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Parlare ''donna''. Dalla lotta per i diritti fondamentali a una nuova consapevolezza linguistica

Nell’impostazione della mia ricerca ho voluto appunto prendere avvio dalla ben nota affermazione di Antonio Gramsci secondo cui "ogni volta che affiora, in un modo o nell’altro, la questione della lingua, significa che si sta imponendo una serie di altri problemi: la formazione e l’allargamento della classe dirigente, la necessità di stabilire rapporti più intimi e sicuri tra i gruppi dirigenti e la massa popolare-nazionale, cioè di riorganizzare l’egemonia culturale".
In effetti la questione della lingua rappresenta sempre un aspetto della lotta politica. Questo vale anche per la lotta contro il sessismo linguistico, corollario inevitabile della lotta contro il sessismo tout court, da intendersi nel senso più esteso come discriminazione del sesso femminile in ambito socio-economico e culturale.
Pertanto nell’articolazione della tesi intendo basarmi sulle seguenti linee direttrici:
- un itinerario storico-tematico sulle origini del femminismo e sui principali contributi teorici delle donne impegnate sul fronte dell’emancipazione;
- un approfondimento della questione sul versante specificamente linguistico;
- il sessismo nella lingua italiana e le proposte per il suo superamento.

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7 CAPITOLO PRIMO LE ORIGINI DEL FEMMINISMO Per tratteggiare il percorso storico della lunga lotta intrapresa dalle donne per il riconoscimento dei diritti fondamentali è necessario soffermarsi su alcune figure particolarmente significative, a partire da una giovane inglese del XVIII secolo, Mary Wollstonecraft (1759-1797), che durante il periodo della Rivoluzione Francese, pubblicò l'opera Rivendicazione dei diritti della donna, destinata a suscitare molto scandalo, perché metteva apertamente in discussione la tradizionale immagine femminile con affermazioni che all’epoca suonavano quanto mai sovversive: «è ora di effettuare una rivoluzione nei modi di vivere delle donne – è ora di restituir loro la dignità perduta – e di far sì che esse, come parte della specie umana, operino, riformando sé stesse, per riformare il mondo.» 2 Lo scritto si rivolgeva a un pubblico di lettrici molto ristretto. L’autrice, infatti, sosteneva che le donne delle classi alte tendono ad avere un interesse esclusivamente estetico e superficiale nei confronti della vita, contribuendo, in questo modo, a perpetuare l’immagine della donna subordinata all’uomo. D’altra parte, ella non nutriva fiducia nei confronti delle donne delle classi inferiori e oppresse, nonostante apprezzasse i loro quotidiani sforzi nel combattere le dinamiche del patriarcato familiare. Non poteva neppure riconoscersi nelle idee dei filosofi settecenteschi: perfino un cultore della libertà ____________________________ 2 MARY WOLLSTONECRAFT, Rivendicazione dei diritti della donna, in Franca Ruggeri, I diritti delle donne, Roma, Editori Riuniti, 1997, pp. 126-127.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere

Autore: Giulia Mattioli Contatta »

Composta da 67 pagine.

 

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