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Dislessia: difficoltà, risorse e strategie per l'apprendimento

Informazioni tesi

  Autore: Nazarena Pregio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Scienze pedagogiche
  Relatore: Alessandra Busonera
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 84

La Dislessia rientra nella categoria di quelli che vengono definiti Disturbi Specifici dell’Apprendimento (Learning Disabilities) o DSA. I disturbi specifici dell’apprendimento sono Disturbi del Neurosviluppo. Essi hanno un’origine biologica che è causa delle alterazioni a livello cognitivo a cui si accompagnano i sintomi comportamentali specifici del singolo disturbo. In particolare, il termine dislessia indica un insieme di difficoltà caratterizzato da problemi con il riconoscimento accurato o fluente delle parole, scarse abilità di decodifica e spelling, a cui possono associarsi difficoltà aggiuntive come quelle nella comprensione dei testi, nel calcolo, nella trasformazione dal linguaggio parlato a quello scritto e nel produrre una grafia chiara, ordinata e comprensibile. In Italia la percentuale dei bambini dislessici varia dal 3 al 5%, mentre nei paesi di lingua anglosassone la percentuale dei bambini dislessici è del 17%. Sembra che il disturbo sia più frequente nei maschi che nelle femmine. Il fatto che la dislessia sia sotto-diagnosticata comporta delle conseguenze negative; c’è infatti il rischio che i bambini portatori di questa problematica siano stigmatizzati ed etichettati come svogliati, ipercinetici, demotivati. Tale atteggiamento da parte del contesto sociale potrebbe rendere il bambino frustrato sotto tutti i fronti della vita quotidiana: emotivo, relazionale, scolastico. E’ importante quindi saper riconoscere le manifestazioni della dislessia, comprenderla e ideare dei modi per sopperire alle difficoltà, senza però, perdere di vista il benessere del bambino.
Partendo da tali premesse, all’interno del presente lavoro, sono state analizzate le caratteristiche del disturbo noto come dislessia al fine di comprendere le difficoltà ad essa correlate e descrivere le strategie che più si sono rivelate efficaci nel trattamento della suddetta.

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1 INTRODUZIONE La Dislessia rientra nella categoria di quelli che vengono definiti Disturbi Specifici dell’Apprendimento (Learning Disabilities) o DSA. I disturbi specifici dell’apprendimento sono Disturbi del Neurosviluppo. Essi hanno un’origine biologica che è causa delle alterazioni a livello cognitivo a cui si accompagnano i sintomi comportamentali specifici del singolo disturbo. In particolare, il termine dislessia indica un insieme di difficoltà caratterizzato da problemi con il riconoscimento accurato o fluente delle parole, scarse abilità di decodifica e spelling, a cui possono associarsi difficoltà aggiuntive come quelle nella comprensione dei testi, nel calcolo, nella trasformazione dal linguaggio parlato a quello scritto e nel produrre una grafia chiara, ordinata e comprensibile. In Italia la percentuale dei bambini dislessici varia dal 3 al 5%, mentre nei paesi di lingua anglosassone la percentuale dei bambini dislessici è del 17%. Sembra che il disturbo sia piø frequente nei maschi che nelle femmine. Il fatto che la dislessia sia sotto-diagnosticata comporta delle conseguenze negative; c’è infatti il rischio che i bambini portatori di questa problematica siano stigmatizzati ed etichettati come svogliati, ipercinetici, demotivati. Tale atteggiamento da parte del contesto sociale potrebbe rendere il bambino frustrato sotto tutti i fronti della vita quotidiana: emotivo, relazionale, scolastico. E’ importante quindi saper riconoscere le manifestazioni della dislessia, comprenderla e ideare dei modi per sopperire alle difficoltà, senza però, perdere di vista il benessere del bambino. Partendo da tali premesse, all’interno del presente lavoro, sono state analizzate le caratteristiche del disturbo noto come dislessia al fine di comprendere le difficoltà ad essa correlate e descrivere le strategie che piø si sono rivelate efficaci nel trattamento della suddetta. Nel dettaglio, il primo capitolo è relativo ai precursori della lettura e all’apprendimento della stessa a scuola. Siamo partiti col descrivere le fasi normative dell’apprendimento della lettura, processi che implicano l’attivazione di diverse aree cerebrali secondo determinate tempistiche. Si è parlato, poi, dei prerequisiti sociali (il pensiero narrativo) e cognitivi della lettura. Tra i prerequisiti cognitivi, abbiamo descritto il sistema attentivo supervisore, che organizza e controlla i moduli durante la loro formazione e le emergenze. Si è parlato, poi, dell’attenzione e dei movimenti oculari saccadici quindi del fatto che, generalmente, nei bambini con DSA, il fuoco dell’attenzione è spostato lateralmente portando “all’effetto affollamento” durante la lettura.

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diagnosi
attenzione
icd-10
dislessia
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neurosviluppo
dsm v
disturbo specifico
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