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L’evoluzione del sistema partitico e politico spagnolo dal 1978 al 2015

Dai tempi del ritorno della democrazia in Spagna, quarant’anni fa, e dalla morte del dittatore Francisco Franco, solamente due partiti hanno avuto un’importanza a livello nazionale. Il Pp (Partido Popular) rappresentava la destra tradizionale, vicina alla chiesa cattolica e alla monarchia, e otteneva la maggior parte dei suoi voti nelle aree rurali e tra gli elettori più anziani. Il Psoe (Partido Socialista Obrero Espanol) rappresentava la sinistra tradizionale, e otteneva i voti delle città, dei giovani e di quel che rimaneva della classe operaia. Il Pp e il Psoe si sono alternati al potere e, durante i tre decenni di boom economico successivo all’ingresso della Spagna nell’Unione europea, nessuno si è particolarmente preoccupato per l’assenza di altri partiti. Poi, però, è arrivata la crisi finanziaria del 2008, gli stipendi hanno smesso di crescere o addirittura sono calati per molti spagnoli, il settore edile si è fermato e la disoccupazione ha raggiunto il 27 per cento. Entrambi i partiti hanno fatto un loro tentativo di affrontare la crisi, ciascuno tagliando il bilancio dello stato, rimodulando o rimborsando quanto più debito possibile e imponendo dure misure d’austerità alla popolazione. Perfino la popolazione spagnola ha cominciato a calare, con frotte di giovani che hanno lasciato il paese alla ricerca di lavoro in altri paesi dell’Unione europea. Le politiche attuate dai due storici partiti spagnoli non sono state in grado di risolvere le gravi problematiche a livello economico e sociale che il Paese viveva. Le fratture a livello sociale hanno quindi creato lo spazio per un nuovo partito che contrastasse le politiche di austerità, e per un po’ di tempo questo partito è sembrato Podemos: una formazione anticapitalista, con un leader che non conosce giacche, e che prometteva cambiamenti radicali. La nascita di Podemos non ha accontentato del tutto la “fame elettorale” della totalità dei cittadini spagnoli, proprio per questo ha cominciato ad evidenziarsi un altro importante partito politico. Nel giugno del 2005 a partire dalla piattaforma civica “Ciutadans de Catalunya” nasce l’altro nuovo partito che ad oggi si presenta nel panorama elettorale spagnolo. C’s (Ciudadanos) ha conquistato i più nervosi tra gli elettori delusi che inizialmente erano pronti a sostenere Iglesias e i suoi. Anche Ciudadanos tenta di parlare di cambiamenti radicali, ma in realtà è caratterizzato da una formazione di centrodestra che si colloca al centro della scena politica, lasciato a lungo vuota dai tradizionali partiti di sinistra e destra. Questo ha scisso in due il voto di protesta e quindi la Spagna ha ora quattro grandi partiti. Quest’ultimi sono assai lontani, politicamente parlando, anche dal prendere solo in considerazione l’idea di coalizioni. La matematica imporrebbe sia al Pp sia al Psoe di far parte di una coalizione in grado di controllare una maggioranza parlamentare. I leader di Ciudadanos hanno giurato di non partecipare ad alcun governo a meno di non averne la guida. Podemos si mostra rigido, dicendo che la decisione sarà presa dai suoi sostenitori (ma c’è da scommettere che essendo arrabbiati con i partiti tradizionali, voterebbero probabilmente di no). La democrazia denominata, nei decenni precedenti a questo, dai molti studiosi “di successo”, è stata travolta, come gran parte dei paesi occidentali, da crisi economiche e populismi. La Spagna, la cui economia fino al 2007 era uno degli esempi di successo più citati dai difensori della moneta unica, mostra un paesaggio sociale umiliante. L’analisi del panorama politico spagnolo delineerà la complicata situazione politico-elettorale che vivrà questa nazione per i prossimi anni.

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Introduzione Dai tempi del ritorno della democrazia in Spagna, quarant’anni fa, e dalla morte del dittatore Francisco Franco, solamente due partiti hanno avuto un’importanza a livello nazionale. Il Pp (Partido Popular) rappresentava la destra tradizionale, vicina alla chiesa cattolica e alla monarchia, e otteneva la maggior parte dei suoi voti nelle aree rurali e tra gli elettori più anziani. Il Psoe (Partido Socialista Obrero Espanol) rappresentava la sinistra tradizionale, e otteneva i voti delle città, dei giovani e di quel che rimaneva della classe operaia. Il Pp e il Psoe si sono alternati al potere e, durante i tre decenni di boom economico successivo all’ingresso della Spagna nell’Unione europea, nessuno si è particolarmente preoccupato per l’assenza di altri partiti. Poi, però, è arrivata la crisi finanziaria del 2008, gli stipendi hanno smesso di crescere o addirittura sono calati per molti spagnoli, il settore edile si è fermato e la disoccupazione ha raggiunto il 27 per cento. Entrambi i partiti hanno fatto un loro tentativo di affrontare la crisi, ciascuno tagliando il bilancio dello stato, rimodulando o rimborsando quanto più debito possibile e imponendo dure misure d’austerità alla popolazione. Perfino la popolazione spagnola ha cominciato a calare, con frotte di giovani che hanno lasciato il paese alla ricerca di lavoro in altri paesi dell’Unione europea. Le politiche attuate dai due storici partiti spagnoli non sono state in grado di risolvere le gravi problematiche a livello economico e sociale che il Paese viveva. Le fratture a livello sociale hanno quindi creato lo spazio per un nuovo partito che contrastasse le politiche di austerità, e per un po’ di tempo questo partito è sembrato Podemos: una formazione anticapitalista, con un leader che non conosce giacche, e che prometteva cambiamenti radicali. La nascita di Podemos non ha accontentato del tutto la “fame elettorale” della totalità dei cittadini spagnoli, proprio per questo ha cominciato ad evidenziarsi un altro importante partito politico. Nel giugno del 2005 a partire dalla piattaforma civica “Ciutadans de Catalunya” nasce l’altro nuovo partito che ad oggi si presenta nel panorama elettorale spagnolo. C’s (Ciudadanos) ha conquistato i più nervosi tra gli elettori delusi che inizialmente erano pronti a sostenere Iglesias e i suoi. Anche Ciudadanos tenta di parlare di cambiamenti radicali, ma in realtà è caratterizzato da una formazione di centrodestra che si colloca al centro della scena politica, lasciato a lungo vuota dai tradizionali partiti di sinistra e destra. Questo ha scisso in due il voto di protesta e quindi la Spagna ha ora quattro grandi partiti. Quest’ultimi sono assai lontani, politicamente parlando, anche dal prendere solo in considerazione l’idea di coalizioni. La matematica imporrebbe sia al Pp sia al Psoe di far parte di una coalizione in grado di controllare una maggioranza parlamentare. I leader di Ciudadanos hanno giurato di non partecipare ad alcun governo a meno di non averne 1

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Federico Aversa Contatta »

Composta da 35 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.