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Linea di Confine tra Prigioniero di Guerra e "Enemy Combatant"

Informazioni tesi

  Autore: Luisa Marchionni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Serena Lisi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

Lo scopo di questa tesi è quello di analizzare il trattamento riservato ai “unlawful enemy combatants”, ponendo tale qualifica a confronto con lo status di prigioniero di guerra disciplinato e protetto dalla III Convenzione di Ginevra. A seguito degli attentati terroristici del settembre 2001, fu imbastito un intenso dibattito, in merito al rispetto del Diritto Internazionale Umanitario, a causa delle reiterate violazioni della III Convenzione di Ginevra ad opera degli Stati Uniti d’America. In sua difesa, l’Amministrazione Bush ha più volte sostenuto che ai membri di Al Qaeda e ai Talebani non potesse essere attribuito lo status di prigioniero di guerra, in quanto non appartenenti alla categoria descritta dall’articolo 4 della III Convenzione di Ginevra, proprio in seguito a tali eventi, fu riproposto il termine di “unlawful combatants” in riferimento ai sospettati terroristi. Nel primo capitolo sono state analizzate le idee e i progetti che hanno contribuito alla realizzazione del Diritto Internazionale Umanitario, il cosiddetto jus in bello, ed è stato evidenziato, in particolare, il concetto di neutralità dal quale discendono le forme di tutela previste dalle Convenzioni di Ginevra. Tra quest’ultime, la III Convenzione di Ginevra fornisce una dettagliata definizione dello status di prigioniero di guerra ed espone chiaramente le protezioni e i diritti attribuiti a questa qualifica. A vigilare sull’osservanza di tali disposizioni vi è il Comitato Internazionale della Croce Rossa, che riveste il ruolo di garante del Diritto Internazionale Umanitario e si interroga sulla necessità di revisionare tale branca del diritto, tenendo conto dei nuovi tipi di conflitti emersi nell’era post-moderna. L’indagine prosegue esaminando il caso di Guantánamo, attraverso l’analisi di diversi documenti, con i quali è stata autorizzata la detenzione a tempo indeterminato di presunti terroristi. Il nodo fondamentale di questa tesi consiste nel valutare se le Convenzioni di Ginevra siano da considerarsi applicabili ai detenuti di Guantánamo, ai sensi di quanto dichiarato dalle sentenze della Corte Suprema in merito ai ricorsi di habeas corpus. Attraverso l’analisi effettuata è legittimo chiedersi fino a che punto l’Esecutivo statunitense possa limitare alcuni diritti fondamentali dell’uomo a favore della sicurezza nazionale.

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3 INTRODUZIONE Lo scopo di questa tesi è quello di analizzare il trattamento riservato ai “unlawful enemy combatants”, ponendo tale qualifica a confronto con lo status di prigioniero di guerra disciplinato e protetto dalla III Convenzione di Ginevra. A seguito degli attentati terroristici del settembre 2001, fu imbastito un intenso dibattito, in merito al rispetto del Diritto Internazionale Umanitario, a causa delle reiterate violazioni della III Convenzione di Ginevra ad opera degli Stati Uniti d’America. In sua difesa, l’Amministrazione Bush ha più volte sostenuto che ai membri di Al Qaeda e ai Talebani non potesse essere attribuito lo status di prigioniero di guerra, in quanto non appartenenti alla categoria descritta dall’articolo 4 della III Convenzione di Ginevra, proprio in seguito a tali eventi, fu riproposto il termine di “unlawful combatants” in riferimento ai sospettati terroristi. Nel primo capitolo sono state analizzate le idee e i progetti che hanno contribuito alla realizzazione del Diritto Internazionale Umanitario, il cosiddetto jus in bello, ed è stato evidenziato, in particolare, il concetto di neutralità dal quale discendono le forme di tutela previste dalle Convenzioni di Ginevra. Tra quest’ultime, la III Convenzione di Ginevra fornisce una dettagliata definizione dello status di prigioniero di guerra ed espone chiaramente le protezioni e i diritti attribuiti a questa qualifica. A vigilare sull’osservanza di tali disposizioni vi è il Comitato Internazionale della Croce Rossa, che riveste il ruolo di garante del Diritto Internazionale Umanitario e si interroga sulla necessità di revisionare tale branca del diritto, tenendo conto dei nuovi tipi di conflitti emersi nell’era post-moderna. L’indagine prosegue esaminando il caso di Guantánamo, attraverso l’analisi di diversi documenti, con i quali è stata autorizzata la detenzione a tempo indeterminato di presunti terroristi. Il nodo fondamentale di questa tesi consiste nel valutare se le Convenzioni di Ginevra siano da considerarsi applicabili ai detenuti di Guantánamo, ai sensi di quanto dichiarato dalle sentenze della Corte Suprema in merito ai ricorsi di habeas corpus. Attraverso l’analisi effettuata è legittimo chiedersi fino a che punto l’Esecutivo statunitense possa limitare alcuni diritti fondamentali dell’uomo a favore della sicurezza nazionale.

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