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BCE, FED, Banca Centrale del Regno Unito, Banca Centrale del Giappone: Strategie di politica monetaria a seguito della crisi finanziaria del 2007 e successive implicazioni macroeconomiche

Informazioni tesi

  Autore: Raffaele De Maria
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università Telematica Guglielmo Marconi
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Rainer Masera
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

Questa tesi inizia con una descrizione della crisi finanziaria avvenuta negli Stati Uniti a partire dal 2007 e illustra il modo in cui si è propagata ai paesi europei, dapprima contaminando i bilanci degli istituti di credito e successivamente i bilanci pubblici, causando la crisi dei debiti sovrani in diversi paesi dell'area euro. La tesi si sviluppa analizzando la reazione alla crisi delle quattro principali Banche centrali del mondo: la Federal Reserve, la Bce, la Bank of England e la Bank of Japan. Si mostra come, in forza delle differenze dei loro obiettivi istituzionali, esse abbiano adottato misure non conformi tra loro. Inoltre, data la gravità della crisi, le suddette Banche centrali hanno dovuto presto abbandonare gli strumenti convenzionali di politica monetaria e indirizzare i loro sforzi verso politiche non convenzionali, prima tra tutte il Quantitative easing. Al momento della pubblicazione della tesi (giugno 2015), il Quantitative easing è ancora in vigore in Europa e Giappone, luoghi nei quali la strada per uscire dalla crisi sembra ancora lunga.

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1 INTRODUZIONE Le crisi finanziarie, oltre a creare problemi per gli operatori direttamente coinvolti, producono effetti sull’intero sistema economico, con conseguenze negative sulla produzione e l’occupazione. La recente crisi iniziata nel 2007, con cui buona parte dell’Europa, Italia compresa, è ancora alle prese, non fa eccezione. In tali scenari si creano malfunzionamenti nei mercati finanziari che rendono inefficaci, o, perlomeno, depotenziano significativamente i meccanismi tradizionali di trasmissione della politica monetaria, costringendo le banche centrali ad adottare politiche e strumenti non convenzionali per farvi fronte. Compito principale di una banca centrale durante una crisi finanziaria di enormi dimensioni è, infatti, impedire che deficit di fiducia degli operatori economici si ripercuotano negativamente su consumi e investimenti, dando luogo a un vero e proprio circolo vizioso che fa diminuire il valore degli asset economici e peggiora la recessione. Questa tesi è divisa in tre capitoli. Nel primo viene descritta la crisi finanziaria del 2007. Vedremo come negli Stati Uniti il basso costo del credito abbia stimolato la crescita di una bolla immobiliare che a sua volta spingeva sempre più persone a indebitarsi oltre i propri limiti per l’acquisto di un’abitazione. Vedremo le responsabilità degli istituti di credito che, complice anche un sistema di vigilanza troppo accomodante, hanno sottostimato i rischi derivanti dal loro comportamento ed erogato prestiti anche a chi non possedesse sufficienti garanzie per rimborsarli. Gli istituti hanno adottato modi di operare diversi rispetto al passato, definiti originate-and-distribute, che permettevano loro di servirsi di società veicolo per «impacchettare» crediti e creare nuovi strumenti finanziari da collocare nei mercati, secondo determinati scaglioni di rischio. Ciò ha permesso che, allo scoppio della bolla immobiliare, il calo del valore degli immobili americani innescasse pesanti perdite ai detentori dei titoli legati ai mutui ipotecari, creando reazioni a catena e crisi di fiducia che hanno dotato la crisi di una portata

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