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Fiducia, legittimazione ed ubbidienza. Max Weber e Niklas Luhmann

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Fajeti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Maurizio Ricciardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 23

Analisi dei concetti di fiducia e legittimazione nelle opere di Luhmann e Weber.
Nella prima parte, la tesi si concentrerà sul meccanismo della fiducia concettualizzato da Niklas Luhmann. In particolare sarà analizzato come questo meccanismo interno permetta all’individuo di operare in un contesto di complessità crescente, come lo è quello delle società contemporanee. Inoltre, sarà presentato il meccanismo contrario ma analogo e sostitutivo, di semplificazione della complessità sociale, ovvero la sfiducia.
Infine, sarà affrontato il modo in cui la fiducia, da meccanismo individuale, diventa sociale.
Nella seconda parte, la tesi verterà sull’interpretazione weberiana di comando e obbedienza, due parti inscindibili nell’opera di Weber: entrambe sono necessarie in un rapporto politico che preveda una base di legittimità. In un secondo momento sarà affrontato il comando, le sue diverse forme, i suoi principi e le configurazioni che il potere politico può assumere. Successivamente si passerà sull’altro versante del rapporto, quello dell’obbedienza, la quale, come si vedrà, è fondamentale come fattore di ordine nel contesto sociale. Per finire verrà affrontato il particolare concetto di legittimazione tramite procedimento di Luhmann, ciò preparerà il terreno per un confronto dei due autori nella parte successiva.
Nella terza parte la tesi svilupperà il confronto tra la struttura teorica luhmanniana e quella weberiana, cercando di delineare somiglianze e differenze nei due autori tedeschi.
Nella conclusione la tesi cercherà alcune spiegazioni all’odierna assenza di fiducia, partendo dai concetti sopraelencati e dalle idee degli autori sui moderni sistemi razionali-democratici-disciplinati. In particolare, ci si chiederà se quest’assenza di fiducia è dovuta all’incapacità di risposta dell’apparato amministrativo-politico alle domande provenienti dall’interno della società oppure, essendo un meccanismo fondato internamente, ha già connaturato in sé il seme di questa crisi.

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3 Introduzione Il rapporto annuale 2016 sugli atteggiamenti degli italiani nei confronti delle istituzioni e della politica, realizzato dall’istituto di ricerca” Demos & Pi”, rivela, verso le maggiori istituzioni politiche e di governo (Comune, Regione, UE, Stato, Presidente della Repubblica, Partiti e Parlamento), un indice di fiducia complessivo pari al 26% 1 . Tale dato, nonostante una leggera ripresa rispetto al crollo del 2014, conferma un trend negativo nell’andamento della fiducia verso le istituzioni preposte alla gestione dell’attività politica e amministrativa, il calo è di quindici punti percentuali rispetto a dieci anni fa. L’andamento statistico sembra riflettere il sentire comune, infatti, nel linguaggio quotidiano la classe politica e la politica sono sempre più sinonimi di corruzione, d’inefficienza e di disonestà, e in ogni caso, sempre più lontane da concetti come trasparenza, onestà e virtù. La fiducia nella politica è in netta crisi, ma cos’è la fiducia? Questo sentimento, che deriva da una concessione originaria di amore, di affetto e di certezza da parte della famiglia, delle tradizioni e delle credenze, fa sì che donare e ricevere certezza sia desiderabile, alimentando, in un circolo virtuoso, questa certezza originaria 2 . Fiducia, però, anche come strumento contro la disgregazione sociale e istituzionale: essa prenda la forma di un legame sociale che permette di non considerare come estranei altri uomini non conosciuti, ciò perché essi sono nati e cresciuti nello stesso tessuto socioculturale e, quindi, da essi ci si aspetta comportamenti, entro un certo intervallo, compatibili e prevedibili 3 . 1 http://www.demos.it/rapporto.php. 2 Natoli S., Il rischio di fidarsi, Bologna, il Mulino, 2016, pp. 8-9. 3 Ibidem, pp. 10.

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