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I verbi di deambulazione umana dell'inglese: studio di un'area semantica

Informazioni tesi

  Autore: Marco Gambula
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Marcella Bertuccelli Papi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 462

I verbi di deambulazione umana dell’Inglese: studio di un’area semantica

Obiettivo del nostro lavoro era quello di effettuare una dettagliata analisi semantica su un’importante categoria del movimento: la deambulazione umana.
L’attualizzazione lessicale scelta per tale studio è stata quella di un gruppo più o meno omogeneo di verbi Inglesi (circa centotrenta) specificamente (o possibilmente) riferibili a un concreto spostamento pedestre effettuato da esseri umani. L’approccio teorico sul quale la nostra ricerca è fondata è quello prototipico: una teoria semantica (nata e sviluppatasi in ambito prevalentemente psicologico-cognitivo) tesa a individuare in ogni categoria i membri ‘migliori’ e più rappresentativi tra quelli ad essa appartenenti. Tali esemplari sono, appunto, i prototipi: quei verbi (nel nostro caso) che meglio di altri rappresentano la categoria della deambulazione umana poichè meno limitati semanticamente (poco specifici e più ‘aperti’ alla concretizzazione di un numero più alto di proprietà) e dotati di maggiore salienza cognitiva nei processi di categorizzazione umana dell’esperienza.
Lo strumento metodologico attraverso il quale siamo giunti a una rappresentazione categoriale conclusiva è stato quello dell’analisi componenziale: una destrutturazione del significato verbale in proprietà caratterizzanti applicata dettagliatamente a ogni membro della nostra area. Tuttavia, il suddetto strumento d’indagine non attribuisce ai tratti semantici da esso adoperati alcun valore teorico, intendendoli non come necessari e sufficienti per la ‘spiegazione’ del significato verbale, bensì come semplici ma utili mezzi d’analisi.
Il nostro approccio alla semantica, quindi, non è di natura classica: perchè di un termine possa offrirsi un’adeguata rappresentazione del significato è per forza necessario far riferimento ad elementi di natura extra-linguistica, siano essi percettivi, culturali, psicologico-cognitivi ecc.
La ricerca degli adeguati tratti semantici da includere nel nostro lavoro, quelle particelle di significato in grado di rappresentare al meglio l’area del movimento pedestre nella sua complessità, è stata lunga e laboriosa ed è avvenuta nel modo seguente: una volta stabilito il raggio d’azione entro il quale muoversi, abbiamo cercato le singole voci verbali in tre diversi dizionari monolingue (Collins, Longman, Oxford) e in altrettanti dizionari bilingue (Collins, Garzanti, Zanichelli) analizzando e raccogliendo le definizioni (e rispettive traduzioni) riferite alla modalità motoria da noi prescelta come campo d’indagine. A questo punto, avendo chiaro per ogni verbo almeno un quadro generale teorico derivato dalle descrizioni dizionariali, abbiamo provato, tramite ragionamento induttivo, a ipotizzare delle componenti semantiche attraverso le quali poteva essere destrutturato il concetto (e il significato) generale di deambulazione umana. Dopo un lungo lavoro di stesura, confronti incrociati, verifiche teoriche, intuizioni dettate dall’autopercezione del nostro corpo che si muove in un dato spazio, ripensamenti, siamo arrivati all’individuazione di 35 tratti in totale che abbiamo distribuito in quattro distinte categorie (la seconda delle quali suddivisa in ulteriori sottocategorie) - e relative tabelle - che troviamo di seguito riportate alla p. 6. Ognuna di esse cerca di individuare una peculiare dimensione concettuale collegata ai diversi aspetti della locomozione pedestre umana. La prima focalizza l’espressione degli aspetti più fisici e fisiologici del movimento: vale a dire la presenza di un possibile e sistematico sforzo fisico e le diverse caratteristiche di contatto fra il piede (o più genericamente l’arto inferiore) e il terreno (passo rapido, regolare, pesante, strascicato ecc.). La seconda è tesa a rappresentare il movimento in termini di direzione, modalità (movimento brusco, continuo, appariscente, ostacolato ecc.) e qualità (azione durativa, puntuale, iterativa, veloce). La terza rappresenta gli aspetti derivati dall’atteggiamento di chi esegue il movimento (cioè intenzionalità, pianificazione, scopo e connotazione affettiva). Infine, la quarta, quella (più) generale, puntualizza alcune caratteristiche del soggetto umano (se è singolare o plurale e se in qualche modo viene lessicalizzata la sua intuibile età o condizione fisico-atletica).
Ogni voce verbale è stata poi classificata secondo queste quattro categorie e, al loro interno, sulla base dei tratti caratterizzanti precedentemente individuati, abbiamo redatto delle tabelle contrassegnando con un segno ‘+, 0/+, 0, 0/- o 0’ rispettivamente, la forte presenza del tratto in questione, la sua possibile presenza, la non pertinenza, la sua possibile assenza e la sua costante assenza.

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4 INTRODUZIONE Il progetto di partenza del nostro lavoro prevedeva inizialmente uno studio analitico dell’intera area (o campo o zona) semantica dei verbi di movimento dell’Inglese. È stato quindi naturale partire da uno studio di Miller del 1972 1 nel quale lo studioso cerca di mettere ordine tra 217 verbi dell’Inglese tra loro correlati e costituenti un organico sistema di concetti e relazione concettuali. Avremo modo più avanti di riportare in maniera più approfondita i contenuti e i risultati di tale analisi. Basterà per ora precisare che nello studio di Miller la ricerca di una serie di componenti semantiche intrinseche ai significati verbali (e testabili tramite sperimentazione in quanto a validità psicologica e concettuale) è finalizzata allo studio di una possibile organizzazione strutturale della memoria lessicale. In altre parole, cercare di catturare i sensi dei suddetti verbi tramite parafrasi componenziali e definizioni può essere utile per vedere se e come la codificazione linguistica può contribuire all’immagazzinamento e al recupero di informazioni nella memoria umana. Secondariamente abbiamo rivolto la nostra attenzione a un più recente articolo di Patrizia Violi 2 che fa esplicito riferimento alla già citata classificazione di Miller e cerca di stilarne una corrispondente, relativa ai verbi di movimento dell’Italiano. L’obiettivo della Violi è di natura comunque diversa: si tratta di provare a descrivere lo schema concettuale della categoria semantica movimento e mostrare il rapporto tra questo schema e quello che esprime il concetto più generale di cambiamento. Insomma, uno studio più semioticamente orientato 1 Miller G.A. “English verbs of motion: a case study in Semantics and lexical memory”, in A.W. Melton e E. Martin (eds.) Coding processes in human memory, Washington: W.H. Winston & Sons, 1972. 2 Violi P. “La spazialità in moto. Per una semiotica dei verbi di movimento”, Versus, 73/74:83-102, 1996.

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