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Un autoscatto satirico: ridere del terrorismo in Arabia Saudita

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Guarienti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Maurizio Bagatin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

Dopo l’attentato alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, il 7 gennaio 2015, in cui morirono dodici persone, il tema della satira come arma per combattere il fanatismo dei terroristi del Dāʻiš divenne tragicamente attuale. Mentre il mondo intero esprimeva la propria solidarietà alle vittime dell’attentato e si univa per sostenere la libertà di stampa, i media occidentali diedero spazio a vignette di autori arabi che condannavano le azioni dei terroristi. Il Dāʻiš era diventato oggetto di parodie già a partire dal 2014, ma dopo l’attacco a Charlie Hebdo, la rete televisiva saudita MBC trasmise una serie, intitolata Selfie, nella quale il comico Nāṣir al-Qaṣabī (volto noto al pubblico saudita) prendeva in giro i terroristi dello Stato islamico. Questa tesi si propone di analizzare su quali temi si concentra la satira del Dāʻiš in Selfie, oltre a tracciarne il contesto sociale e linguistico in cui la serie è stata realizzata.

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3 Introduzione Dopo l’attentato alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, il 7 gennaio 2015, in cui morirono dodici persone, il tema della satira come arma per combattere il fanatismo dei terroristi del Dāʻiš divenne tragicamente attuale. Mentre il mondo intero esprimeva la propria solidarietà alle vittime dell’attentato e si univa per sostenere la libertà di stampa, i media occidentali diedero spazio a vignette di autori arabi che condannavano le azioni dei terroristi. Il Dāʻiš era diventato oggetto di parodie già a partire dal 2014, ma dopo l’attacco a Charlie Hebdo, la rete televisiva saudita MBC trasmise una serie, intitolata Selfie, nella quale il comico Nāṣir al-Qaṣabī (volto noto al pubblico saudita) prendeva in giro i terroristi dello Stato islamico. Questa tesi si propone di analizzare su quali temi si concentra la satira del Dāʻiš in Selfie, oltre a tracciarne il contesto sociale e linguistico in cui la serie è stata realizzata. La presa in giro può essere un metodo per esprimere la propria frustrazione davanti alle prevaricazioni di un prepotente o per prendere con filosofia le tante ingiustizie della vita. Ricorrere all’ironia aiuta anche a venire a patti con le situazioni più disperate e ad esorcizzare le proprie paure. Specialmente laddove non è permesso esprimere la propria opinione, la risata diventa un atto liberatorio e, quindi, spesso considerato pericoloso. Poiché la satira utilizza l’ironia per criticare politica, società e religione essa può anche essere un indicatore del sentimento di un’intera popolazione riguardo a un avvenimento o personaggio storico. È un pregiudizio notoriamente errato quello che dipinge la cultura arabo-musulmana come ostile all’umorismo e alla satira: manifestazioni di questo genere risalgono fin dall’età preislamica e ne esistono esempi sia nella letteratura araba classica del VII-IX secolo sia nella tradizione popolare. In età moderna, il movimento di rinnovamento culturale e politico noto come nahḍa, che interessò in particolar modo Egitto e Siria, portò alla fondazione di giornali satirici, che criticavano, attraverso vignette ed editoriali, il progressivo asservimento dei governi alle potenze coloniali europee. Inoltre, alcuni autori ripresero forme letterarie tipiche della letteratura classica per descrivere ironicamente il mondo a loro contemporaneo. In Egitto, l’umorismo restituì un senso di normalità alla popolazione durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre aiutò a raccogliere consensi intorno alla figura del presidente Nāṣir (Nasser) negli anni Cinquanta. Nel frattempo, la

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