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Le musiche per chitarra di Gilberto Cappelli. Un'analisi tecnico-stilistica

Il Novecento rappresenta una tappa fondamentale nella crescita e nello sviluppo della chitarra classica la quale, paragonata ad altri strumenti, ha conosciuto nei secoli precedenti una minor diffusione.
La letteratura chitarristica del Novecento ha compiuto infatti un notevole salto di qualità, anche perché il monopolio della composizione per questo strumento non è più una esclusiva dei chitarristi ma è passato nelle mani di compositori attivi pure in altri generi favorendo così la modernizzazione del repertorio, in armonia con le più avanzate correnti estetiche. Fra questi nuovi compositori per chitarra spicca il nome di Gilberto Cappelli il quale ha dedicato e sta dedicando gran parte della sua attività compositiva a tale strumento, dando vita ad un repertorio rilevante sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. In qualità di chitarrista ho avuto il privilegio di incontrare personalmente Gilberto Cappelli e di ascoltare ed interpretare direttamente parte della sua opera.
Il nucleo di tale dissertazione deriva da un minuzioso studio delle partiture e dai colloqui da me avuti con l’artista e con i musicisti coinvolti nella nascita di tale produzione.
Molti sono i punti interessanti emersi da tale analisi: la scelta della chitarra quale strumento per realizzare la svolta stilistica; il taglio espressionista dato a queste musiche; l’anelito comunicativo contenuto in esse; l’innovazione stilistica e tecnica; la “non – ricerca” dell’effetto chitarristico, il che contraddistingue tale produzione da tanta musica contemporanea.
Il presente lavoro sviluppa in tre capitoli questi contenuti senza la pretesa di esaurire tutta la problematica ad essi connessa; anzi i risultati ottenuti hanno proprio la funzione di avviare la ricerca su tale produzione, data l’assoluta mancanza di studi a riguardo.
Il primo capitolo ha lo scopo di analizzare le principali avanguardie del Novecento musicale indugiando particolarmente sugli artisti considerati da Cappelli importanti per la sua formazione.
Il secondo capitolo si propone di tracciare un quadro del secondo Novecento chitarristico, concentrando l’attenzione sulle composizioni definibili d’avanguardia.
Il terzo capitolo riporta l’analisi tecnica, stilistica e simbolica della produzione per chitarra di Gilberto Cappelli mettendone in risalto la matrice espressionista, il carattere innovativo e l’aspetto comunicativo.

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INTRODUZIONE Il Novecento rappresenta una tappa fondamentale nella crescita e nello sviluppo della chitarra classica la quale, paragonata ad altri strumenti, ha conosciuto nei secoli precedenti una minor diffusione. Le ragioni di ciò possono essere varie e molteplici e vanno ricercate nella difficoltà di padroneggiare lo strumento, nella sua particolare sonorità non imponente, nella poca familiarità col grande pubblico attribuibile forse quest’ultima ad un certo grado di indifferenza da parte dei grandi compositori. Infatti la sua origine popolare contribuì a ridurre la complessità della musica realizzabile con la chitarra entro termini semplici e di facile appagamento e il più deleterio dilettantismo relegò lo strumento, preda degli orecchianti, ai margini della cultura. Questo fu il rischio che, ripresentandosi più volte nei diversi secoli, assillò la chitarra, la quale perciò visse sempre nel terrore di essere confinata sulla piazza. Questa precaria condizione determinò il suo essere appena presa in considerazione dai grandi compositori (che si valsero della chitarra soltanto per trarne particolari effetti strumentali) e tra questi citiamo Verdi in Otello, Rossini ne Il barbiere di Siviglia e Donizetti nel Don Pasquale. La svolta si è avuta nel Novecento in cui, con la riscoperta degli antichi strumenti, autori impressionisti e neoclassici hanno creato l’ossatura della moderna letteratura chitarristica, che si è arricchita successivamente per gli apporti di numerosi altri compositori. Fu determinante, nel periodo compreso tra il 1920 e il 1950, l’avvento del grande concertista spagnolo Andrés Segovia il quale ebbe il merito di aver creato una proficua scuola di chitarristi e di aver spronato molti compositori a scrivere per chitarra, nobilitando in tal modo lo strumento. Fra i “discepoli” di questo pilastro della chitarra, attivi soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, si è distinto il venezuelano Alirio Diaz (1923), il quale ha continuato la scuola del maestro anche nel repertorio, arrangiando per chitarra molte musiche folcloriche. La letteratura chitarristica del Novecento ha compiuto in tal modo un notevole salto di qualità, anche

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Brunella de Girolamo Contatta »

Composta da 187 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2356 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.