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Carmen secondo Roland Petit: dal racconto alla danza

Roland Petit è entrato a far parte della storia della danza del Novecento perché più che innovare ha conservato. Nell'ambito del classico rimane indiscussa la sua raffinatezza compositiva, soprattutto per i pas de deux. Viene acclamato per il suo modo di scendere nel profondo dell'arte coreutica facendo confluire al suo interno tutte le altre arti figurative.
Roland è un mago del racconto. Egli mescola, distilla, unisce, fonde principi e jazz, saltimbanchi e Bach, ma la base di tutto resta sempre la danza classica.
Petit non è un coreografo impegnato come lo sono stati Maurice Béjart o Pina Baush, ma in lui ogni cosa si risolve con la bellezza, l'eleganza, charm, paillettes. Per lui la vita, in fondo può essere anche un sorriso esattamente come la danza intrattenimento, divertimento, sogno. Le sue coreografie colpiscono sempre per la purezza, la cura del particolare, l'atmosfera seducente, la delicatezza, la meraviglia dei pas de deux.
Con la sua ricerca infinita della bellezza ha calpestato i più importanti palcoscenici del mondo sia da ballerino che da coreografo con le sue molteplici coreografie, alcune delle quali entrate ormai nei repertori di danza. É riuscito anche a portare la danza nel cinema.
Si parte dalla vita del coreografo per comprendere quelle che sono state le sue tappe fondamentali che hanno determinato anche delle scelte e delle linee artistiche. Passando, poi, a parlare della Carmen non si può non parlare dell'origine, del racconto di Merimée e della sua struttura; si passa per la Carmen di Bizet della quale si tratta della trama per arrivare al capolavoro del coreografo analizzandone la drammaturgia e composizione rispetto alle opere di partenza oltre che tutta la parte artistica sottolineando le innovazioni.

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7 INTRODUZIONE La Seconda Guerra mondiale è terminata da poco e gli anni Cinquanta sono segnati da una rimessa in discussione dell'arte, dall’abbandono del Surrealismo che aveva caratterizzato gli anni antecedenti il conflitto, e presa di coscienza che molti valori in cui si credeva sono svaniti. La danza è attraversata da questo cambiamento: di lì a poco ci sarà una rottura netta tra danza classica e moderna dovuta principalmente al pensiero che sta alla base dell'elaborazione della tecnica. Coreografi, però, che esordiscono in questo preciso momento storico appartengono sicuramente al neoclassicismo perché nessuno di loro abbandona il linguaggio della danza classica: scelgono temi caratteristici del loro tempo ma non stravolgono la danza tradizionale, al massimo apportano delle variazioni impercettibili. Utilizzeranno, poi, ciò che hanno appreso per rimettere in discussione il linguaggio coreutico e caratterizzarsi per un loro modo di vedere la danza e la realtà: a questa corrente appartengono coreografi come Maurice Béjart e Roland Petit. Per comprendere da vicino l'essenza del periodo possiamo citare Le Jeune Homme et la Mort, balletto del 1946 di Roland Petit, considerato uno dei suoi capolavori. Dopo che Jean Cocteau, autore del libretto, in

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Grazia Lobascio Contatta »

Composta da 122 pagine.

 

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