Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

I meccanismi di diversion: comparazione giuridica ed esperienza pratica

L'elaborato è il frutto di un lavoro di approfondimento e ricerca empirica di quasi due anni sui meccanismi di diversion, oggi contenuti nel DPR 22 settembre 1988, n. 488. Si tratta di un'attività sviluppata su un duplice fronte: da un lato, la comparazione giuridica operata nell'excursurs storico ha consentito di vedere come già nel mondo ebraico, mediante l'istituto del rib siano state gettate le basi agli sviluppi di una giustizia riparativa, misura e completamento della giustizia classica, o retributiva, che l'istituto del mishpat richiama. Essa diventa la chiave di volta su cui poggiano gli istituti cardine del processo minorile, in particolare, (la declaratoria di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto e la sospensione del processo con messa alla prova). Dall'altro lato, l'analisi del dato empirico, offerta dall'esperienza di tirocinio presso il Tribunale per i minorenni di Palermo ha consentito di comprendere come queste misure vadano sempre più valorizzate...

Mostra/Nascondi contenuto.
VII Introduzione Il presente elaborato compendia l’attività di studio e approfondimento da me svolta, negli ultimi due anni sui meccanismi di diversion, la cui disciplina è contenuta nel DPR. 22 settembre 1988, n. 448: la declaratoria di non luogo a procedere (art. 27) e la sospensione del processo con messa alla prova (art. 28). Il termine “diversion” indica appunto una “diversione” rispetto alle tradizionali “tappe” del processo ordinario; infatti, nel processo penale minorile l’interesse rieducativo è preminente rispetto a quello punitivo e viene realizzato mediante una fuoriuscita anticipata dai circuiti giudiziali tradizionali. Quanto più la risposta rieducativa riesce ad incardinarsi nelle fasi iniziali del procedimento, tanto più si possono ridurre gli inevitabili traumi che un procedimento penale innesca nella personalità in formazione dell’adolescente. Il disagio minorile e la crisi di ascolto sono le principali cause della devianza, come spesso evidenziato in ambito psicologico. L’interesse primario è dunque quello di recuperare il ruolo del minore come “protagonista del suo processo”. Per comprendere verso dove va la giustizia minorile odierna, appare comunque necessario volgere anche uno sguardo al passato e alle realtà presenti negli altri ordinamenti, oltre che analizzare la realtà che la prassi giudiziaria ci offre. Dopo un excursus storico sulle origini e gli sviluppi di questi meccanismi, dal probation dell’America di fine Ottocento, fino all’introduzione del DPR.448/88, analizzando anche le peculiari esperienze europee, ho voluto guardare oltre il modello giuridico “secolare” con cui normalmente ci si confronta, e vedere come, già nell’ordinamento ebraico, un antico istituto, il rîb, contrapposto all’ordinario modello del mishpat, si colloca come possibile antesignano della giustizia riparativa, ( o restorative justice) , su cui si fondano gli stessi modelli di diversion. Si tratta insomma, di un unico fil rouge che lega esperienze occidentali e giudaiche, anche sotto questo profilo, instaurando dinamiche comuni di intervento, “ciascuno a suo modo”. In questa ottica, nel terzo capitolo, si ritorna all’esperienza italiana, che ha elaborato - grazie all’apporto prezioso della psicologia giuridica e della giurisprudenza - i principi generali che animano il processo penale minorile,

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Mihaela Martorana Contatta »

Composta da 159 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 689 click dal 25/01/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.