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Equilibrio politico e tolleranza: John Locke

Il dibattito sulla tolleranza religiosa ha assunto una particolare rilevanza nel Seicento, e fra gli innumerevoli intellettuali, filosofi e politici che si sono approcciati al tema spicca la figura di John Locke. Attraverso un metodo empirista e l’osservazione della realtà storica inglese della seconda metà del XVII secolo, l’Autore sviluppò un modello politico nel quale la tolleranza non si pone come semplice concessione statale ai sudditi, ma costituisce un vero e proprio cardine per l’ordine e la sicurezza pubblica. Da un lato la ripristinata autorità regia dopo la parentesi di Cromwell e la Chiesa Anglicana che tentano di conformare i culti ad un’ortodossia nazionale che faccia da collante, dall’altro un pluralismo religioso di sette e confessioni che si richiamano alle correnti sorte in tutta Europa in seguito alla Riforma del secolo precedente: lo scenario inglese è conflittuale e dominato da scontri, repressioni, persecuzioni e complotti. Il problema, di natura religiosa, acquisisce necessariamente una veste politica, e così il dibattito sulla tolleranza viene da Locke riletto in funzione della pacificazione sociale e dell’equilibrio civile del quale la sua nazione più che mai avrebbe bisogno.
Lo scopo di questa trattazione sarà dunque quello di rileggere le teorie lockiane contestualizzandole nel periodo storico cui si riferiscono e allo stesso tempo cogliendone i tratti universali: può la tolleranza operare come un efficace metodo politico di gestione dello Stato? Qual è il ruolo assunto dalla religione all’interno di un assetto societario, e in che modo è possibile ritagliare una sfera individuale al singolo senza che la comunità venga messa in pericolo?
Il pensiero lockiano sulla tolleranza verrà dunque analizzato in questa trattazione che ne ripercorre l’evoluzione storica, anche attraverso la guida della letteratura secondaria italiana che si è occupata dell’argomento, della quale si dà conto nella bibliografia.
Nel primo capitolo verranno affrontati gli scritti giovanili del filosofo inglese sul tema; come si vedrà, tali opere vanno, per alcuni versi, contro le tesi tolleranti per le quali l’autore è noto, e si darà brevemente conto del dibattito critico su tale discordanza di contenuti. Cercando di spiegare le motivazioni che spinsero Locke a sostenere una politica di intolleranza, si ricostruirà così anche l’approccio metodologico dell’autore, per meglio comprendere anche la successiva elaborazione del suo pensiero. Il secondo capitolo sarà invece dedicato all’opera nella quale Locke inaugura le sue tesi in favore della tolleranza, il Saggio sulla Tolleranza. Di esso verranno ripercorsi i nuclei centrali e le caratteristiche, focalizzandoci anche qui sull’approccio con il quale Locke si pone nei confronti del tema. Il terzo capitolo riguarderà infine l’opera di Locke sulla tolleranza di maggior successo, l’Epistola de Tolerantia. Tale Epistola formalizza in modo definitivo il ruolo della tolleranza all’interno della società politica, e l’analisi da me condotta ripercorrerà, in linea con la letteratura secondaria presa in esame, le tre argomentazioni principali presenti nell’opera: l’argomento etico-religioso, l’argomento filosofico e l’argomento giuridico-politico, tutti a favore di un assetto politico tollerante. Alcune riflessioni faranno seguito al terzo capitolo, che ci condurrà direttamente alla tesi fondante di questa trattazione: la
rilevanza nel pensiero lockiano di un diritto alla tolleranza che diventa un vero e proprio strumento politico per l’equilibrio che, giustamente calibrato, integra i principi e i valori alla base della comunità civile.

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4 INTRODUZIONE La seguente trattazione riguarderà la questione della tolleranza religiosa, seguendo la linea del pensiero politico che Locke maturò al riguardo. Così come richiesto dalla disciplina nella quale questa tesi si inserisce, si tratta di una disquisizione connessa con una realtà storica ben precisa, nello specifico riguardante l’evoluzione della società inglese del Seicento attraversata dalla riaffermazione dell’autorità monarchica dopo l’esperienza di Cromwell. Come si evince dal titolo, inoltre, l’attenzione di questa tesi si focalizza sulle implicazioni politiche che le riflessioni lockiane sulla tolleranza religiosa avrebbero portato con sé. Quale rilevanza sociale e politica è possibile attribuire al ruolo della religione? In che modo la gestione di un pluralismo confessionale quale quello presente nell’Inghilterra del XVII secolo può riguardare anche i presupposti alla base dello Stato moderno? A tale riguardo, lo specifico caso inglese ci mostra come, analizzando la questione da un punto di vista politico, il dibattito sulla tolleranza prenda la piega di una risposta contingente ad un pluralismo conflittuale e civilmente destabilizzante. Ecco dunque che la tolleranza giuridica verso confessioni differenti rispetto al culto ortodosso di stato imposto dalla chiesa anglicana assume una valenza fortemente politica: permettere la pratica di una propria fede non è solo una concessione che ammicca alla realizzazione soggettiva del singolo individuo, ma acquisisce anche una valenza pragmatica per il raggiungimento del massimo vantaggio pubblico: la tolleranza è, in questo senso, uno strumento che permette una migliore e più integrata gestione della res publica e, dunque, un equilibrio politico pacifico e sicuro. 1 1 "Tolleranza", voce a cura di Maria Laura Lanzillo in Enciclopedia del pensiero politico, a cura di Esposito e Galli, Laterza, 2000-2005

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Marianna Mancini Contatta »

Composta da 80 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1197 click dal 24/03/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.