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Il diritto musulmano di famiglia con particolare riguardo ai Paesi Arabi del Nord Africa. Cenni di diritto successorio egiziano

Il diritto islamico è un corpus onnicomprensivo di tutti i comandamenti del Dio Allah che regolano ogni aspetto della vita del musulmano. Esso comprende sia le norme che riguardano il culto e i riti, sia le leggi politiche, sia le norme giuridiche in senso stretto, e costituisce la sintesi e il nucleo essenziale del pensiero islamico. La tradizione islamica è unanime nel riconoscere che la fonte suprema della legge islamica, il Corano, fu rivelata da Allah ad un uomo arabo, Maometto (Muhammad), tra il 622 ed il 632 d.C. Egli si presentò alla città araba della Mecca nelle vesti di riformatore religioso e reagì con forza contro i concittadini pagani che lo consideravano semplicemente un indovino. Per la sua autorevolezza, nel 622 d.C., fu chiamato a Medina come arbitro in controversie tribali e divenne il governatore-legislatore di una nuova società costituita su base religiosa: la comunità musulmana, detta umma, destinata a superare il tribalismo della società araba. La posizione di Profeta, che risaliva alle prime fasi della sua carriera a Medina e derivava dal grande potere politico e militare conseguito, diede a Maometto un’autorità ben maggiore rispetto a quella che avrebbe potuto essere rivendicata da un qualsiasi arbitro: egli divenne il “Profeta-Legislatore”. Esercitò però il proprio potere pressoché assoluto non all’interno, bensì al di fuori del sistema giuridico allora esistente: egli non fu un’autorità giuridica, ma religiosa, per i credenti e politica, per gli indifferenti alla fede. La legislazione di Maometto, il Corano, rappresentò una novità nel diritto dell’Arabia. Come Profeta, egli non aveva il compito di edificare un nuovo sistema giuridico, ma di insegnare agli uomini come comportarsi, che cosa fare e cosa evitare per poter superare il giorno del Giudizio e avere accesso al Paradiso. Questo è il motivo per cui l’islam, in genere, e il diritto musulmano, in particolare, costituiscono un insieme sistematico di doveri, nel quale pari importanza posseggono gli obblighi di carattere religioso, giuridico e morale, tutti sottoposti all’autorità dello stesso comandamento religioso. La legislazione coranica fu dettata principalmente dall’insoddisfazione verso situazioni assai diffuse a quell’epoca, come il lassismo morale nel campo delle relazioni sessuali, e dal desiderio di migliorare la condizione delle donne, degli orfani e dei deboli in genere, di rafforzare il vincolo matrimoniale e di limitare la pratica della vendetta privata e del taglione, eliminando completamente le faide. L’elemento etico che contraddistingue il Corano è presente anche nella disciplina delle successioni, ed è evidente nella volontà di assegnare quote ereditarie a persone che, in base all’antico diritto consuetudinario, ne erano prive.

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- 5 - CAPITOLO PRIMO LA STORIA DEL DIRITTO ISLAMICO § 1.1. La definizione del diritto islamico e il profeta Maometto. - Il diritto islamico è un corpus onnicomprensivo di tutti i comandamenti del Dio Allah che regolano ogni aspetto della vita del musulmano (1). Esso comprende sia le norme che riguardano il culto e i riti, sia le leggi politiche, sia le norme giuridiche in senso stretto, e costituisce la sintesi e il nucleo essenziale del pensiero islamico (2). La tradizione islamica è unanime nel riconoscere che la fonte suprema della legge islamica, il Corano, fu rivelata da Allah ad un uomo arabo, Maometto (Muhammad), tra il 622 ed il 632 d.C. Egli si presentò alla città araba della Mecca nelle vesti di riformatore religioso e reagì con forza contro i concittadini pagani che lo consideravano semplicemente un indovino. _______ (1) In arabo il diritto islamico è definito sari’a (legge sacra) mentre fiqh significa scienza della sari’a e faqih (pl.fuqaha) l’esperto in fiqh, v. ALUFFI, La modernizzazione del diritto di famiglia dei paesi arabi, Giuffré Editore, 1990, p. 217 ss. (2) Il diritto preislamico si fondava sulle consuetudini delle popolazioni sedentarie e di quelle nomadi, i beduini. Il diritto di famiglia, successorio e penale esistenti a quell’epoca erano totalmente dominati dall’antico sistema tribale arabo. In base ad esso un individuo non godeva di protezione giuridica al di fuori della propria tribù, la quale era responsabile per gli atti dei suoi membri. I rapporti fra i sessi erano caratterizzati da un alto numero di divorzi, unioni libere e convivenze promiscue, tali da rendere difficile la distinzione tra matrimonio e prostituzione, v. CASTRO, Lineamenti di storia del diritto musulmano, Università degli studi di Venezia, 1990, p. 12 ss.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Farida Mechahwar Contatta »

Composta da 151 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.