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Cibo e ''cultura''

La tesi si pone come obiettivo quello di analizzare diversi approcci di discipline diverse che trattano il cibo come elemento culturale.
Nell'ultimo capitolo, si metteranno a confronto l'approccio culturalista con quello opposto, definito qui "costruttivista".
Il passaggio del cibo ad elemento culturale avviene con l’invenzione della cottura prima e della cucina poi, in cui il cibo si eleva da semplice nutrimento a valore culturale e l’atto del mangiare si socializza. Così un gesto naturale come il mangiare diventa un gesto culturale, creando un momento che diventa un piacere sociale legato alla convivialità, alla condivisione dei pasti e alla conversazione che lo accompagna; quello stesso piacere che da necessità si è trasformato in conoscenza, in valorizzazione del cibo attraverso la sua elaborazione culinaria e cultura gastronomica.
Il cibo è cultura quando si produce, perché l’uomo non utilizza solo ciò che trova in natura, ma ambisce anche a creare e a costruire artificialmente il proprio cibo; il cibo è cultura quando si prepara, perché l’uomo lo trasforma mediante l’uso del fuoco e la conoscenza delle pratiche alimentari. Il cibo è cultura anche quando si consuma perché l’uomo sceglie il proprio cibo, in base alle sue disponibilità, in base al valore nutrizionale del cibo e in base a valori simbolici di cui il cibo stesso è investito. Attraverso questo percorsi il cibo si configura come elemento costitutivo dell’identità umana e come uno degli strumenti più efficaci per comunicarla (Montanari, 2004).
Il consumo del cibo è l’espressione di scelte, di comportamenti, di atteggiamenti che sono stati definiti dagli individui nel corso della loro storia. Il pasto diventa dunque un atto sociale nella misura in cui dà ai commensali la possibilità di sperimentare, di valutare quali sono i rapporti sociali all’interno del gruppo a cui appartengono; l’accettazione delle regole imposte durante il pasto implica l’accettazione anche dei rapporti sociali e della gerarchia sociale tra i commensali anche una volta terminato il pasto.
In questo scritto verrà osservato come il cibo possa mantenere o creare relazioni sociali e identità culturali.

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4 INTRODUZIONE Il passaggio del cibo ad elemento culturale avviene con l’invenzione della cottura prima e della cucina poi, in cui il cibo si eleva da semplice nutrimento a valore culturale e l’atto del mangiare si socializza. Così un gesto naturale come il mangiare diventa un gesto culturale, creando un momento che diventa un piacere sociale legato alla convivialità, alla condivisione dei pasti e alla conversazione che lo accompagna; quello stesso piacere che da necessità si è trasformato in conoscenza, in valorizzazione del cibo attraverso la sua elaborazione culinaria e cultura gastronomica. Il cibo è cultura quando si produce, perché l’uomo non utilizza solo ciò che trova in natura, ma ambisce anche a creare e a costruire artificialmente il proprio cibo; il cibo è cultura quando si prepara, perché l’uomo lo trasforma mediante l’uso del fuoco e la conoscenza delle pratiche alimentari. Il cibo è cultura anche quando si consuma perché l’uomo sceglie il proprio cibo, in base alle sue disponibilità, in base al valore nutrizionale del cibo e in base a valori simbolici di cui il cibo stesso è investito. Attraverso questo percorsi il cibo si configura come elemento costitutivo dell’identità umana e come uno degli strumenti più efficaci per comunicarla (Montanari, 2004). Condividere il cibo, trasformando il bisogno di nutrirsi in un gesto di socialità, è un’esigenza primaria dell’uomo, definito da Aristotele “animale sociale”. Mangiare diventa così un modo per comunicare a se stessi e agli altri l’appartenenza a una comunità. La parola convivio, che indica il pasto comune, etimologicamente significa “vivere insieme” (Montanari, 2015).

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Martina Chirminisi Contatta »

Composta da 120 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.