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L'imposizione tributaria sui giochi

Con questo lavoro mi propongo d’analizzare un fenomeno che, seppur vivendo anch’esso di regole, potrebbe sembrare quanto mai lontano dal mondo (serio) del diritto e che si può identificare con il termine, generico, di gioco. In realtà, quello che in questa tesi viene preso in considerazione è il c.d. “gioco pubblico”, ossia quello direttamente gestito dallo Stato o da enti privati su sua concessione. Il fulcro della ricerca consiste nel tentativo di chiarire e specificare l’intreccio dei rapporti che per tradizione secolare si sono instaurati tra Stato e gioco, principalmente focalizzando l’attenzione sull’aspetto della ragione principale (ed egoistica) di questo ‘matrimonio di interesse’: le entrate erariali che hanno accompagnato quasi fin da subito l’introduzione “legalizzata” del gioco nel nostro Stato ma non solo. Il gioco paga la possibilità di stare ‘alla luce del sole’ con l’ingombrante presenza delle casse statali, che da esso pretendono una consistente ricompensa! Ed è proprio la rilevanza di questo introito che ha sollecitato l’interesse sull’argomento, assieme al tentativo di disegnarne un quadro organico e delinearne, se possibile, una ratio giustificatrice quanto meno accettabile. Resta innegabile che il gioco è un fenomeno complesso: filosofi, psicologi, sociologi, antropologi, letterati, economisti e, in misura minore, storici e giuristi si sono dedicati al tema, dimostrando come lo studio del gioco abiti su di un territorio metadisciplinare, facendolo rientrare giustamente nella sfera dei temi di frontiera. Ma è anche vero che questo fenomeno di vasta e plurisecolare rilevanza meritava, soprattutto sotto l’aspetto storico e giuridico, un maggiore approfondimento; e appare certamente sorprendente il disinteresse che lo ha circondato fino ad oggi. L’auspicio è che si riesca a costruire, anche in modo istituzionale, una nuova cultura ed una nuova attenzione verso il gioco, incentivando tutte quelle iniziative che promuovano la conoscenza e dalla conoscenza poter ricavare l’utile ultimo e più significativo: la capacità cioè di governo consapevole e la sua connessa responsabilità. Questa tesi si propone, dunque, di presentare e sviluppare i temi della convivenza e del reciproco rapporto utilitaristico instauratosi per stratificazioni successive tra lo Stato e il fenomeno ludico, con particolare riferimento alla disciplina tributaria. Con quali strumenti il nostro legislatore è riuscito a “trasformare” le speranze collettive di vincita insite nel gioco in lauti guadagni per il bilancio statale? Al di là delle cifre, un po’ aride, da cui meglio può trarre conseguenti osservazioni l’economista o lo studioso di scienza delle finanze, noi ci occupiamo dei meccanismi legislativi che hanno predisposto i criteri e le concrete modalità impositive prime responsabili dell’ingente prelievo fiscale incamerato dallo Stato.
La tesi si articola in cinque capitoli (conclusioni escluse), che tentano di fornire una, per quanto possibile, completa panoramica delle ragioni storiche e giuridiche dell’attuale realtà dei giochi e delle scommesse in Italia. Il primo capitolo è storico e dà, per sommi capi, un quadro delle motivazioni e delle vicende che hanno portato alla nascita del rapporto Stato-gioco. Il secondo capitolo, prendendo in considerazione gli articoli del codice civile e del codice penale relativi al gioco, allarga subito la prospettiva per consentire una chiara visione del trattamento normativo, tappa indispensabile per comprendere la presenza del gioco d’azzardo nel nostro Stato. Il terzo ed il quarto sono i capitoli centrali. Essi si concentrano sulla disciplina “generale” e “speciale” del trattamento tributario dei premi e delle vincite. Dopo aver illustrato nel terzo come il legislatore della riforma tributaria del 1971 ha inteso regolare la materia e come il legislatore delegato abbia (invece) attuato i principi della legge-delega, nel quarto si scende nel concreto della vicenda, andando a “scovare” i materiali modelli di prelievo che riguardano le singole realtà ludiche, alla luce soprattutto delle recenti novità normative. Il quinto capitolo prova, infine, un’analisi del Trattato della C.E. e delle sentenze delle Corte di Giustizia, in particolare concentrandosi sull’(apparente) contrasto esistente tra il monopolio statale italiano sui giochi e gli imperativi criteri di liberalizzazione posti a base dell’idea di Comunità europea.

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NOTA INTRODUTTIVA Sommario: 1. Obiettivo; 2. Struttura; 3. Considerazioni generali sul consumo e le funzioni del gioco. 1. Obiettivo Con questo lavoro mi propongo d’analizzare un fenomeno che, seppur vivendo anch’esso di regole, potrebbe sembrare quanto mai lontano dal mondo (serio) del diritto 1 e che per ora mi limiterò a identificare con il termine, generico, di gioco. In realtà, quello che qui viene preso in considerazione è il c.d. “gioco pubblico”, ossia quello direttamente gestito dallo Stato o da enti privati su sua concessione. Il fulcro della ricerca consiste nel tentativo di chiarire e specificare l’intreccio dei rapporti che per tradizione secolare si sono instaurati tra Stato e gioco, principalmente focalizzando l’attenzione sull’aspetto della ragione principale (ed egoistica) di questo ‘matrimonio di interesse’: le entrate erariali che hanno accompagnato quasi fin da subito l’introduzione “legalizzata” del gioco nel nostro Stato ma non solo. Il gioco paga la possibilità di stare ‘alla luce del sole’ con l’ingombrante presenza delle casse statali, che da esso pretendono una consistente ricompensa! Ed è proprio la rilevanza di questo introito che ha sollecitato l’interesse sull’argomento, assieme al tentativo di disegnarne un quadro organico e delinearne, se possibile, una ratio giustificatrice quanto meno accettabile. 1 Gli studi giuridici sono in apparenza i più lontani dalla tematica del presente lavoro dedicato allo studio del gioco come fenomeno altamente emblematico dell’etica pubblica nella società contemporanea e delle opzioni individuali riferite ad un sistema di probabilità statistico-matematiche. Appare pertanto straordinariamente difficile riferire l’esperienza giuridica ad un insieme di relazioni giocose i cui attori piccoli e grandi sono chiamati ad operare in scenari governati da leggi di probabilità statistiche e nel quadro di relazioni finanziarie, le quali collocano in un angolo appartato della finanza pubblica la disciplina giuridica dei giochi pubblici del lotto, delle lotterie e di quant’altro comporta un’alta probabilità statistica di alea ed un’opposta minima possibilità di successo per il singolo partecipante.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Massimiliano Ghezzi Contatta »

Composta da 280 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.