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Aquatic Speech Therapy: Setting innovativo per il trattamento logopedico. Dall'analisi delle esperienze internazionali alla sperimentazione ed attuazione dell'approccio in Italia

Il logopedista ha il compito di rieducare patologie del linguaggio e della comunicazione che colpiscono bambini e adulti, al fine di portare il soggetto il più vicino possibile alla normalità, utilizzando metodiche ed accorgimenti adatti al caso.
Va ricordato che il linguaggio non è solo rappresentato dall’espressione verbale, ma anche e soprattutto da componenti come comprensione, pensiero, scrittura, lettura, comunicazione. Pertanto il logopedista nello svolgimento della propria professione, non deve limitarsi solamente a sviluppare e migliorare il versante espressivo ma anche il livello comunicativo e cognitivo poiché come afferma lo psicologo statunitense Paul Watzlawick, è impossibile non comunicare.
Questo lavoro nasce dall’idea di raccontare, approfondire e sperimentare alcuni aspetti di nostro interesse prendendo spunto dalla mia personale esperienza svolta nel corso di questi anni collaborando con un’associazione di ragazzi diversamente abili ( Associazione Straordinariamente Abili).
Questa collaborazione è nata circa quattro anni fa ancor prima di iniziare a frequentare la facoltà di Logopedia. L’associazione propone specifici pro-grammi ed interventi dove il punto di partenza per la consapevolezza di sé, è rappresentato dall’elemento acqua, che esplica la sua carica percettiva e sensoriale per il raggiungimento di numerosi obiettivi. Questo tipo di intervento viene svolto con tutte le diverse abilità.
L’aver svolto un anno alla facoltà di Scienze e tecniche delle attività motorie e sportive e l’aver conseguito il brevetto F.I.N. da istruttrice di nuoto, mi ha permesso di avvicinarmi ed entrare a far parte di questa bellissima realtà. Durante questi anni, ho approfondito con numerosi tirocini e corsi, tra cui uno specifico per interventi in acqua con persone diversamente abili.
Dopo la dovuta formazione, mi sono stati assegnati i primi casi che tutt’ora tratto. Opero con varie disabilità con interventi specifici e personalizzati per ogni persona. L’intervento è individuale con rapporto 1:1.
Il percorso di studi in logopedia mi ha aperto nuove prospettive ed idee che nel corso del tempo ho integrato con le mie conoscenze a riguardo. Ciò di qui parlerò nel mio percorso di tesi, è ciò che ho costruito e mi piacerebbe continuare ad approfondire.
L’idea è quella di sperimentare un approccio differente di fronte a numerose difficoltà presentate in diverse patologie, dimostrando come alcuni aspetti logopedici (linguistici, comunicativi, respiratori) possano essere raggiunti attraverso l’utilizzo di un setting nuovo e stimolante, l’ambiente acquatico, senza sostituire quello che è il tradizionale trattamento logopedico ma piuttosto integrandolo, laddove possa rappresentare una strategia o scorciatoia per il raggiungimento di determinati obiettivi.
I bambini diversamente abili intraprendono le terapie in precocissima età e le proseguono per molti anni, in alcuni casi per tutta la vita. Questo, può creare in molti di loro un forte calo di motivazione, indifferenza, insofferenza e perfino rifiuto delle terapie tradizionali.
Durante la quotidianità, gli sforzi logopedici sono continui. Basti pensare alla routine piena di attività di conversazione e scambi comunicativi destinate ad incrementare e potenziare il discorso e il linguaggio.
Proprio per questo, penso che a volte sia utile e diversivo utilizzare un cambiamento di scenario. Molti bambini si annoiano lavorando nel solito e abituale setting logopedico. Numerose sono le attività volte all’incremento della comunicazione che si possono trasportare in piscina. Effettuare la logopedia in acqua penso sia divertente e motivante per il bambino.
Questa modalità non tradizionale di riabilitazione può beneficiare bambini e adulti con disturbi che vanno da disabilità più gravi come lesioni post-traumatiche e neurologiche a disturbi del linguaggio o articolatori.
L’acqua fornisce un ambiente piacevole, socialmente accettabile e normalizzante; ciò è importante affinché i pazienti possano sentirsi integrati nella comunità e non separati da essa. L’acqua accorcia le distanze tra il concetto di bambini diversamente abili e non, tutti insieme in acqua provano momenti di uguaglianza.

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INTRODUZIONE “Non è possibile non comunicare, non esiste un non comportamento, l’attività o l’inattività, le parole e il silenzio hanno tutte valore di messaggio”. (P. Watzlawick, 1971) Il logopedista ha il compito di rieducare patologie del linguaggio e della comunicazione che colpiscono bambini e adulti, al fine di portare il sogget- to il più vicino possibile alla normalità, utilizzando metodiche ed accorgi- menti adatti al caso. Va ricordato che il linguaggio non è solo rappresentato dall’espressione verbale, ma anche e soprattutto da componenti come comprensione, pensie- ro, scrittura, lettura, comunicazione. Pertanto il logopedista nello svolgi- mento della propria professione, non deve limitarsi solamente a sviluppare e migliorare il versante espressivo ma anche il livello comunicativo e cogni- tivo poiché come afferma lo psicologo statunitense Paul Watzlawick, è im- possibile non comunicare. Questo lavoro nasce dall’idea di raccontare, approfondire e sperimentare al- cuni aspetti di nostro interesse prendendo spunto dalla mia personale espe- rienza svolta nel corso di questi anni collaborando con un’associazione di ragazzi diversamente abili ( Associazione Straordinariamente Abili). Questa collaborazione è nata circa quattro anni fa ancor prima di iniziare a frequentare la facoltà di Logopedia. L’associazione propone specifici pro- grammi ed interventi dove il punto di partenza per la consapevolezza di sé, è rappresentato dall’elemento acqua, che esplica la sua carica percettiva e

Laurea liv.I

Facoltà: Logopedia

Autore: Paola Alfarano Contatta »

Composta da 88 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 310 click dal 12/01/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.