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Due letture della Campagna di Russia (1941-1943): Mario Rigoni Stern e Giulio Bedeschi

Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Piazzai
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Nicola Labanca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

Oggetto di questo lavoro è un confronto tra due testi: Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern e Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi.
I due testi, che appaiono rispettivamente nel 1953 e nel 1963, affrontano il medesimo argomento dato che entrambi gli autori combatterono sul Fronte russo durante la Seconda Guerra Mondiale e sentirono poi l'esigenza di raccontare la loro esperienza.
Alla luce degli eventi storici, nei successivi capitoli delineeremo le differenze nonché le assonanze tra i due testi, cercando di capire il perché di queste diversità.

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Introduzione Oggetto di questo lavoro è un confronto tra due testi: Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern e Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi. I due testi, che appaiono rispettivamente nel 1953 e nel 1963, affrontano il medesimo argomento dato che entrambi gli autori combatterono sul Fronte russo durante la Seconda Guerra Mondiale e sentirono poi l'esigenza di raccontare la loro esperienza. Alla luce degli eventi storici, nei successivi capitoli delineeremo le differenze nonché le assonanze tra i due testi, cercando di capire il perché di queste diversità. Nel Giugno del 1941 la Germania di Hitler attaccò l'Unione Sovietica dando avvio alla cosiddetta Operazione Barbarossa: circa tre milioni di soldati tedeschi, affiancati da soldati italiani, romeni, finlandesi, ungheresi e slovacchi, si mossero verso la Russia. Mussolini, avvisato dell'imminente attacco il giorno stesso dell'inizio dell'Operazione, inviò dapprima tre divisioni che formarono il C.S.I.R.(Corpo di Spedizione Italiano in Russia) e successivamente, con la necessità di maggiori forze sul territorio, costituì l'ARMIR, l'Armata Italiana in Russia. Essa era formata da un totale di dieci divisioni, di cui tre del CSIR, quattro di fanteria e tre alpine: la Cuneense, la Julia e la Tridentina. Con la controffensiva russa e la disfatta nazista nella Battaglia di Stalingrado, iniziò il ripiegamento degli eserciti dell'Asse verso ovest, una marcia durissima per ritornare indietro. Va necessariamente ricordato come la partecipazione italiana alla guerra in Russia non fu inizialmente richiesta da Hitler, ma rappresentò la volontà di Mussolini di portare avanti una guerra parallela (l'espressione è del duce stesso). Soltanto nel 1942 la Germania richiese un aumento delle forze alleate per far fronte alla resistenza russa. Le motivazioni della partecipazione italiana al conflitto sono molteplici, ma si riassumono nel desiderio di prendere parte alla vittoria tedesca, così da acquisire prestigio politico e un guadagno economico sostanzioso. L'Italia di allora era una media potenza, già affaticata dagli sforzi bellici degli anni precedenti ma Mussolini preferì perseguire “obiettivi di prestigio più che di reale competitività” 1 . Inoltre il numero esiguo dei combattenti italiani in Russia non poteva certo 1 G.Rochat, Le guerre italiane 1935-1943 Dall'Impero d'Etiopia alla disfatta, Einaudi 2008, Torino p.157 4

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armir
mario rigoni stern
giulio bedeschi
campagna di russia
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