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La notizia internazionale in formato fotografia

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Biffoni
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Informazione ed Editoria
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

Questa tesi ha come scopo dimostrare come basti una fotografia, priva di testo correlato, per raccontare una storia o una notizia.
Partendo dalla nascita della notizia internazionale e della fotografia, si giunge al momento del loro incontro e alla comparsa di una nuova forma di giornalismo chiamata “foto-giornalismo”.
Si esaminano le vite di alcuni dei più grandi foto-reporter del Novecento e gli scatti che hanno fatto la Storia; si approfondisce il tema delle manipolazioni e delle strumentalizzazioni di cui un’immagine può essere vittima o fautrice, e s’indaga sul perché – oggi – sembra in netta crescita il fenomeno del “citizen journalism”.
Si analizzano le foto-icone di ieri e di oggi, che per il loro impatto emotivo hanno turbato – e continuano a turbare – l’animo dell’opinione pubblica; cercando di capire i motivi per cui queste istantanee, e non altre, hanno avuto una tale potenza comunicativa.
In modo particolare, ci si concentra sul biennio 2015-2016 che è stato pieno di tragedie, ma anche di eventi internazionali positivi: partendo dall’immagine del corpicino del piccolo Aylan Kurdi spiaggiato sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, e da quella di Omran Daqneesh, il bimbo di Aleppo, si passa a parlare dell’attentato al giornale satirico Charlie Hedbo, di quello di Parigi del 13 novembre, dell’Expo di Milano, delle Olimpio di Rio de Janeiro del 2016 e delle conseguenti Paralimpiadi.
Infine, spostandosi in ambito digitale, ci si focalizza sui cambiamenti intercorsi nel giornalismo e nella comunicazione da dopo l’arrivo di Internet e dei social network, analizzando - in questi ultimi, il fenomeno della “viralità” con l’ausilio di alcuni scatti che, rimbalzando da una parte all’altra della Rete, hanno fatto il giro del globo.

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  5   INTRODUZIONE «Le parole non bastano mai a raccontare una guerra. Il tempo comunque le sbiadisce, le parole, le disossa. Finisce per renderle tutte uguali. La storia di una guerra, piuttosto, resta fissata da un’immagine – una fotografia, un disegno, un quadro, la sequenza di una ripresa televisiva - che nel fondo del nostro immaginario emotivo conserva una qualità comunicativa fortemente simbolizzata, più persistente di qualsiasi racconto di cronaca» Mimmo Cándito “Un’immagine vale più di mille parole”. Quante volte abbiamo sentito questa frase? A volte forse l’abbiamo anche pronunciata, convinti del suo significato, mentre in altre – magari – solo per “farci belli” con un detto comune. La citazione sopra riportata esprime in modo più elaborato questo concetto, aggiungendovi una particolareggiata quanto veritiera spiegazione: nella mente umana resta maggiormente impresso un simbolo rappresentato visivamente piuttosto che una sequenza di parole, e questo accade perché nel nostro immaginario le emozioni suscitate da una fotografia o da un dipinto rimangono vive e nitide più lungo, poiché esercitano un impatto maggiore rispetto a quello di un testo scritto. In tutto questo, un ruolo importante lo gioca il tempo, e tra le righe Cándito sembra affermare che, mentre lo scorrere delle lancette può rivelarsi il più grande nemico della parola, può essere (e di fatto sembra esserlo) il più prezioso alleato della visualità. Con il defluire della sabbia dalla clessidra, le parole perderebbero il loro significato originale e le loro doti comunicative (come, ad esempio, quella di trasmettere un particolare sentimento nel cuore del lettore) finendo, quindi, per diventare tutte uguali, apparentemente vuote agli occhi di chi non le sa più leggere o non è più in grado di coglierne il messaggio. Al contrario, un’istantanea non smetterebbe mai di trasmettere l’emozione racchiusa al proprio interno; così come non cesserebbe mai di raccontare la realtà come essa appare (anche se questo non è sempre del tutto vero). Eppure, per quanto il tempo possa davvero rivelarsi un difficile antagonista per la parola scritta, non si può negare che ne possa essere altresì una valido supporto; è, infatti, merito suo se ancora oggi possiamo godere di capolavori classici che non solo nel corso degli anni ci hanno insegnato molto, ma dai quali ancora abbiamo tanto da

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giornalismo
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