Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'opera letteraria di Cristina Campo

Cristina Campo, senhal di Vittoria Guerrini, nacque a Bologna il 28 aprile 1923. Al periodo dell'infanzia risale l'incontro con l'universo sapienziale della fiaba, determinante per la sua formazione letteraria e intellettuale. Trascorse gli anni formativi a Firenze, e dal 1955 fine alla morte (1977) ha vissuto a Roma. Durante la sua breve e umbratile vita, rimase sempre estranea alle polemiche che tormentavano la società letteraria del tempo. Il suo modello di scrittore ideale era “Lo scrittore indifferente al lettore”, e garante per l'uomo della “dimensione del sacro”. Alle tappe fondamentali del suo itinerario spirituale e intellettuale è dedicato il cap. 1 della presente tesi. A dieci anni di distanza dalla sua morte è iniziata la raccolta postuma della sua opera da parte della casa editrice Adelphi. Gli imperdonabili (1987) e Sotto falso nome (1998) raccolgono gli scritti saggistici di C. C. tra cui i volumetti Fiaba e mistero (1962) e Il flauto e il tappeto (1971), e altri sparsi su rivista e poco noti. La Tigre Assenza (1990) raccoglie le poesie, in tutto trenta componimenti, e le traduzioni poetiche: J. Donne, Eliot, Williams, Dickinson, Juan De la Cruz, ecc. Poesie e traduzioni costruiscono, nello spirito di C. Campo, un ideale Libro degli amici di hofmannsthalliana memoria. L'attenzione alla realtà oggettiva, l'amore per la concretezza e per il “simbolo” è il filo che unisce nella poesia di C. C. “tradizione” e “talento individuale”e che accomuna fra loro gli autori da lei prediletti. “Ci occorre sempre un simbolo concreto per afferrare un'idea come si afferra un pezzo di pane” , tale è la lezione che la Campo trae dalla Commedia e dai testi biblici, dai miti e dalle fiabe. L'analisi, nel capitolo secondo, di alcuni versi e varianti ha portato a galla una trama fitta di richiami memoriali, soprattutto a Eliot, vero nume tutelare della poesia del primo tempo, ma non solo. In vita pubblicò 11 componimenti nel volumetto Passo d'addio (1956), e, dopo diversi anni di silenzio, altri componimenti, veri e propri poemetti sacri, vennero pubblicati su “Conoscenza religiosa”; questi ultimi segnano un nuovo modo di poetare, un “secondo tempo” della poesia di C. Campo, in cui si ha la “prevalenza del rito”, e l'approdo definitivo alla terra spirituale. L'opera letteraria di C. C. vive in simbiosi con il suo lavoro di traduttrice, tra le stelle polari che guidano la sua opera saggistica spiccano soprattutto S. Weil e Hofmannsthal (si pensi al concetto weiliano di “Attenzione”). I saggi di C. C. (argomento del cap.3) parlano fondamentalmente di Giustizia, Verità e Bellezza, tutti gli altri motivi (fiaba, mistero, poesia, liturgia, linguaggio, ecc.) gravitano attorno a questi nuclei tematici. Essi nascono dal felice connubio tra l'autàrkeia o indipendenza dalla cultura ufficiale e il suo lavoro di traduttrice. Letture e traduzioni si tendono la mano, simili a “giustapposizioni geologiche” che C. C. portò allo “splendore del minerale perfetto”. Il bisogno della garanzia verticale dell'uomo che l'Occidente ha perso (secondo C. C. a partire dal Concilio Vaticano II), la difesa dei valori spirituali dell'uomo soffocati all'esterno dal materialismo moderno fu uno dei motivi che condivise con Elèmire Zolla. A Cristina Campo”piaceva avere corrispondenza non certo pubblicità” e ricca di corrispondenza fu infatti la sua vita. Della sua opera epistolare ricordiamo: Lettere a un amico lontano (Scheiwiller, 1989); “L'infinito nel finito” (Via del Vento Edizioni, 1998); Lettere a Mita, (Adelphi, 1998); di prossima pubblicazione sono le lettere indirizzate al poeta statunitense William Carlos Williams.

Mostra/Nascondi contenuto.
Capitolo Primo IL CASO CRISTINA CAMPO I.1. Xenìteia 1 “Quando sono in qualche luogo io insozzo il silenzio del cielo e della terra col respiro e col battito del mio cuore” 2 Vittoria Guerrini, in arte Cristina Campo, “nome artificiale e connaturato a cui non va associato l'attributo impoverente e generico di scrittrice” 3 , ha vissuto la sua breve e umbratile vita nella stagione letteraria del dopoguerra e del boom economico fino agli anni settanta. Un arco di tempo che va, per usare gli -ismi delle storie letterarie, dal neorealismo postbellico, allo sperimentalismo degli anni cinquanta, fino alle neoavanguardie degli anni sessanta-settanta a cui ha posto fine un vero e proprio eclettismo babelico delle poetiche. "Anacoreta" 1 E' l'esilio volontario. Può anche essere xenìteia nel mondo, esilio spirituale in mezzo a una folla . Vivere nel mondo “come un uomo che non esiste”. V. appendice a Detti e fatti dei Padri del deserto, Milano, Rusconi, 1994, p. 274. 2 Simone Weil, L'ombra e la grazia, Milano, 1985, p. 54. 3 Guido Ceronetti, Cristina, Prefazione a, Gli imperdonabili, Milano, Adelphi, 1987, p. XIII.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Sandra Di Vito Contatta »

Composta da 206 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3263 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.