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Riconoscimento dei volti nelle prime ore di vita: uno studio con s-LORETA

Il riconoscimento dei volti è una capacità del neonato. Il software s-LORETA tramite un'analisi del potenziali evocati con EEG ha permesso un primo sguardo su quelle aree del nostro cervello (amigdala, lobo temporale) che sembrano attivarsi durante una task di riconoscimento dei volti al computer in neonati di 4 ore in media di vita.
I neonati riconoscono un volto noto da uno sconosciuto e distinguono un volto da uno stimolo neutro.

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2 Introduzione “Chiunque si interessa alla natura umana è portato ad interrogarsi sulla vita soggettiva del lattante. Che tipo di esperienza fanno i neonati di se stessi e degli altri? Esistono fin dall’inizio un “Sé” o un “altro” o una qualche amalgama di entrambi?”(Stern, 1985, pp.1). Queste parole esprimono al meglio, alcuni dei motivi per cui esiste un vasto panorama di ricerche incentrate sullo studio del neonato e delle sue competenze sociali e cognitive. Il lavoro di ricerca oggetto di questa tesi, si inserisce nell’ambito delle ricerche che riguardano i neonati nelle primissime ore di vita, e si propone come obiettivo quello di studiare la capacità del neonato di riconoscere i volti. Il riconoscimento dei volti, si riferisce all’abilità di discriminare tra diversi esemplari di volti, riconoscendo un volto come familiare; questa abilità si giova delle capacità della memoria di riconoscimento e differisce dalla capacità percettiva di discriminare tra un volto e un non volto, mostrando una preferenza per il primo rispetto al secondo (Turati, 2006). L’ipotesi che il neonato sia capace di compiere precocemente questo tipo di apprendimento, è basata su una nuova visione del lattante, ossia quella di un “soggetto sociale”, e non più di un “oggetto”; il quale nasce con una predisposizione ad interagire e comunicare alle persone che lo circondano. I neonati umani hanno bisogno di interagire e richiamare l’attenzione di coloro che si prendono cura di loro, in modo da garantirsi l’attaccamento e la cura di codesti. Ed è verosimile che per farlo debbano anche avere la capacità di riconoscere le persone indispensabili per la sua sopravvivenza dagli estranei. Questa concezione del neonato, quale essere competente ha apportato una rivoluzione alla vecchia concezione del neonato come essere passivo che viene al mondo in uno stato di indifferenziazione, visione appartenente al modello Freudiano dell’Io (Freud, 1923). La stessa visione verrà condivisa anche da altri autori successivi, come Spitz (1965), il quale sosteneva che solo a tre mesi, l’insorgenza del sorriso sociale segnasse il passaggio ad una nuova organizzazione della psiche del neonato. Il quale diviene finalmente un essere attivo, tuttavia non ancora in grado di effettuare un riconoscimento selettivo del volto materno. Nel panorama scientifico odierno, il neonato grazie agli

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Angela Guadagno Contatta »

Composta da 67 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 440 click dal 16/01/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.