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La guerra civile siriana

Informazioni tesi

  Autore: Erika Cadenasso
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università Telematica "E-Campus"
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Roberto Castaldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

Il 15 luglio 2012 il Comitato Internazionale della Croce Rossa definisce il conflitto siriano
un conflitto armato non internazionale, ricordando al mondo che la situazione in Siria non solo non si è risolta, ma è degenerata a tal punto da esser considerata una guerra civile.
Questo elaborato vuole ripercorrere la storia del conflitto, attraverso quanto appreso nel
corso di studi 'Analisi del Linguaggio Politico'.
Viene inizialmente proposta l'analisi della parola 'guerra' mediante la rilettura di alcuni studiosi della materia, seguita dall'approfondimento di alcuni termini storicamente legati ai conflitti e in particolare connessi a quello siriano, ovvero politica, economia, religione e cultura. Successivamente, viene evidenziato il rapporto che i mass media hanno con la guerra, per comprendere come la loro influenza possa modificare la percezione che gli spettatori hanno del conflitto e come il potere delle informazioni distribuite possa distogliere l'attenzione da determinati argomenti.
Segue l'analisi della storia del conflitto siriano, partendo dalle cause che hanno portato all'inizio delle Primavere arabe, come la rivolta per il pane e per i diritti umani, che ricordano molto le basi della Rivoluzione francese, madre della dichiarazione di quei diritti che adesso sembrano così facilmente calpestabili, passando attraverso la nascita dell'ISIS e la proclamazione del Califfato e approfondendo i coinvolgimenti degli altri Stati. La guerra in Siria, infatti, non è un confronto tra due eserciti, ma è una guerra che ha cambiato più volte volto e, soprattutto, alleanze. Ma questi cambiamenti hanno influenzato anche le persone, individui forgiati dalla guerra e dalla disperazione, che hanno perso fiducia nell'Occidente democratico che ha assistito immobile al loro massacro, accrescendo così quella spirale d'odio che ha facilitato la nascita dello Stato Islamico.
L'analisi prosegue attraverso i concetti di migrante e rifugiato, sottolineando la percezione che i cittadini degli Stati che li accolgono hanno degli stranieri ed arrivando ad affrontare il tema del terrorismo internazionale. La sua minaccia ha infatti portato alcuni Stati europei (ma non solo) a ripristinare controlli di frontiera e in alcuni casi a chiudere i proprio confini, rendendo così ancora più lunghi e difficili i viaggi di chi fugge.
Per capire meglio questi comportamenti e le loro conseguenze, viene esaminato il trattato di Schengen, nonché la crescita del bisogno di sicurezza avvertito dai cittadini di un mondo sempre più globalizzato.
A chiusura dell'elaborato, infine, sono proposte alcune testimonianze raccolte mediante intervista ad alcuni rifugiati siriani in Italia, ad alcuni responsabili delle strutture di
accoglienza dal Nord al Sud Italia, ad alcuni militari impegnati nella gestione degli arrivi e ad alcuni cittadini residenti vicino a centri di accoglienza. L'obiettivo di queste interviste è conoscere la diversa percezione che le persone maggiormente coinvolte, hanno del conflitto siriano e delle sue conseguenze in termini migratori, e nel contempo capire l'eventuale disagio affrontato da chi ha dovuto lasciare la propria patria.
Ad oggi, dopo 5 anni, un Paese devastato, un piano di pace, diverse rivoluzioni proposte con 4 veti posti da Russia e Cina, 3 inviati dell'ONU e 4.798.574 rifugiati siriani registrati, il conflitto è ancora in corso. Mentre per le vittime i conteggi sono stati sospesi dall'ONU a inizio 2014, l'esodo dei richiedenti asilo continua, e l'emergenza è diventata un avvenimento quotidiano, a cui gli Stati non possono più far fronte in maniera indipendente. Tuttavia alcune partiti politici continuano a portare avanti la distinzione tra "noi" e "loro", aumentando sentimenti razzisti e xenofobi che potrebbero portare a percorsi pericolosi e distruttivi. La minaccia del terrorismo si chiama ISIS, e per combatterlo non occorre alzare muri ma avere un progetto comune e forze condivise, e per prima cosa è necessario riuscire a comprendere la differenza tra musulmano e terrorista.

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