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L'Equilibrio Educativo nel Triangolo Genitori / Figli / Sport

Informazioni tesi

  Autore: Eugenio Monaci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Istituto Universitario di Scienze Motorie di Roma
  Facoltà: Scienze Motorie
  Corso: Scienze delle attività motorie e sportive
  Relatore: Pasquale Moliterni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

In tutte le cose al mondo esiste equilibrio.
E' importante che i bambini imparino a riconoscere e coltivare le diverse forme di equilibrio nelle quali sono coinvolti, a casa, a scuola e durante la pratica di attività sportive.
Il raggiungimento di una condizione di benessere generale attraverso la ricerca attiva di “stati di equilibrio” interessa diverse situazioni, alcune sociali e di relazione – come l'equilibrio nei rapporti tra i bambini o tra figli e genitori – altre legate alla gestione delle risorse personali – come l'equilibrio tra impegno e raggiungimento dei risultati, tra allenamento e prestazione, tra studio e tempo libero, tra sport e riposo – altre ancora determinate dall'ambiente – come l'equilibrio tra bambino e natura, tra bambino e cibo o tra bambino e strumenti di gioco o di divertimento.
L' equilibrio è alla base dell'educazione, sia quella imparata a casa sia quella acquisita in altri ambienti.
Il raggiungimento dell'equilibrio è un percorso attivo che produce risultati straordinari. Possiamo pensare all'equilibrio come alla risultante di un numero enorme di fattori sia interni alla persona (endogeni) che esterni (esogeni), che cambiano continuamente. Questa caratteristica lo rende molto instabile, precario, sempre in movimento e quindi difficile da mantenere nel tempo.
Pensiamo ai Monaci Shaolin, che cercano per tutta la vita di raggiungere l'equilibrio combinando la meditazione con l'esercizio fisico: la loro è una ricerca costante dello stato di equilibrio, che è vivo e dinamico e si raggiunge e si perde continuamente.
Essi sono un ottimo esempio del risultato ottenibile con l'allenamento, la disciplina e la dedizione.
Non diversi sono gli atleti, infatti il corpo ha un proprio equilibrio che viene mantenuto grazie a uno stile di vita sano, all'attività fisica, a una corretta alimentazione e un buon rapporto con l'ambiente esterno. L'attività motoria e la pratica sportiva non solo regolano un equilibrio nel flusso di energie all'interno del corpo (ad esempio agendo sul metabolismo o sulla temperatura) ma permettono di cercare e spesso trovare un equilibrio con il mondo che ci circonda.
Questo è proprio quel tipo di equilibrio che ci permette di instaurare, grazie ai valori insegnati dall'attività motoria e dallo sport, un rapporto sano e di rispetto verso i compagni, verso l'allenatore e con se stessi.
Gli sportivi, grazie all'allenamento, alla costanza e a un forte impegno cercano di raggiungere l'equilibrio di tutte le loro caratteristiche fisiche e psichiche per ottenere i massimi livelli di prestazione; questo è un processo lento e faticosissimo che spesso richiede anni di preparazione e di energie. Ad esempio gli atleti olimpionici si preparano per i quattro anni precedenti alle olimpiadi per trovare il giusto equilibrio o quantomeno la forma fisica e psichica che più ci si avvicina.
È evidente quindi che l'allenamento e la costanza ricoprono un ruolo fondamentale nella ricerca e nel mantenimento dell'equilibrio.

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L'Equilibrio Educativo nel Triangolo Genitori/Figli/Sport Eugenio Monaci 1 Introduzione Nei miei diciotto anni da sportivo mi sono spesso imbattuto nel triangolo Genitori/Figli/Sport ma solo pochissime volte vi ho trovato una forma di equilibrio. Di fatto, anzi, mi sono concentrato su questo rapporto a tre perché mi apparivano evidenti i conflitti e le contraddizioni collegati. Inizialmente ho pensato fosse un problema riferito in particolare al calcio, sport che praticavo e conoscevo bene per esperienza diretta. Crescendo, studiando e venendo a contatto con altri ambienti sportivi ho scoperto che il problema dei rapporti Genitori/Figli/Allenatore è più esteso e tocca molte discipline. Mi sono quindi interrogato su quali potessero essere le cause di questo mancato equilibrio. Come mai in una triade così “naturale” si vengono a instaurare rapporti tanto disordinati e spesso negativi? Eppure l'aspetto ludico è, e deve essere, il fattore più importante nella pratica sportiva che interessa la fascia d'età che va dai 6 ai 14 anni. Certo durante l'attività sportiva il bambino va aiutato a sviluppare le sue capacità motorie ed educato a conoscere le sue capacità psichiche, ma il gioco e il divertimento restano sempre obiettivi fondamentali. Per capire meglio il problema e affrontarlo a viso aperto con i miei piccoli atleti ed i loro genitori, ho preso in analisi quelle che ritengo le componenti principali dell'equilibrio del rapporto a tre, le ho tradotte in domande semplici ed ho creato una coppia di questionari, uno rivolto ai bambini e uno rivolto ai genitori. Ho quindi sottoposto i questionari ad un campione di trenta famiglie che frequentano diverse scuole calcio (inclusa quella in cui collaboro come allenatore). I questionari sono rimasti rigorosamente anonimi ed è stato chiesto ai genitori di non assistere alla compilazione da parte dei figli e viceversa. I questionari sono pensati a risposta multipla (SI/NO/Così Così). Quello rivolto ai bambini cerca di evidenziare quali persone sono sentite come “presenti” durante lo svolgimento della pratica sportiva, quali sono considerate autorevoli e degne di ascolto, quali sono considerate di disturbo, quali sono percepite come fonte di sostegno e quali come causa di soggezione o di disagio. Inoltre tenta d'indagare gli stati d'animo e le reazioni psicologiche durante gli allenamenti e le partite. Quello rivolto ai genitori esplora il livello di coinvolgimento di padri e madri durante gli allenamenti e le partite. Inoltre chiede ai genitori cosa osservano nel comportamento dei figli quando i bambini sono in campo a giocare. Lo scopo finale dei questionari era capire quali meccanismi aiutano e quali invece destabilizzano l'equilibrio delle relazioni all'interno squadra e come agire per offrire ai bambini un ambiente sereno e divertente durante il gioco del calcio. Come primo risultato ho avuto conferma del fatto che l'educazione ha un ruolo chiave nell'equilibrio del triangolo Genitori/Figli/Sport. In italiano la parola “educazione” ha due significati: il primo è riferito all'apprendimento di nozioni da parte di un individuo, in questo caso il bambino, il quale viene educato da un istruttore che ha delle competenze tecniche ben precise; il secondo significato di educazione riguarda il buon comportamento. Come risultati aggiuntivi ho evidenziato che tutti i genitori sono regolarmente presenti 1

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