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Il dualismo in alcuni racconti e romanzi di Janet Frame

Artista di talento e piena di risorse, Janet Frame è tra le più importanti scrittrici della letteratura neozelandese e contemporanea. Scrittrice estremamente prolifica, in quasi cinquanta anni di attività si è cimentata nelle più diverse forme letterarie con notevole successo di critica: dai racconti ai romanzi, dalla poesia ai racconti per bambini, all’autobiografia. Le circostanze della sua vita e la sua sensibilità l’hanno portata ad essere divisa tra due mondi, il mondo reale esterno e quello interiore dell’immaginazione. Tra questi ha scelto il secondo, quello che più si adattava alla sua personalità e alle sue esigenze, pur non perdendo mai il contatto con la realtà quotidiana e con i problemi che coinvolgono l’umanità. Pertanto, ciò che emerge dalla conoscenza delle sue vicende esistenziali e dalla lettura delle sue opere è la presenza costante di un dualismo tra due mondi contrapposti: “‘this’ world” e “‘that’ world” (così definiti dalla scrittrice stessa), il mondo reale quotidiano, abitato dagli adulti, dai normali, dai conformisti, e il mondo privato dell’immaginazione, rifugio di esseri particolarmente sensibili come i bambini, i pazzi, gli anticonformisti e gli artisti.
Il presente lavoro ha come obiettivo quello di analizzare alcuni racconti e romanzi di Janet Frame alla luce del dualismo che è il filo conduttore di tutta la sua opera. Nel primo capitolo ci si propone di delineare un breve quadro storico-letterario dello sviluppo del racconto e del romanzo in Nuova Zelanda e di tracciare un profilo biografico della scrittrice. Nel secondo capitolo ci si concentrerà sull’analisi di alcuni racconti contenuti in due raccolte intitolate The Lagoon and Other Stories e The Reservoir and Other Stories. Infine, nel terzo capitolo si esamineranno i due romanzi Owls Do Cry e A State of Siege.
Lo scopo è quello di studiare il modo in cui si esplica il rapporto e la dicotomia tra l’individuo sensibile e la società esterna in base al loro diverso modo di vedere e di vivere la vita. Si presterà particolare attenzione al linguaggio con cui si esprimono i vari personaggi e si esaminerà la maniera in cui l’autrice, esplorando in modo anticonvenzionale la sfera del linguaggio, lo manipoli per caratterizzare e differenziare il mondo esterno e il mondo psicologico ed interiore dell’individuo.
Si intende, inoltre, mettere in rilievo gli elementi metaletterari presenti nei due romanzi e in alcuni dei racconti in questione: essi hanno la caratteristica di vertere su sè stessi, dal momento che la scrittrice ha costantemente inserito nella sua opera cenni e riflessioni sull’artista e sulla creazione artistica. Ciò dimostra che il tema di fondo di tutta l’opera di Janet Frame è l’arte, la scrittura. È proprio nella sfera dell’arte e della metaletterarietà che l’autrice arriva a trascendere e a riconciliare il dualismo tra i due mondi contrapposti in quanto, pur immergendosi totalmente in “‘that’ world” dell’arte, non disdegna e non rinnega mai la vita reale di “‘this’ world”. Da ciò deriva lo stretto rapporto che intercorre tra vita e arte, visto che le sue opere contengono molti elementi autobiografici. Poiché tra queste due dimensioni c’è un continuo scambio, si può affermare che la storia della vita di Janet Frame rappresenta la storia della sua arte, del percorso compiuto verso la realizzazione di sé stessa come artista, e che la sua arte getta luce sulla storia della sua vita, perché è lo specchio attraverso cui la vita dell’artista viene sublimata.

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3 PREFAZIONE Janet Frame è l’esempio più sorprendente di come dalle letterature cosiddette minori emergano spesso, per prime e in modo prepotente, delle figure femminili di un certo valore. Artista di talento e piena di risorse, è tra le più importanti scrittrici della letteratura neozelandese e contemporanea, tanto che è stata indicata persino come candidato al premio Nobel per la letteratura. Scrittrice estremamente prolifica, in quasi cinquanta anni di attività si è cimentata nelle più diverse forme letterarie con notevole successo di critica: dai racconti ai romanzi, dalla poesia ai racconti per bambini, all’autobiografia. La sua narrativa si inserisce nella migliore tradizione letteraria neozelandese, vale a dire quella iniziata da un’altra scrittrice, Katherine Mansfield, e proseguita da artisti contemporanei come Frank Sargeson, Maurice Gee, Charles Brasch, Fiona Kidman e altri. Nell’ambito della narrativa femminile, Janet Frame si presenta come una scrittrice di incredibile spessore intellettuale e di rara sensibilità. Pur traendo forza dallo studio dei classici come Shakespeare, Hardy, Rilke e Virginia Woolf, possiede tuttavia una propria originalità creativa e una capacità di trasferire nelle sue opere un universo immaginativo molto complesso e problematico. Le circostanze della sua vita e la sua sensibilità l’hanno portata ad essere divisa tra due mondi, il mondo reale esterno e quello interiore. Tra questi ha scelto il secondo, quello che più si adattava alla sua personalità e alle sue esigenze, pur non perdendo mai il contatto con la realtà quotidiana e con i problemi che coinvolgono l’umanità. Il mondo dell’immaginazione è, perciò, la dimensione vitale che questa autrice ha creato per sé: è un mondo personale che si trova ad un livello più profondo di quello del mondo reale e nel quale ha trovato la libertà per essere sé stessa e per scrivere, ragione essenziale della sua esistenza. Questa dimensione immaginativa, che ella chiama “‘that’ world”, “Mirror City” o “room two inches

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Astrid Tolu Contatta »

Composta da 124 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3070 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.