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La Vocational Identity: un intervento di career counselling in due scuole napoletane

Questo lavoro di tesi tratta della vocational identity nelle giovani generazioni e i diversi approcci che un professionista che lavora nel campo dell’ intervento sulla carriera e orientamento professionale può utilizzare per sostenere e aiutare un utente. In particolare si concentra sugli approcci narrativi e sull’intervento che segue il paradigma del Life Design. L'obiettivodel lavoro, soprattutto nella seconda parte dedicata ad un progetto di orientamento, è stata capire, all’interno dell'attuale contesto storico e socio-culturale gli adolescenti dove si posizionano e quali sono le loro aspirazioni lavorative.
La vocational identity è stata definita da Skorikov come la percezione che l’individuo ha di sé stesso come lavoratore e rappresenta uno degli aspetti più importanti nel complessivo senso di identità dell’individuo, tanto che Schwartz (2011) sostiene sia addirittura il cuore, l’elemento centrale. La vocational identity rappresenta una componente critica nella fase adolescenziale e nel periodo di transizione verso l’età adulta, dove è un compito di sviluppo importante. La vocational identity, oltre ad un compito di sviluppo, rappresenta anche un meccanismo di controllo sullo sviluppo della propria carriera permettendo all’individuo di prendere decisioni che riguardano la carriera in modo logico e sistematico. Senza un’identità vocazionale chiara e forte, gli individui non sarebbero in grado di fare scelte di carriere appropriate, inoltre essa è un fattore predittivo sia della futura realizzazione professionale sia della riabilitazione professionale nel momento in cui è necessario ristabilire il ruolo del lavoratore. Un'altra importante funzione della vocational identity è quella di fornire alla persona un senso di direzione e significato e di stabilire gli obiettivi del lavoro e l’autovalutazione.
Nel corso della tesi sono stati analizzati il tema dell'identità narrativa, costrutto significativo per il paradigma del Life Design, approccio di intervento e orientamento alla carriera.
L’ultimo capitolo del lavoro di tesi è stata dedicato ad un progetto di orientamento al futuro rivolto a studenti di due scuole. Questo progetto nasce dall’analisi del contesto e dallo studio della letteratura sul tema, da cui si evince che gli studenti italiani, alla fine della scuola media superiore, si trovano ancora in una fase di moratoria e/o diffusione, come sottolineato dal costrutto di Livi Bacci (2008) “delay syndrome”, che definisce il ritardo nella transizione verso l’età adulta. In tale cornice, si fanno strada nuove forme di carriera come la boundaryless career (Arthur e Rousseau, 1996) che vede la carriera come un percorso imprevedibile che si realizza su più organizzazioni (Fraccaroli, 2005) e la protean career di Hall (2004)che vede il percorso di carriera gestito in maniera poliedrica e proattiva da parte dell’individuo e richiede grande mobilità (Hall, 2004). In particolare nel lavoro di tesi è stata portata avanti un'analisi del contenuto delle narrazioni create da parte degli studenti. La traccia data come input è stata costruita sulla base dell’intervista narrativa proposta da Young e coll. Secondo il nostro punto di vista, la narrazione del Sé rappresenta una delle modalità privilegiate per i soggetti di conferire significato alle proprie esperienze di cambiamento, ridefinendo la propria identità. Allo stesso modo, il soggetto, in questo caso gli studenti che si avvicinano ad una scelta importante per il proprio futuro, ha la possibilità di guardare l’esperienza della futura transizione come una nuova rottura della canonicità e quindi di dare nuovo significato a quanto gli sta accadendo o gli accadrà. Tale approccio all’identità può essere inteso come un processo di costruzione del Sé attraverso la narrazione autobiografica. Quest’ultima sembra costituire, perciò, un oggetto e al contempo una via di accesso, uno strumento per comprendere la natura, la profondità e il significato delle esperienze legate alla transizione e all’adattamento ai nuovi contesti di formazione e di relazioni interpersonali (Josselson e Lieblich, 1993). In tal senso, la narrazione autobiografica di uno specifico segmento della storia di vita è parsa lo strumento privilegiato attraverso il quale potere cogliere i processi di attribuzione di significato, da parte degli studenti liceali agli eventi che caratterizzano un turning point per loro significativo e quindi anche alla propria identità (Bruner, 1995).

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2 1. Il pensiero narrativo La narrazione della storia personale svolge un ruolo importante nello sviluppo del sé e dell’identità personale (McAdams, 1996). Il legame tra l’idea di un sé che racconta delle storie dove la costruzione dello stesso sé ne costituisce la parte importante, che viene identificata come sé narratore, (Shafer, 1981; Spence, 1982; Neisser, Fivush, 1994) e la psicologia dello sviluppo deriva da Bruner (1986), il quale ha concettualizzato il costrutto di pensiero narrativo. Il costrutto di pensiero narrativo si basa sul presupposto secondo cui l’individuo è naturalmente orientato a dare significato e coerenza alla propria vita, attraverso la costruzione di racconti interiorizzati e in continua evoluzione. In tale concetto teorico, attività fondamentale per un individuo, radicato in un sistema simbolico-culturale che lo definisce e che egli contribuisce a definire, è la ricerca di significato. In un processo di continua costruzione e ricostruzione dei significati, che avviene attraverso il racconto e la negoziazione delle esperienze, il significato non è un qualcosa di dato una volta per tutte ma viene continuamente scoperto e costruito nel contesto. Questo è di fondamentale importanza per Bruner (1995), esso insieme alla costruzione e fruizione del significato comporta l’attivazione di processi di espressione, manifestazione e racconto (Aleni Sestito, 2004). Il pensiero narrativo o sintagmatico si distingue dal pensiero paradigmatico (o logico scientifico) che ha caratteristiche tipiche del ragionamento scientifico- matematico (Bruner, 1988). Per ben spiegare le differenze sostanziali tra questi due tipi di pensiero, Bruner (1962) usa la metafora della mano destra e della mano sinistra. Egli sostiene che la prima sia simile al pensiero paradigmatico, cioè logico e razionale, mentre la seconda sia come il pensiero narrativo, più aperto e creativo. Essendo quest’ultimo deputato alla creazione e quindi alla narrazione soggettiva non è soggetto alla prova e alla verifica empirica, ma la sua accettabilità è data dalla necessità narrativa (Aleni Sestito, 2004). Esso dà luogo alla produzione di racconti, miti e storie, i contenuti sono essenzialmente sociali, i protagonisti esseri umani o umanizzati, con i loro specifici sentimenti, emozioni e motivazioni. Si può parlare di un linguaggio ideografico e sintagmatico, cioè orizzontale (Aleni Sestito, 2004).

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Jessica Tomasetta Contatta »

Composta da 139 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.