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Stile di attaccamento, variabili temperamentali e caratteriali in soggetti sieropositivi all'HIV non complianti alle terapie farmacologiche

Informazioni tesi

  Autore: Anna Missaglia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Libera Università Vita Salute San Raffaele di Milano
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Raffaele Visintini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

Premessa: Con il termine ‘compliance’ si intende il grado in cui il comportamento di una persona coincide con una prescrizione medica. Nel caso dei pazienti sieropositivi all’HIV la scarsa compliance è divenuta, con l’introduzione nel 1996 delle terapie farmacologiche antiretrovirali, uno dei maggiori ostacoli all’efficacia della cura.
L’estesa letteratura attualmente disponibile sul tema dell’adesione alle terapie antiretrovirali ha messo l’accento soprattutto sulla semplice descrizione e misurazione dei comportamenti dei pazienti sieropositivi nei confronti della loro terapia o sugli impedimenti di ordine pratico-gestionale della stessa. L’ipotesi di partenza del nostro studio, che analizza i primi risultati di un’indagine ancora in corso, è invece che vi possa essere una relazione tra alcune variabili psicologiche e la difficoltà ad aderire alle terapie farmacologiche.
Obiettivi di questo studio esplorativo sono dunque i seguenti: 1. Conoscere il grado di adesione ai farmaci antiretrovirali da parte dei pazienti sieropositivi afferenti al Centro San Luigi dell’Istituto Scientifico Ospedale San Raffaele. 2. Verificare la presenza di specifici pattern di attaccamento adulto, modalità di attribuzione causale, assetti temperamentali e caratteriali nel campione dei soggetti “non complianti” rispetto a quello dei soggetti “complianti”.
Metodi: E’ stata predisposta una batteria testologica autosomministrata composta da: scheda di raccolta dei dati anagrafici, Questionario sull’uso del farmaco (QUF), Attachment Style Questionnaire (ASQ), Multidimensional Health Locus of Control Scale (MHLCS), Temperament and Character Inventory (TCI).
Il criterio di inclusione: pazienti sottoposti a terapia antiretrovirale con Inibitori della Proteasi e delle Trascriptasi che assumano la terapia da almeno 6 mesi.
L’intera batteria testale è stata compilata da 288 pazienti sieropositivi afferenti al Centro San Luigi di malattie infettive dell’Istituto Scientifico Ospedale San Raffaele di Milano.
Analisi dei dati: Il campione è stato suddiviso con il QUF in tre sottocampioni che si differenziavano per il grado di adesione alle terapie farmacologiche. Sono state quindi effettuate analisi descrittive; è stata inoltre utilizzata l’analisi della varianza a una via (ANOVA) per confrontare le medie dei tre sottocampioni e si è successivamente applicato il test dei Contrasti.
Risultati: Dalle risposte al QUF emerge che i pazienti non complianti saltano più visite di controllo, non ritirano sempre i farmaci in ospedale e si attengono meno alle indicazioni del proprio medico curante. Nel nostro campione, inoltre, i pazienti non complianti hanno in media punteggi più bassi nella dimensione Fiducia (ASQ). Sono quindi soggetti con scarsa capacità di instaurare relazioni intime basate sulla fiducia in sè e nell’altro. Bassi punteggi nella variabile Fiducia si accompagnano ad alti punteggi nelle variabili Bisogno di Approvazione, Secondarietà delle Relazioni (ASQ) e a bassi punteggi nella variabile Dipendenza dalla Ricompensa (TCI).
Conclusioni: Dalla lettura dei risultati si può concludere che i soggetti che hanno difficoltà nell’autonoma gestione delle terapie farmacologiche possano avere modalità relazionali con il proprio medico che non consentono loro di instaurare una buona alleanza terapeutica basata su fiducia e aperta collaborazione. Probabilmente questi pazienti sono spesso ansiosi, sospettosi e si mostrano riluttanti ad entrare in confidenza con il proprio medico curante.
Un approccio multidisciplinare alle problematiche portate dal paziente sieropositivo, che riguardano aspetti sia medici che psicologici, dovrebbe essere l’obiettivo finale dell’azione d’aiuto. I clinici dovrebbero cercare di individuare proprio nella difficoltà di apertura nei loro confronti i pazienti che potrebbero necessitare di un intervento psicologico per far fronte alla malattia e alla gestione della stessa.

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6 1. HIV E AIDS I primi casi di AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome) furono riscontrati negli Stati Uniti nel 1981, ma il virus, oggi universalmente noto come HIV (Human Immunodeficiency Virus), fu isolato per la prima volta nei laboratori francesi da Montagnier nel 1984. I virus responsabili dell'AIDS, entrambi appartenenti al gruppo dei retrovirus, sono HIV1 ed HIV2; HIV 1 è la causa principale dell’epidemia di AIDS, mentre HIV 2 è confinato pressoché esclusivamente in una piccola zona dell'Africa. Il virus è caratterizzato dalla presenza di un involucro esterno composto da una membrana (envelope) di glicoproteine (gp 120, gp 41), da proteine del nucleo (core) virale (p 24) e, più internamente, dalla presenza di un enzima, la trascrittasi inversa, che ha la capacità di integrarsi nel corredo genetico dei linfociti dell’ospite. Tale enzima ha il compito di trascrivere l'RNA (acido ribonucleico) in DNA (acido desossiribonucleico), operazione inversa a quella che si verifica normalmente in biologia, dove il flusso dell'informazione passa dal DNA all’RNA. Nell’uomo il virus attacca principalmente i linfociti T-helper (CD4+), provocando in essi gravi alterazioni. Dato che questi linfociti sono deputati a svolgere un’indispensabile azione di stimolo su tutto il sistema immunitario, la loro lesione provoca una persistente e grave deficienza delle difese immunitarie, rendendo il soggetto vulnerabile ad una grande varietà di malattie infettive, di parassitosi e di tumori nei confronti dei quali la maggior parte delle persone immunocompetenti è resistente. Malattie opportunistiche HIV - correlate Le malattie opportunistiche sono quindi infezioni causate da germi che in una persona sana non provocherebbero la malattia ma che hanno invece il sopravvento in una situazione di immunodeficienza. Le infezioni opportunistiche costituiscono la più importante complicanza della grave immunodepressione indotta dall’infezione da HIV. La loro comparsa è in funzione del numero di linfociti CD4+ circolanti ed è inversamente correlata a questo (fig. 1).

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