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L'efficacia dei soldati in combattimento: motivazioni e morale dell'esercito italiano nelle due guerre mondiali

Informazioni tesi

  Autore: Domenico Silvestro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Stefano Cavazza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 190

L'oggetto di studio di questa tesi è il “fattore umano” di un esercito, il quale è stato analizzato nel tentativo di identificare gli elementi principali che caratterizzano l'efficienza dei soldati in combattimento. Per poter realizzare l'obiettivo è parso necessario mettere a confronto l'evoluzione storica della guerra con la riflessione sulle motivazioni al combattimento generata dall'esperienza storica. Per questa ragione è stato scelto un case study che è stato ricostruito attraverso i suoi analisti coevi nei due conflitti più importanti del Novecento: le due guerre mondiali. Il caso scelto è stato quello dell'Italia, il cui esercito è stato spesso considerato tra i meno efficienti del secolo. Si è partiti, infatti dall'analisi dell'esperienza delle truppe italiane nella Prima Guerra Mondiale, delineando i fattori chiave per l'interpretazione dell'aspetto morale dell'esercito e cercando di comprendere come eventuali scelte organizzative potessero influenzare le motivazioni dei soldati e la loro efficienza in trincea. Lo studio è proseguito con la descrizione degli elementi di impreparazione che portarono l'esercito italiano ad un pessimo rendimento nella Seconda Guerra Mondiale, attribuibile a problemi di innovazione tecnologica, ma anche a scelte inadeguate da parte della leadership militare. A partire da quanto emerso nel case study, si sono poi analizzati in maniera approfondita i vari fattori identificati come maggiormente influenti sull'aspetto morale delle truppe, cercando di descriverne le caratteristiche ed individuare le modalità con cui essi condizionano l' efficienza in combattimento dei soldati.

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INTRODUZIONE La guerra, secondo quanto afferma l'ex ufficiale dell'esercito inglese Rupert Smith, non può essere semplicisticamente considerata come una conseguenza dell'innato istinto di competizione insito nella natura umana. L'istinto infatti, quando si parla di guerra, lascia il posto alla razionalità, all'organizzazione, alla divisione del lavoro ed alla coordinazione mirata a sconfiggere il nemico, allontanando l'idea di “lotta animalesca” e portando a considerare questo fenomeno una vera e propria specializzazione dell'essere umano 1 . Il modo di fare la guerra si è evoluto nella storia, progredendo negli anni ed utilizzando sempre nuovi mezzi e nuove tecniche per facilitare la vittoria sul nemico. Nonostante gli sviluppi tecnologici e la creazione di armi sempre più sofisticate, a rimanere costante nelle varie guerre è l'essere umano, il vero protagonista dei conflitti nella storia a prescindere dagli strumenti utilizzati. Ancora oggi, infatti, a fare la differenza sui campi di battaglia è il “fattore umano”, unica discriminante da considerare a parità di armi utilizzate e sviluppo tecnologico. Per “fattore umano” si intende la qualità dei soldati, le loro capacità di essere efficienti sul campo di battaglia e di riuscire ad uccidere il nemico senza subire ripercussioni dal punto di vista fisico e psicologico. E' proprio il “fattore umano”di un esercito l'oggetto di studio di questa tesi, che mira ad identificare gli elementi principali che caratterizzano l'efficienza dei soldati in combattimento. Per poter realizzare l'obiettivo è parso necessario mettere a confronto l'evoluzione storica del combattimento con la riflessione sulle motivazioni al combattimento generata dall'esperienza storica. Per questa ragione è stato scelto un case study che è stato ricostruito attraverso i suoi analisti coevi nei due conflitti più importanti del Novecento: le due guerre mondiali. Il caso scelto è stato quello dell'Italia, il cui esercito è stato spesso considerato tra i meno efficienti del secolo. L'efficienza dei soldati in combattimento è stato argomento molto discusso sia in Italia che all'estero, attraverso analisi attente dei conflitti più importanti del XX secolo: a partire dalla guerra russo-giapponese, in cui i nipponici riuscirono ad avere la meglio nonostante la sproporzione numerica, passando per le due guerre mondiali, fino ad arrivare a conflitti come la guerra in Vietnam e quella delle Falkland/ Malvinas. In tutti questi studi è 1 Rupert Smith, L'arte della guerra nel mondo contemporaneo, Bologna, Il Mulino, 2009, p. 22 3

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