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Lo Spazio Costituzionale del Segreto di Stato: Segreto di Stato e Libertà di Manifestazione del Pensiero

Informazioni tesi

  Autore: Eddy Russo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Sergio Gerotto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

Il drammatico ripresentarsi della minaccia terroristica internazionale ha costretto gli Stati a ridefinire i propri assetti difensivi. La sicurezza dello Stato è una tra le colonne portanti di ogni ordinamento democratico; a tal fine, gli strumenti a disposizione sono molteplici, condivisibili o meno.
In Italia, strumento concreto per soddisfare le esigenze di sicurezza della Repubblica, è il “segreto di Stato”. Espediente già noto e largamente impiegato in epoca romana, il segreto di Stato è tutt’ora un istituto cardine del nostro ordinamento, e si considera quale prerogativa imprescindibile e vitale per garantirne la sopravvivenza. Ciò nonostante esso ha conosciuto una tribolata evoluzione normativa, per la presenza di alcuni dubbi profili sulla sua legittimità costituzionale.
Oggetto di questo scritto è il segreto di Stato, inteso come strumento posto a difesa dell’integrità della Repubblica e del suo ordine costituzionale; dopo aver ripercorso le principali tappe normative che hanno contribuito a definirne la disciplina, si cercherà di giustificarne un legittimo collocamento entro i parametri costituzionali di uno Stato democratico, alla luce degli incerti profili anzidetti. Quindi si entrerà inevitabilmente nel merito di una questione tanto dibattuta quanto contemporanea, concernente l’instabile rapporto che intercorre tra l’istituto del segreto di Stato e i principi fondamentali del nostro ordinamento, i quali trovano tutela e garanzia nella Carta costituzionale.
La libertà fondamentale di manifestazione del pensiero, principio cardine delle moderne democrazie, sarà il termine di paragone prediletto per il raffronto. Il segreto di Stato è infatti un limite legittimo e implicitamente1 previsto dal Legislatore alla libertà di espressione, originando così una dicotomia difficilmente interpretabile, ovvero il conflitto tra principi costituzionalmente protetti quali la sicurezza dello Stato e la libertà di pensiero. La soluzione proposta dalla dottrina maggioritaria per ovviare alla collisione dei suddetti principi costituzionali è la tecnica del bilanciamento; si analizzerà l’importanza di questa tecnica risolutiva di giudizio, evidenziandone le discrepanze tra teoria e prassi. A tal proposito si analizzerà l’emblematica vicenda di Hassan Mustafa Osama Nasr, alias “Abu Omar”, con lo scopo di trasferire sul piano empirico quanto delineato da quello puramente teorico.
Così, si mostreranno ancor più manifesti quei profili incerti ed enigmatici che caratterizzano la disciplina del segreto di Stato e ne impediscono la definitiva cristallizzazione.

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  5   INTRODUZIONE Il drammatico ripresentarsi della minaccia terroristica internazionale ha costretto gli Stati a ridefinire i propri assetti difensivi. La sicurezza dello Stato è una tra le colonne portanti di ogni ordinamento democratico; a tal fine, gli strumenti a disposizione sono molteplici, condivisibili o meno. In Italia, strumento concreto per soddisfare le esigenze di sicurezza della Repubblica, è il “segreto di Stato”. Espediente già noto e largamente impiegato in epoca romana, il segreto di Stato è tutt’ora un istituto cardine del nostro ordinamento, e si considera quale prerogativa imprescindibile e vitale per garantirne la sopravvivenza. Ciò nonostante esso ha conosciuto una tribolata evoluzione normativa, per la presenza di alcuni dubbi profili sulla sua legittimità costituzionale. Oggetto di questo scritto è il segreto di Stato, inteso come strumento posto a difesa dell’integrità della Repubblica e del suo ordine costituzionale; dopo aver ripercorso le principali tappe normative che hanno contribuito a definirne la disciplina, si cercherà di giustificarne un legittimo collocamento entro i parametri costituzionali di uno Stato democratico, alla luce degli incerti profili anzidetti. Quindi si entrerà inevitabilmente nel merito di una questione tanto dibattuta quanto contemporanea, concernente l’instabile rapporto che intercorre tra l’istituto del segreto di Stato e i principi fondamentali del nostro ordinamento, i quali trovano tutela e garanzia nella Carta costituzionale. La libertà fondamentale di manifestazione del pensiero, principio cardine delle moderne democrazie, sarà il termine di paragone prediletto per il raffronto. Il segreto di Stato è infatti un limite legittimo e implicitamente 1 previsto dal Legislatore alla libertà di espressione, originando così una dicotomia difficilmente interpretabile, ovvero il conflitto tra principi costituzionalmente protetti quali la sicurezza dello Stato e la libertà di pensiero. La soluzione proposta dalla dottrina maggioritaria per ovviare alla collisione dei suddetti principi costituzionali è la                                                                                                                 1 Cfr. infra p. 29.

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