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Il Palazzo Vicariale di Certaldo: evoluzione di un edificio pubblico attraverso modifiche, trasformazioni e restauri

Informazioni tesi

  Autore: Filippo Gianchecchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Daniela Lamberini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 184

Il mio lavoro è uno studio approfondito relativo alle trasformazioni, modifiche e restauri che hanno interessato il complesso di Palazzo Pretorio di Certaldo (FI) nel corso del secoli, soprattutto dalla metà del XVI secolo fino ai restauri del XIX secolo a cui dobbiamo il volto odierno del nostro Palazzo.
Lo studio parte da un'analisi macroscopica del tessuto urbano del Castello di Certaldo con un focus specifico sul Piano Particolareggiato di Restaurto Conservativo dell'Arch. Dezzi Bardeschi (1975) per poi passare all'oggetto architettonico in questione.
Grazie all’incrocio dei dati forniti da più fonti (dal documento d'archivio agli stemmi araldici presenti nel Palazzo, dalla lettura delle superfici murarie, alle relazioni di Restauro di fine Ottocento), oltre a capire l'evoluzione e lo sviluppo dell'organismo architettonico (dal primo nucleo del XII secolo, alla fase Vicariale, dalle Alienazioni del XVIII secolo ai restauri di fine ottocento/primi novecento, sono riuscito a dimostrare che la maggior parte delle alterazioni esterne ed interne, con relativo danneggiamento degli affreschi quattro-cinquecenteschi presenti sulle pareti delle sale e della loggia sono imputabili al periodo durante il quale Certaldo è sede di Vicariato (1415-1784) e non nella fase di alienazione a privati com'è idea comune. Sono stati gli stessi Vicari che, in virtù delle esigenze legate all'amministrazione dell'Uffizio, alterano in vari momenti e a più riprese la struttura originaria dell'edificio già rocca dei Conti Alberti, con la creazione di tramezzi, nuovi ambienti, aperture di nuove porte, finestre, realizzazione di scale sia interne che esterne all'edificio.
A queste si aggiungeranno quelle apportate durante i restauri condotti dagli architetti Luigi del Moro e Torrigiani tra il 1890 e il 1915.
Questo ribalta le credenze affermate fino ad oggi: da sempre, infatti, si è ritenuto che i danni e le alterazioni subiti dal Palazzo (evidenti soprattutto nella perdita di buona parte delle decorazioni pittoriche) risalissero agli anni 1785-1890, periodo in cui - abolito il Vicariato- la Comunità di Certaldo aliena a livello i 3/4 del Palazzo a privati (famiglia Pruneti): questi, volendo mettere a frutto il proprio investimento, pensano bene di dare a pigione la parte che viene loro concessa a livello ai contadini del posto, trasformando il Palazzo in un vero proprio immobile condominiale.

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1 Capitolo 1 – CERTALDO ALTO 1.1 INQUADRAMENTO STORICO. Il paese di Certaldo si compone di due parti, “Alto” e “Basso” (ancora oggi chiamate “Castello” e “Borgo”), due parti ben nette e distinte, separate dalla particolare geomorfologia della zona: per “Castello” si intende l’acrocoro medievale appoggiato sulla collina “a 490 piedi francesi di altitudine” (come riporta il Repetti nel suo Dizionario Geografico 1 corrispondenti a circa 130 metri s.l.m.); nell’accezione di “Borgo” invece rientra tutta la zona moderna, post ottocentesca che, staccandosi dalle pendici della modesta altura, si distende nella piana alluvionale dell’Elsa “a 150 piedi francesi” 2 (circa 65 metri s.l.m.). Il “Castello”, ossia Certaldo Alto, sarà l’oggetto di studio. Il cuore di ogni città è sempre identificato nel proprio centro antico. Esso rappresenta la storia, la radice, la cultura del popolo che lo ha fondato e, urbanisticamente parlando, la matrice da cui si è originato lo sviluppo morfologico dell’abitato. Visto sotto un’ottica eccessivamente riduttiva talvolta è definito anche come «il luogo in cui esiste in massima parte un patrimonio edilizio degradato, o in corso di degradazione» 3 . Ogni centro storico è una testimonianza totalitaria di cultura, di architettura, di arte e di urbanistica che, con le loro rispettive influenze, hanno dato un’impronta originale ed inimitabile sia al piccolo paese che alla grande città. «Il patrimonio architettonico europeo non è formato solo dai monumenti più importanti, ma anche dagli insiemi che costituiscono le nostre antiche città e i nostri tradizionali villaggi nel loro naturale o costruito ambiente, essi possono offrire una qualità ambientale che ne fa un’opera d’arte diversa ed articolata che testimonia della presenza della storia e della sua importanza nella nostra vita» 4 . Differenti paesi hanno differenti caratteristiche, determinate dalla geologia del territorio, dall’epoca di fondazione, dalle tradizioni popolari, dagli influssi architettonici, dai diversi materiali da costruzione, dalle disponibilità economiche e, non ultimo, dalla cultura, nell’accezione più ampia del termine. «Gli insediamenti antichi 1 Cfr. EMANUELE REPETTI, Dizionario geografico storico fisico della Toscana, Firenze, 1979, vol. I, pp. 668. 2 Ibidem, p. 670. 3 BRUNO GABRIELLI, Il recupero della città esistente. Saggi 1968-1992, Milano, Etaslibri, 1993, p. 32. 4 Carta Europea del Patrimonio Architettonico, 1975, Punto 1.

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