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Il pensiero politico di Carlo Pisacane

Informazioni tesi

  Autore: Salvatore Magliarisi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Camerino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Paolo Ramaccioni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

Attraverso quest’analisi che si articola su diversi punti, si vuole approfondire la formazione del pensiero di un rivoluzionario, quale fu Carlo Pisacane.
Egli viene ricordato dai posteri - grazie alla poesia di Luigi Mercantini “La spigolatrice di Sapri” ( eran trecento, erano giovani e forti. E sono morti) - per la fallimentare spedizione intrapresa a Sanza il 28 giugno 1857. Il fine della spedizione era quello di spingere la popolazione delle campagne a ribellarsi al re Ferdinando II di Borbone e dare inizio alla rivoluzione socialista per cui l’Italia sarebbe divenuta una Repubblica fondata sul ruolo centrale delle autonomie comunali.
Il suo sogno si infranse per due motivi: una inesatta pianificazione dell’impresa che avrebbe portato – partendo dalle campagne del sud e risalendo la penisola - all’unità d’Italia; e la disinformazione delle masse contadine, che durante il nefasto evento invece di rivoltarsi contro il re, si scagliarono contro gli aspiranti liberatori, facendo risolvere il tutto in una grande disfatta, conclusasi col suicidio di Pisacane per sfuggire all’arresto e alla condanna a morte.
Nonostante tutto Carlo Pisacane, rimase indubbiamente una delle più grandi personalità della storia Risorgimentale, seppe coniugare felicemente le qualità di uomo d’azione e di pensatore, fu un repubblicano federalista, il cui pensiero si formò sotto le influenze di grandi uomini quali Mazzini, Cattaneo, Ferrari, Herzen e Montanelli (per citarne alcuni); con alcuni di loro si trovò spesso in contrasto, ma lasciò sempre aperte le porte al dialogo ed al confronto.
L’influenza di Herzen - più degli altri - ebbe un ruolo centrale all’interno della formazione del suo pensiero, poiché l’aiutò a sviluppare quell’idea concreta di rivoluzione che nel corso degli anni si era proposta anche in maniera parallela all’interno del movimento populista russo; in entrambi i casi comunque i tentativi di rivoluzione fallirono: da un lato in Russia perché boicottata in parte dai suoi stessi fautori, (anche se il terreno e la mentalità per una rivoluzione sembravano più fertili di quello italiano); dall’altro in Italia perché nonostante gli ideatori avevano delle idee ben salde, la massa contadina si presentava con una mentalità chiusa, arretrata, ancora non pronta a lasciare gli ormeggi per dare avvio ad un processo di unificazione.
Nonostante fu un repubblicano federalista, Pisacane seppe porre l’accento del suo pensiero su un nodo fondamentale dell’identità italiana: il legame del cittadino col proprio municipio, infatti il percorso storico dell’Italia, sin dalle vicende più antiche, si fondava sul pluralismo municipalistico. Egli riprese all’interno del suo pensiero tale concezione poiché sono stati appunto i comuni, a costituire le basi su cui sono nate e si sono sviluppate la società italiana.
Infine in conclusione, si può affermare che il pensiero di Pisacane, nonostante si fosse formato sotto l’influenza di storiche concezioni e sotto l’influenza di diversi personaggi illustri dell’epoca Risorgimentale, aveva come base un’idea che sostanzialmente si era sviluppata in un paese diverso dall’Italia ma già pronto ad accogliere un moto rivoluzionario (la Russia), mentre in Italia questa idea aveva trovato un terreno arido.
La concezione ideale di rivoluzione e unificazione comunale, si rivelò quindi la vera e propria base del fallimento della sua impresa, infatti quest’ultima negli anni a venire venne ripresa e portata a termine con successo da Cavour – questa volta i tempi erano maturi - ma sulla base di un progetto moderato e nettamente di segno opposto al sogno democratico di Pisacane.

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21 CAPITOLO I LE INFLUENZE IDEOLOGICHE 1.1 Il suo mondo culturale E’ difficile individuare una causa unica nel passaggio di Pisacane tra il 1847 e il 1848 da “napoletano qualunque, a fervido patriota italiano”, secondo la definizione di Roselli. Una certa influenza la esercitò senz’altro la tormentata storia d’amore con Enrichetta, donna sposata e madre di tre figli: l’amore per la donna lo costrinse a rompere con i rigidi schemi imposti dalla vita di Corte 19 e fuggire con lei a Londra, “città eccentrica e libera” 20 , inseguiti dall’accusa di adulterio. Sostò anche a Parigi nel fervido periodo pre-rivoluzionario (1847), dove frequentò, come sappiamo, il salotto di Guglielmo Pepe, luogo d’incontro di importanti personalità appartenenti all’area socialista rivoluzionaria(tra gli altri Louis Blanc, che di lì a poco sarebbe divenuto protagonista di una delle esperienze più originali del socialismo pre-marxista, grazie all’idea degli ateliers nationaux, (fondati sull’idea dell’autogestione operaia). Le conversazioni a cui Pisacane partecipava nei salotti parigini e londinesi servirono a completare e a far maturare un percorso ideologico e culturale già iniziato attraverso lo studio di testi e opere di notevole rilievo. 19 Epistola ai parenti, gennaio 1847, p.23. Epistolario a cura di Aldo Romano, Società Editrice Anonima Dante Alighieri, Milano, 1937 20 Ibidem

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