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Polifenoli alimentari e morbo di Alzheimer: biodisponibilità, metabolismo e meccanismi cellulari e molecolari

Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Cribari
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Farmacia
  Corso: Farmacia
  Relatore: Monica Loizzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

"Immaginate il vostro cervello come una casa illuminata: ora immaginate che qualcuno spenga le luci una ad una; questo è quello che fa l'Alzheimer. Spegne la luce in una stanza e poi nell'altra e le idee, le emozioni e la memoria si affievoliscono e cessano del tutto. Sfortunatamente, come sanno bene tutti i familiari dei malati, non c'è ancora nessun modo per evitare che le luci si spengano, nessun modo per riaccenderle. Almeno per ora".

È l'epidemia silente del secolo.
In questa tesi verranno esaminati gli effetti benefici dei polifenoli naturali sull'Alzheimer:
- Catechine del tè verde
- Curcumina
- Resveratrolo
- Estratto di Magnolia
- Estratto di Gingko Biloba
- Frutti di bosco e melograno

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7 Introduzione Cosa significa avere il Morbo di Alzheimer (AD)? Un malato ha risposto dicendo “noi siamo grandi, ma siamo piccoli”. Un altro ha risposto ponendo una domanda “e se i vostri ieri scomparissero fino a perdersi?”. Questo è il Morbo di Alzheimer, una“doppia-morte”; perché non solo si assiste ad un decadimento fisico durante questa malattia, ma ci si trova davanti ad una lenta perdita della personalità. Significa dimenticare, non essere sicuri di ciò che c’è intorno, avere difficoltà a comunicare, non riconoscere un volto familiare, non avere più certezze. Praticamente è come ritrovarsi in un luogo sconosciuto, mai abitato. La persona colpita da Alzheimer subisce degli shock anche nei luoghi a lei più familiari. Fino a qualche anno fa, non si disponeva quasi di alcun tipo di conoscenza sulle cause della malattia; tuttavia le recenti scoperte nei campi dell’epidemiologia, della genetica, della biologia molecolare e cellulare e di altre discipline stanno finalmente fornendo le chiavi per identificare alcuni dei meccanismi che sono alla base del morbo. “Abbiamo imparato di più sulla malattia di Alzheimer negli ultimi 15 anni di quanto avessimo scoperto negli 85 precedenti” dice il dottor Bruce Yanker della Harvard Medical School. Negli ultimi due anni gli scienziati hanno fatto delle scoperte di straordinaria importanza sul come la malattia di Alzheimer distrugge il cervello e i risultati del loro lavoro li portano sempre più vicini a trovare delle terapie. L’AD è la più comune forma di malattia neurodegenerativa ad esordio prevalentemente senile e prognosi infausta [1]. È caratterizzata dalla perdita delle capacità cognitive (pensiero, memoria e ragionamento) in misura tale da interferire con la vita e le attività quotidiane della persona. Oggi è quasi banale affermare che le demenze e la malattia di Alzheimer rappresentano un fenomeno dalle dimensioni drammatiche; basti pensare che nel mondo sono circa 35 milioni le persone colpite, 4,6 milioni di nuovi casi l’anno, uno ogni sette secondi. Non si conoscono con esattezza quali siano le cause del morbo di Alzheimer, ma sappiamo che i danni al cervello iniziano a comparire già 10 o 20 anni prima che i sintomi diventino evidenti nel comportamento. Tra le caratteristiche neuropatologiche della malattia compaiono grovigli di fibre (ammassi neurofibrillari) e placche amiloidi [2]. Inoltre, la malattia è caratterizzata da un consistente deficit del neurotrasmettitore acetilcolina (ACh) e problemi nella neurotrasmissione colinergica, riguardanti in particolare i neuroni colinergici nel nucleo basale. Nel cervello l'acetilcolina, coinvolta

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