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La coltivazione della canapa in Italia problematiche e prospettive

Nella tesi vengono sviluppate le problematiche e le prospettive possibili per la coltivazione della canapa o marijuana in Italia. La tematica è trattata dall'interno di una federazione volta a incentivarne la coltivazione viste l'enorme potenzialità.

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1 Introduzione 1.1 Breve descrizione della pianta Originaria dell’Asia centrale indicata in sanscrito con i termini bhanga, vi- jaya e ganjika la canapa e una delle piante meno impattanti. Pu o essere coltivata senza alcun impiego di diserbanti e insetticidi,ha minime esigenze di fertilizzanti e lascia nel terreno una buona dotazione di sostanza organ- ica, rappresentata in gran parte dell’apparato fogliare, oltre all’abbondante e profondo apparato radicale che pu o rinforzare il terreno contro l’erosione [1]. Le colture che seguono la canapa rispondono positivamente, producendo sensibilmente di pi u. In alcuni casi ad esempio il grano rende anche il 20 per cento in pi u rispetto ad una tradizionale rotazione con altre graminacee o bietola. I venti anni dedicati quasi esclusivamente a studiare questa pianta hanno consentito all’Italia di collezionare un catalogo di canapa selvatica e non, con pi u di 300 tipi diversi. Ha un ciclo di vita che pu o durare dai 3 ai 10 mesi a seconda della variet a e delle diverse condizioni ambientali. E’ una pianta dioica, esistono cio e individui con ori maschili ed altri con ori fem- minili; esiste tuttavia anche la pianta in versione ermafrodita detta quindi monoica [2]. La dierenziazione del sesso si pu o iniziare ad osservare in genere alla variet a solo dopo il primo mese; i maschi rilasciano nuvole di polline dai grappoli di ori che si trovano all’intersezione dei rami per raggiunge gli steli del ore femminile. Il maschio superata questa fase muore, la femmina porta a compimento la riproduzione, generando i semi. L’impollinazione e anemola (trasporto tramite il vento). Questo e il procedimento naturale di riproduzione della pianta; oggi giorno tuttavia sono stati creati genotipi femminizati direttamente in laboratorio. La pianta germina in primavera e orisce in estate inoltrata; le numerose variet a tuttavia germinano e or- iscono in periodi e con tempistiche a volte molto diverse anche a seconda dell’andamento climatico [3]. Il fusto alto e sottile, con la parte sommitale ricoperta di foglie, pu o in alcuni casi superare i 6 metri d’altezza [4]. La parte brosa del fusto si chiama "tiglio" e la parte legnosa "canapolo". Le foglie sono picciolate; ciascuna di esse e palmata, composta da 5 a 13 foglioline, a margine dentato-seghettato, con punte acuminate no a 15cm di lunghezza e 3 cm di larghezza [2]. E’ una della poche piante a produrre delle molecole note come cannabinoidi o comunque a produrne in quantit a rilevanti, oggigiorno attraverso l’ingegneria genetica si tenta di praticare degli innesti anche con altre piante [5] [6]. Il contenuto di metaboliti secondari vincola la tassonomia cio e la classicazione delle varie tipologie in due sottogruppi o chemiotipi a seconda dell’enzima preposto nella biosintesi dei cannabinoidi. Si distingue 4

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Giuseppe Cavallaro Contatta »

Composta da 91 pagine.

 

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