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Occupabilità degli studenti universitari: uno studio su laureandi e neolaureati dell'università di Bologna

La ricerca del lavoro dopo l'università è complessa e i dati sull'occupazione giovanile forniscono sempre una percezione negativa delle possibilità nel mondo del lavoro. L'occupabilità è un concetto da diffondere e sviluppare, soprattutto da un punto di vista psicosociale. Ci sono tanti fattori che possono influenzare l'occupabilità e la percezione di essa. Il modello di Fugate e Kinicki può aiutare a definirla in 3 grandi dimensioni: identità di carriera, adattabilità personale e capitale sociale e umano. In questo studio si approfondisce l'importanza del capitale sociale (networking, abilità relazionali) nella percezione di occupabilità degli studenti laureandi e neolaureati dell'Università di Bologna

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3 INTRODUZIONE Dubbi, perplessità, incertezza, confusione e, a volte, anche sconforto. Sono solo alcuni dei termini che possono essere associati a un giovane italiano in cerca di occupazione, quando si ritrova in un mondo nuovo, senza confini di sicurezza, ormai appartenenti a una fase superata, e in cerca di certezze. “Il lavoro manca ancora a troppi dei nostri giovani. Sono giovani che si sono preparati, hanno studiato, posseggono talenti e capacità e vorrebbero contribuire alla crescita del nostro Paese. Ma non possono programmare il proprio futuro con la serenità necessaria”: queste sono parole dell’attuale Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, nel discorso del 31 dicembre 2015. Oltre qualsiasi orientamento politico e della semplicità di queste frasi, è innegabile come la situazione socio-economica dell’Italia sia disastrosa e sconfortante. Come può un giovane essere motivato a cercare un lavoro, a mettersi in gioco, se la base della costituzione – il lavoro, appunto – non è garantito? I dati mostrano, nella fascia 15-24 anni, un tasso di disoccupazione di 40 punti percentuali (dati Istat - ottobre 2015) e un tasso di occupazione del 15,1% (dati Eurostat – dicembre 2015) fotografando il collasso del sistema occupazionale italiano . La transizione dalla formazione alla vit a lavorativa è, e sarà sempre, un momento di grandissimo carico emotivo nella vita degli individui, ancora di più oggi, dove le difficoltà sociali e individuali sono evidenti. Proprio per questo bisogna comprendere come una persona possa inserirsi al meglio nelle logiche del mercato del lavoro, quali strumenti possono favorire la posizione dei giovani nella ricerca di un’occupazione adeguata. Un concetto che risulta molto utile per affrontare la sempre maggiore flessibilità che caratterizza la costruzione del proprio futuro è l’occupabilità: in questo modo si può superare la concezione classica di occupazione e di carriera lineare e la focalizzazione è sull’individuo, sulle sue competenze e capacità (trasversali). L’occupabilità può essere intesa sia come auto-percezione (Rothwell, Herbert & Rothwell, 2008) sia come dimensione dell’individuo (Fugate, Kinicki e Ashfort, 2004). Il primo capitolo è costituito dall’analisi della letteratura sul concetto di occupabilità: la sua evoluzione e i modelli di riferimento attuali, con un’attenzione particolare alla presentazione del modello di Fugate, Kinicki e

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Danilo Buonora Contatta »

Composta da 46 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 117 click dal 24/03/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.