteriorati (conosciuti anche con il termine inglese di Non- Performing Loans), ovvero quell’insieme di esposizioni per le quali il rimborso è incerto sia per quanto riguarda il rispetto delle scadenze sia per quanto concerne l’ammontare effettivamente ottenuto, risultano da sempre elementi di criticità connotanti e peculiari dell’attività di intermediazione creditizia. Le due recessioni attraversate dall’economia italiana a partire dallo scoppio della crisi finanziaria hanno tuttavia causato un forte aumento dei Non-performing loans. Nel lungo e articolato evolversi della crisi, il deterioramento della qualità del credito ha interessato con varie intensità e modalità anche altri paesi europei; tuttavia, nel confronto internazionale, il sistema bancario italiano appare tra quelli maggiormente colpiti, registrando un’incidenza dei crediti deteriorati tra le più elevate. In Italia tali esposizioni hanno raggiunto nel 2014 un ammontare complessivo di oltre 300 miliardi di euro; la loro incidenza rispetto al totale dei crediti è più che triplicata rispetto ai valori registrati nel periodo precedente alla crisi, superando la soglia del 17%, un valore inferiore solamente a quello presente in Grecia ed Irlanda. La presenza all’interno dei bilanci di una percentuale così elevata di crediti deteriorati costituisce un elemento di forte criticità, sia a livello di singola banca sia a livello di sistema economico nel suo complesso. In primo luogo si assiste ad una contrazione della redditività a causa delle rettifiche di valore su tali esposizioni, che negli ultimi anni hanno assorbito una quota sempre più rilevante del Margine di Intermediazione generato dalle banche, dal 5% del 2005 fino al 40% nel 2014. Inoltre tali esposizioni generano un maggiore assorbimento di patrimonio di vigilanza, condizione questa che a sua volte determina una minore capacità da parte del settore bancario di concedere nuovi finanziamenti alle attività produttive, contribuendo alla ripresa del sistema economico.

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Parole chiave

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