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La terapia del carcinoma polmonare non a piccole cellule e le aspettative del futuro

Informazioni tesi

  Autore: Fiorela Pelini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Farmacia
  Corso: Farmacia
  Relatore: Pompeo Volpe
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 44

I tumori rappresentano attualmente, dopo gli infarti cardiaci, una delle maggiori cause di mortalità. Ci sono 1,2 milioni di nuovi casi di cancro al polmone ogni anno nel mondo e circa il 75-85% di questi sono NSCLC. Il carcinoma polmonare è il big killer per eccellenza, il più diffuso e mortale, con oltre un milione e seicentomila nuove diagnosi ogni anno ed una mortalità che raggiunge il 18% del totale oncologico (la causa principale, nel 13% dei casi, lo ricordiamo, è il tabagismo). 10% dei casi con NSCLC hanno una mutazione nel gene responsabile della produzione EGFR, e perciò questo recettore è un obiettivo terapeutico nel tumore NSCLC. [18] [35]
EGFR è una delle proteine più frequentemente sovra espresse in vari tumori, compreso il cancro ai polmoni, e attraverso segnalazione di questo recettore è stato conosciuto come causa della progressione del tumore così come la resistenza a diversi trattamenti. Sia l'iperespressione di EGFR che le mutazioni attivanti il dominio tirosin-chinasi del gene EGFR porta all'attivazione di EGFR e quindi alla crescita e progressione del tumore. Tre quarti dei pazienti con la mutazione del EGFR rispondono bene alla terapia targeting con TKIs per EGFR o con anticorpi monoclonali ed in un primo momento possono essere aiutati da questo trattamento, ma anche qui alla fine il cancro diventa sempre resistente alla terapia. [18]
Allora bisogna cercare di aumentare la potenza dei anti-EGFR in modo da lottare contro il cancro e le resistenze che genera contro i TKIs. Per questo motivo, la cura delle neoplasie maligne è diventata oggi una priorità nel settore sanitario ed è oggetto di molti progetti di ricerca.
In Italia, numerosi laboratori di biologia molecolare sono in grado di effettuare il test per la ricerca della mutazione EGFR e oggi un programma denominato EGFR FASTnet consente anche ai pazienti assistiti in Centri non dotati di laboratori adeguati di avvalersi di questa diagnosi molecolare e, se positivi al test, della terapia più efficace.
I farmaci antitumorali dell’ultima generazione sono ad azione non tossica per il DNA delle cellule (come sono i chemioterapici), perché la loro azione contro la crescita delle cellule tumorali è molto più mirata, a specifici “target” molecolari, che sono alcune molecole poste sulla superficie delle cellule e ne determinano lo sviluppo e la crescita. Alcuni limitano l’irrorazione sanguigna delle cellule tumorali (se non adeguatamente vascolarizzato, il cancro muore), altri invece agendo all’interno della cellula tumorale, bloccano la trasmissione dei segnali che ne regolano la divisione.
Questi nuovi farmaci « intelligenti» vengono già impiegati per curare varie forme di cancro (come i vari Iressa® gefitinib, Tarceva® erlotinib, Avastin® bevacizumab , Erbitux® cetuximab…) ma sono molti di più quelli che si affacciano ma adesso soltanto all’uso clinico. I loro effetti collaterali sono limitati rispetto a quelli della chemioterapia.
Tuttavia, spesso, si ricorre all’associazione di questi farmaci con la chemioterapia tradizionale, in modo da ottenere i migliori risultati terapeutici. Quindi si è cercato di testare l'efficacia terapeutica del trattamento del SNCLC con farmaci in combinazione con sistemi molecolari in grado di indirizzare il farmaco preferenzialmente verso il bersaglio per esempio, insieme ai agenti inibitori TKIs di EGFR o ad un' anticorpo monoclonale associare un RNA interference, cioè siRNA specifico per EGFR che inibisce significativamente mRNA di EGFR e quindi l'espressione della proteina, inibendo di conseguenza la proliferazione cellulare delle cellule tumorali. [18]
Per questa ragione, vi sono sono molte potenzialità e tantissime aspettative in questo settore di frontiera.

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3.3 Chemioterapia La chemioterapia è la branca della farmacologia che consiste nella somministrazione dei farmaci allo scopo di distruggere gli agenti eziologici delle malattie infettive in modo il più possibile mirato e selettivo, cioè capaci di distruggere le cellule tumorali impedendo la divisione e riproduzione di essa. E' l'arma essenziale per il trattamento del NSCLC. I farmaci chemioterapici attivi nel carcinoma polmonare sono molteplici e possono essere somministrati in combinazione fra loro o in alcuni casi singolarmente. Si cerca di sviluppare protocolli da trattamento in grado di ottenere il maggior numero di sopravvivenza libera da malattia, con la minore tossicità possibile. (I pazienti liberi da malattia sono quelli che dopo una risposta completa hanno una sopravvivenza libera da malattia di almeno tre anni). Farmaci chemioterapici sono: antibiotici, antivirali, antiprotozooari, antimicotici ed altri ancora (chemioterapici antimicrobici). La chemioterapia rappresenta, fino ad oggi, l'unica modalità terapeutica utilizzabile in pazienti con malattia metastatizzata, anche se notoriamente il carcinoma non a piccole cellule è poco responsivo a tale trattamento. Le ragioni della scarsa efficacia dei farmaci antiblastici sono molteplici e vanno ricercate da una parte nella modesta attività antitumorale dei farmaci attualmente esistenti, e dall'altra, nell'evidente influenza sulla risposta e sulla sopravvivenza, di un complesso di fattori quali: “performance status”, gradi di estensione e diffusione del tumore, tipo istologico ed età del paziente. Poiché tali farmaci si diffondono attraverso il sangue, essi sono in grado di raggiungere le cellule tumorali in qualsiasi parte del corpo: purtroppo possono compromettere anche le cellule sane dell’organismo (bulbi piliferi, mucose, midollo osseo), causando talvolta spiacevoli effetti collaterali, solitamente a carattere temporaneo. La modalità più diffusa di somministrazione dei farmaci usati è per iniezione in vena, mentre meno frequente è la somministrazione per bocca e per iniezione intramuscolare o sottocute. Fra gli effetti collaterali più comuni che si verificano durante i periodi di trattamento chemioterapico vi sono la caduta dei capelli, nausea, vomito, astenia, perdita dell'appetito, stipsi o diarrea, stomatite, alitosi, neuropatia periferica, formicolii, anemia, piastrinopenia ecc. Le risposte sono comunque decisamente individuali. L'adenocarcinoma sembra essere il tumore polmonare più chemiosensibile seguito dal carcinoma 16

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