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Uno sguardo sulla mistica del suono e della parola nel pensiero indiano

Lo scopo di questo elaborato è di illustrare sinteticamente il valore del suono e della parola nel pensiero indiano e gli aspetti che la speculazione su questa tematica ha assunto nelle principali tradizioni.
Si partirà dall’illustrazione del principio di Vāc e dei mantra in ambito vedico. Si vedrà poi come, nelle Upaniṣad, la nozione mitologica di Vāc si è trasformata in un nuovo concetto di suono sacro, connesso con la speculazione sulla sillaba OṂ.
Ci si occuperà successivamente della riflessione sul linguaggio effettuata dai grammatici (in particolare da Bhartṛhari ) e dai filosofi della Mīmāṃsā.
Si analizzerà anche la prospettiva delle correnti teistiche (in particolare viṣṇuite) che pongono la loro enfasi sul nome divino e sulla sua ripetizione.
La mistica del suono è fondamentale nel tantrismo, al quale sarà dedicato un altro capitolo.
Si concluderà la trattazione con un accenno alle riflessioni su parola, linguaggio e suono effettuate in ambito buddhista.

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4 Introduzione Nella tradizione indiana, il sapere è innanzitutto la parola parlata (vāc). La scrittura è utile alla conoscenza solo in quanto strumento, ma non può essere usata per trattare le questioni importanti, specialmente dal punto di vista religioso. Questa concezione risale all’epoca dei Veda, che sono stati trasmessi oralmente per due millenni. La rivelazione non è la scrittura, ma ciò che è stato udito (śruti). La scrittura non ha mai goduto di una grande considerazione nell’India brahmanica: non vi sono miti riguardo alla sua origine, e anche il filosofo Ṥaṅkara utilizzò l’esempio della scrittura e della fonetica per spiegare come una conoscenza falsa possa essere causa di una conoscenza vera 1 . Mentre la scrittura, puramente umana, è solo uno strumento, vāc è fin dai tempi vedici anche il potere cosmico primordiale, la scaturigine di tutta la realtà presente, ed è identificata con il brahman, l’assoluto. Il suono (śabda) costituisce l’intima essenza di ogni cosa. L’interesse per l’aspetto sacro del suono permea diverse tradizioni del pensiero indiano: alcune di esse descrivono l’universo come emanazione di un suono primordiale, altre prescrivono metodi di liberazione attraverso l’uso di tecniche sonore, altre ancora si focalizzano sulla natura del suono come sostanza eterna 2 . Va precisato che questo principio non è semplicemente una forza di natura fonica, sonora o verbale, ma è perlopiù legato alla parola parlata colta e a nozioni di fonetica e grammatica, in quanto si esprime, nello specifico, attraverso la lingua sanscrita 3 . Tutti i fonemi dell’alfabeto sanscrito sono generati dalla parola primordiale, il cui aspetto originario e più elevato “è afono, una Parola senza suono colma di tutte le possibilità del linguaggio, ma silente” 4 . Sin dai tempi vedici, il silenzio è stato ritenuto superiore al suono udibile: nei Brāhmaṇa, il discorso inarticolato (anirukta) è connesso all’Illimitato; inoltre, la ripetizione dei mantra inudibile (upāṃśu), e ancor più quella 1 Boccali, G. – Piano, S. – Sani, S., Le letterature dell’India, Torino: UTET, 2000, p. 231. 2 Beck, G. L., Sonic theology: Hinduism and sacred sound, Columbia: University of South Carolina Press, 1993, p. 7. 3 Padoux, A., Tantra, Torino: Einaudi, 2011, p. 129. Va però aggiunto che in ambito tantrico è comparso anche il concetto opposto: in alcune opere si dice che i suoni inarticolati. il sanscrito scorretto o le sillabe del pracrito sono più vicine all’assoluto rispetto ai fonemi sanscriti, proprio perché più lontani dal linguaggio ordinario, che è usato per scopi terreni e pertanto inferiori (Padoux, A., Mantra tantrici: studi sul mantraśāstra, Roma: Ubaldini, 2012, pp. 18-19). 4 Padoux, A., Mantra tantrici: studi sul mantraśāstra, Roma: Ubaldini, 2012, p. 19.

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Silvia Arruzzolo Contatta »

Composta da 39 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 124 click dal 15/03/2017.

 

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