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Consumo dell’olio di palma e relazione con il rischio di malattie cardiovascolari - Studio di Meta-analisi su trial clinici di intervento dietetico

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Franchin
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Statistiche
  Corso: Statistica, Economia e Impresa
  Relatore: Ignazio Drudi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

Questo lavoro ha lo scopo di verificare se esistano evidenze empiriche che suffraghino la correlazione tra il consumo dell’olio di palma e il rischio di malattie cardiovascolari, attraverso una meta-analisi di 24 studi di intervento dietetico.
Poiché gli studi considerati includevano vari interventi dietetici, impiegando più tipi di oli e grassi animali e vegetali, per poterne utilizzare il maggior numero l’olio di palma è stato raffrontato con i principali acidi grassi di cui essi sono composti: MUFAs (acidi grassi monoinsaturi), PUFAs (acidi grassi polinsaturi), Acidi grassi trans, Acido Stearico, Acido Laurico e Miristico e Acido Beenico.
In definitiva, l’utilizzo dei MUFAs sembra preferibile in quanto produce significativi miglioramenti nei marcatori considerando il totale degli studi, ma se si considerano alcuni parametri specifici, quali età, livello di grassi e durata di intervento, la significatività di questi effetti scompare. Per quanto concerne invece l’utilizzo dei PUFAs, non ci sono prove evidenti che esso apporti significative variazioni nella salute di un soggetto, sia considerando tutti gli studi presi in esame, sia considerando i diversi parametri. Per quanto riguarda il confronto tra l’olio di palma e gli acidi grassi trans, tutti i marcatori significativi sono a favore del primo, mentre infine i confronti con l’acido stearico, l’acido laurico e miristico e l’acido beenico non hanno portato a cambiamenti significativi in nessuno dei marcatori.
In conclusione, in base agli studi analizzati, non ci sono evidenze empiriche che l’olio di palma sia un ingrediente nocivo e correlato al rischio di aumento delle malattie cardiovascolari.
I risultati a cui si è giunti con il presente lavoro evidenziano tuttavia come sia necessario approfondire la questione, ampliando il numero degli studi, e tendendo conto non solo del risultato complessivo, ma anche dei diversi parametri che possono influenzare tali risultati.

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1 1. Introduzione 1.1. Olio di Palma: perché se ne parla. Il 13 dicembre 2014 è entrato effettivamente in vigore il regolamento UE 1169/2011, che stabiliva le nuove norme alle quali le aziende dovevano adeguarsi per quanto riguarda le informazioni che dovevano essere riportate sulle etichette dei prodotti alimentari. Principalmente, in sostituzione delle diciture generiche “oli vegetali” e “grassi vegetali”, dovevano essere dichiarati specificamente gli ingredienti utilizzati. Questo fatto ha provocato un allarmismo generale, sostenuto dai mass media, in relazione soprattutto all’utilizzo dell’olio di palma, ingrediente che si trova nella maggior parte dei prodotti alimentari, in particolare nei prodotti dolciari. Da quel momento in Italia ha iniziato a diffondersi una sorta di isteria collettiva, rafforzata da una massiccia campagna d’informazione finalizzata al boicottaggio del prodotto, la quale sosteneva che si trattasse di un alimento tossico, nocivo per la salute umana e responsabile di predisporre alle malattie cardiovascolari. Tale campagna ha condizionato le scelte alimentari di molte famiglie, tanto da condurre diverse aziende ad allinearsi al fronte dei consumatori ed eliminare dai propri prodotti l’ingrediente considerato “tossico” sostituendolo con il burro, con l’olio di oliva o con l’olio di semi di girasole. Firme del calibro di Misura, Esselunga, Gentilini e Coop hanno fatto un vanto dello slogan “Senza Olio di Palma” pubblicizzato nelle confezioni dei loro prodotti. Recentemente, nel maggio 2016, è stato pubblicato uno rapporto dell’EFSA che ha ulteriormente portato aziende e movimenti vari a scagliarsi contro l’olio di palma. Il rapporto riguarda i cosiddetti “contaminanti da processo”, sostanze che si formano durante la lavorazione delle margarine e degli oli vegetali quando si utilizzano alte temperature per raffinarli. Al termine del processo di raffinazione questo gruppo di molecole indesiderato rimane all’interno del grasso vegetale lavorato e finisce quindi negli alimenti nei quali viene utilizzato. Questo rapporto di 159 pagine è in realtà indirizzato ai tecnici della Commissione europea e, per ora, non al pubblico che non

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