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Le interpretazioni del cannibalismo in antropologia

La mia tesi di laurea inizia con un dibattito sul tema del cannibalismo prima della nascita dell'antropologia e si fonda sull'analisi del concetto di barbarie e sul mito del "buon selvaggio"
Proseguo il dibattito con spiegazioni proprie degli antropologi citando lo studio di Vohlard, l'ipotesi del cannibalismo legata ad esigenze alimentari in particolar modo incentrando la discussione sul cannibalismo azteco ed infine discuto sul cannibalismo inteso come fenomeno culturale legato alla dicotomia "identità e alterità" ponendo l'accento sul legame tra cannibalismo e guerra e sul cannibalismo funerario.

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INTRODUZIONE Il cannibalismo è un fenomeno tra i più controversi ed enigmatici della storia dell‟umanità. Esso produce da un lato curiosità e dall‟altro disgusto e disapprovazione. Prescindendo dalle reazioni emotive a cui il cannibalismo inevitabilmente sottopone, è necessario tenere conto di tutte le implicazioni politiche, storiche, etiche, ideologiche e religiose in cui il cannibalismo è invischiato per approdare ad un‟interpretazione verosimile della pratica antropofagica. Il presente elaborato lungi dall‟essere esaustivo, si prefigge l‟obiettivo di ripercorrere i dibattiti sul cannibalismo: a partire dalla scoperta del Nuovo Mondo sino ai più recenti studi antropologici. Nel primo capitolo della mia trattazione evidenzierò i momenti salienti del dibattito che ha preceduto l‟interpretazione del cannibalismo in antropologia. A partire dai resoconti latini e greci e dagli scritti dei gesuiti, traccerò le principali tappe del contatto tra europei e nativi del Nuovo Mondo; una relazione questa tutt‟altro che paritaria, in cui si assiste a continue e reciproche accuse di cannibalismo. Cercherò quindi di porre in evidenza come la pratica antropofagica sia servita come potente strumento in mano europea per asservire i popoli amerindiani: dal viaggio di Colombo alla colonizzazione del Messico ad opera di Cortes, emerge infatti la volontà precisa dell‟Occidente cristiano di utilizzare il cannibalismo e l‟opera di evangelizzazione per legittimare l‟assoggettamento degli amerindiani e l‟accaparramento dei loro beni, primo fra tutti l‟oro. Solo aderendo ai precetti del cristianesimo e concedendo i propri beni al “civile europeo”, il “primitivo” indigeno avrebbe potuto salvarsi dallo stato brado in cui viveva. Iniziano così ad essere divulgate tutta una serie di teorie che indagano la natura dell‟indigeno e che trovano la più estrema elucubrazione concettuale nella teoria “dell‟inferiorità naturale del popolo indiano” formalizzata da Vitoria. La concezione che dei nativi amerindiani aveva l‟Occidente subisce una radicale modificazione concettuale grazie all‟opera di Montaigne, che è riassunta nella celebre frase del suo Des Cannibales (1579) in cui lo studioso francese afferma: «Si chiama barbarie ciò che non è nei nostri costumi» (Montaigne 2005:17). Seguendo la “logica dello specchio”, Montaigne conduce l‟Occidente 1

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Fulvia Randisi Contatta »

Composta da 90 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 69 click dal 17/11/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.