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"La luce di un ripensamento incessante": Raffaele La Capria, scrittore del poi

L'opera di Raffaele La Capria è anche un'opera su Raffaele La Capria. Iniziata nel 1952, la sua carriera può essere letta come un testo unico al cui interno sussistono legami, allusioni, evocazioni che costituiscono un lavoro organico composto da testi in dialogo fra loro. Tra il 1952 e il 1973, La Capria ha scritto tre romanzi, raggiungendo la fama col capolavoro "Ferito a morte", il romanzo sperimentale, memore delle esperienze moderniste del Novecento, nonché il testo da cui si genera ogni testo di La Capria. Dopo il 1979 e fino ai primi anni del 2000, l'opera di La Capria riflette sul fallimento della forma-romanzo e sceglie una via saggistica alla narrativa, dedicando pagine molto importanti alla letteratura e alla società (soprattutto riflessioni su Napoli, città natale), al senso comune e alla memoria, ricercando una naturalezza negata dalla complessità dei suoi romanzi precedente. Negli ultimi dieci anni, La Capria è tornato al romanzo con una spinta autobiografica. Il lavoro che ho svolto intende ragionare sull'opera di uno scrittore conosciuto più per il suo personaggio "mondano" (Dudù La Capria, calco del Jep Gambardella de "La grande bellezza") che per la sua stratificata, complessa, tormentata opera, con l'aiuto anche delle pagine autoriflessive che lo scrittore ha scritto sulle motivazioni che hanno sotteso il suo lavoro.

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5 Prime false partenze fino a Un giorno d’impazienza Io lavoro sempre a un unico libro, e a questo libro sempre ritorno. Tutto quello che ho scritto, almeno le cose maggiori, e certamente anche le post-fazioni, fanno parte di quest’unico libro. Raffaele La Capria 1 1.1.L’apprendista scrittore: “uomo” e “personaggio” in Una lettera del ’43 Intraprendere uno studio sull’opera di Raffaele La Capria sottopone al rischio di intraprendere uno studio su Raffaele La Capria? Per meglio dire, pone il dubbio se l’opera di La Capria sia un’opera su La Capria? Cedere alla tentazione di «spiegare La Capria con La Capria» 2 è un’operazione intrigante almeno quanto è ardito proporre interpretazioni dei testi non allineate alle versioni ufficiali. Le molteplici suggestioni della sua opera non hanno goduto della bibliografia critica che avrebbero meritato, se non da parte di alcuni studiosi che l’hanno seguita con costanza e ammirazione, tra i quali sono da citare almeno Silvio Perrella, curatore dei due Meridiani a lui dedicati a distanza di dieci anni (il primo, edito nel 2003, in occasione degli ottant’anni dello scrittore; il secondo, un decennio piø tardi, suddiviso in due volumi, sottolineando la fertilità creativa della fase piø recente della sua carriera); Alfonso Berardinelli, che ne celebra spesso la singolarità nel panorama nazionale e la scelta saggistica del periodo piø recente nell’epoca della congestione del genere-romanzo 3 ; e Goffredo Fofi, conclamato ammiratore della peculiarità dello scrittore napoletano, quello «“stile dell’anatra”, lo stile della leggerezza che non si vede e che è il piø difficile da costruire, e della sua condivisibile impazienza […], dei suoi “umori e malumori”» 4 . Da par suo, quale loquace, generoso e severo «esploratore delle proprie intenzioni» che sviscera «ciò che si ha in mente 1 Elisabetta Rasy, Un unico libro, “Panorama”, 22 maggio 1988, in La Capria, Me visto da lui stesso, op. cit., p. 50. 2 Eugenia Roccella, in 9 modi di leggere “Ferito a morte” di Raffaele La Capria: antologia di giudizi critici, Fausto Fiorentino editore, Napoli 1998, p. 81. 3 Cfr. Alfonso Berardinelli, Non incoraggiate il romanzo, Marsilio, Venezia 2011. Riferendosi alla produzione contemporanea, dominata da una logica industriale e commerciale, il critico parla dell’inesistenza del “Romanzo” e della massiccia presenza di “romanzi” e “romanzieri”. Accanto alle esperienze di Franco Cordelli e Walter Siti, il caso di La Capria, che ha abbandonato il genere romanzo nella sua forma classica, è considerato singolare e interessante per la scelta di mostrarsi al mondo con una semplicità espressiva atta a comprenderne la molteplicità nell’ambito di una saggistica narrativa che s’alimenta anche della prospettiva autobiografica. 4 Goffredo Fofi, Uno dei nostri, in “Internazionale”, 6 novembre 2004 [http://www.internazionale.it/opinione/goffredo-fofi/2013/11/06/uno-dei-nostri (ultima consultazione: 19 giugno 2016)].

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere

Autore: Lorenzo Ciofani Contatta »

Composta da 156 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 101 click dal 12/12/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.