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''The Importance of Being Earnest'': tre traduzioni italiane a confronto

"The Importance of Being Earnest" è una delle commedie più celebri di Wilde che già dal titolo si presta a numerose ambiguità linguistiche già dal titolo. Non a caso, quest’ultimo è stato tradotto in diversi modi in tutte le lingue del mondo.
La difficoltà di tradurre una commedia è grande in quanto è un genere che consiste nell’insieme di più codici. Ma sicuramente altrettanto grande è la difficoltà di tradurre uno stile, come quello di Wilde, impregnato di puns, epigrams ed una forte ironia.
L'obiettivo di questo lavoro, pertanto, è notare, grazie all’ausilio delle strategie deformanti di Berman e quelle traduttologiche di Podeur, quanto le traduzioni italiane analizzate si siano discostate dalla lingua e dal testo di partenza e quali strategie vengono utilizzate dai singoli traduttori.
Il testo inglese di partenza preso in esame è "The Importance of Being Earnest AND RELATING WRITINGS" a cura di Joseph Bristow, tradotta dallo stesso e pubblicata nel 1992.

Le tre traduzioni italiane messe a confronto sono: "L’importanza di essere probo" a cura di Masolino D’Amico pubblicato nel 1984, "L’importanza di essere Ernesto" a cura di Luigi Lunari pubblicato nel 2003 e "L’importanza di essere onesto" a cura di Lucio Chiavarelli pubblicato nel 2011.

Particolarmente interessante è "The Gribsby Episode" che comprende una delle tante scene omesse dalla versione definitiva dell'opera ma che compare nel testo di partenza di Bristow. Dall'analisi è emerso che solo uno dei tre traduttori, Chiavarelli, si è occupato della traduzione di questo episodio. Inoltre, dal confronto dell’opera in toto è emerso che i tre traduttori hanno utilizzato numerosissime trasposizioni, molte modulazioni e solo un traduttore ha optato anche per l'adattamento.
Alla luce di tutto ciò, si evince che si è optato per una traduzione target-oriented per venire incontro al lettore e che è nella lingua originale che si carpisce a pieno il significato della commedia in ogni sua sfaccettatura.

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1.3. I primi teorici della traduzione La scienza della traduzione è un'interdisciplina che contiene elementi delle scienze sociali e umanistiche, e che si occupa in modo sistematico dello studio della teoria, della descrizione e delle applicazioni pratiche della traduzione e dell'interpretazione (o interpretariato) . Prima di 26 arrivare alla nascita dei Translation Studies, è necessario volgere il nostro sguardo verso il passato e ai primi teorici che hanno posto le basi per la nascita di una vera e propria scienza . 27 Uno dei primi a esporre una teoria della traduzione fu l’umanista francese Etienne Dolet che fu condannato per una traduzione “sbagliata” dei dialoghi di Platone . Nel 1540 pubblicò un 28 saggio sui principi della traduzione con La manière de bien traduire d’une langue en autre, in cui parla di cinque fasi che il traduttore dovrebbe seguire: 1. comprendere completamente il senso ed il significato dell’autore originale; 2. avere una conoscenza perfetta sia della lingua di partenza che di quella di arrivo; 3. evitare di rendere parola per parola; 4. usare espressioni di uso comune; 5. scegliere e ordinare le parole nel modo giusto per ottenere il giusto tono . 29 Chapman, un grande traduttore di Omero, riprese il pensiero di Dolet e parlò del ruolo del traduttore sia in Seven Books of the Iliad che nell’ Epistle to the Reader. Per Chapman le fasi da rispettare sono: Cfr. Osimo B., op. cit., p. 10. 26 Cfr. Bassnett S., op. cit., pp. 1-2. 27 Cfr. Id., pp. 79-80. 28 Cfr. Ibidem. 29 8

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Umanistiche

Autore: Veronica Carmen Schifini Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.