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Correlazione tra parametri funzionali tumorali determinati con esame PET/TC e outcome in pazienti con carcinosi peritoneale primitiva da carcinoma epiteliale dell'ovaio

Il carcinoma epiteliale dell'ovaio continua a rappresentare il tumore ginecologico maggiormente gravato da un alto indice di mortalità. Circa 22.000 nuovi casi all'anno vengono diagnosticati negli USA, con una mortalità che si aggira attorno ai 14.000 casi. L'incidenza è pressochè similare negli altri Paesi industrializzati. Nella maggior parte delle pazienti tale neoplasia è diagnosticata in fase ormai avanzata, frequentemente quando essa è già estesa al peritoneo per disseminazione, per invasione diretta, per via linfatica o vascolare. L'interessamento peritoneale, ovvero la carcinosi primaria, rappresenta ancora oggi una importante sfida dal punto di vista clinico-terapeutico. Sebbene l'intervento chirurgico primario di debulking ottimale, seguito dalla chemioterapia adiuvante (combinazione taxani-platino) sia da sempre considerato l'approccio standard per questo stadio, l'outcome delle pazienti è gravato da un alto rischio di mortalità a causa sia dell'insuccesso terapeutico, sia degli effetti collaterali propri della chemioterapia. Molti autori hanno suggerito che la massima citoriduzione a seguito dell'intervento chirurgico sia il più potente fattore prognostico. La presenza di una voluminosa massa al momento della chirurgia non preclude i benefici che possono derivare da ulteriori trattamenti. Tuttavia, l'impatto del residuo (loco-regionale/peritoneale) di malattia valutata mediante esame PET/TC con 18F fluorodesossiglucosio ([18F] FDG) non è stato ancora del tutto definito.
Il coinvolgimento peritoneale è di routine studiato dalla TC con mdc e dalla RM, ma la sensibilità di tali metodiche è inficiata dal fatto che esse utilizzano i soli criteri dimensionali e non sono in grado di discriminare le alterazioni funzionali che si innescano all'interno del tessuto tumorale.
Di recente, è stato dimostrato che la metodica ([18F] FDG) PET/TC ha un ruolo ben definito nella identificazione del tumore primitivo, nella valutazione dell'interessamento linfonodale, delle metastasi a distanza, vedi disseminazione peritoneale, con buona accuratezza diagnostica sia nello studio del tumore primitivo che nei casi di sospetta recidiva. Inoltre, molti studi hanno validato il ruolo ormai ben consolidato della ([18F] FDG) PET/TC nel monitoraggio della risposta alla terapia, sia chirurgica che medica, individuando il residuo di malattia nel corso o in seguito al completamento della terapia ed evidenziando la presenza di recidiva o lesioni secondarie. Eppure, ad oggi, sono ben poche le fonti disponibili che descrivano l'importanza della quantizzazione dei parametri tumorali funzionali, valutati mediante esame ([18F] FDG) PET/TC, nel predire l'outcome delle pazienti.
Il volume metabolico tumorale (MTV) e la glicolisi totale della lesione (LTG) costituiscono le misure dell'attività metabolica tumorale calcolate sulla base dell'uptake del ([18F] FDG) di una lesione.
Lo scopo del mio lavoro è stato quello di valutare la relazione tra i vari parametri tumorali funzionali (SUVmax, MTV e TLG) e l'outcome clinico di pazienti con carcinosi primaria da neoplasia epiteliale dell'ovaio, studiate nel periodo che intercorre tra chirurgia e chemioterapia adiuvante.

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1. INTRODUZIONE 1.1 Carcinoma dell’ovaio Il carcinoma ovarico è la seconda più comune forma di tumore ginecologico e prima causa di morte per neoplasia ginecologica nell’emisfero occidentale, oltre che la quarta causa di morte per cancro nella popolazione femminile dei paesi industrializzati (1,2) . In media una donna ogni 70 sviluppa un tumore ovarico. L’incidenza di questa malattia nei paesi industrializzati è in aumento, intorno a 17 casi su 100.000 per anno con una mortalità di 12/100.000 per anno; nel 60-70% dei casi esordisce in fase avanzata. La neoplasia colpisce donne in peri e post- menopausa con un picco massimo d’incidenza fra i 55 e i 65 anni. L’80% di questi tumori origina dall’epitelio celomatico; nelle donne giovani, invece, sono più frequenti le neoplasie germinali. Studi epidemiologici hanno portato ad elaborare tre teorie riguardo alla eziologia dei tumori ovarici: A. Una storia familiare di malattia è un fattore associato ad un aumentato rischio di neoplasia (fattori genetici familiari) B. L’ovulazione incessante e la stimolazione gonadotropinica può portare a mutazioni cellulari e favorire la trasformazione neoplastica (fattori endocrini) C. L’ovaio può essere esposto all’azione di cancerogeni attraverso la vagina e le tube di Falloppio (fattori ambientali) 1. Fattori genetici familiari Circa il 5-10% delle neoplasie ovariche riconosce, quale fattore di rischio principale, la familiarità. Tra i fattori associati ad aumentato rischio di neoplasia ovarica assume massima rilevanza la storia familiare di tumore ovarico, con un 4

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Rosj Gallicchio Contatta »

Composta da 69 pagine.

 

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