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Bruno Munari. L'estetica che si rimette in gioco

Informazioni tesi

  Autore: Cristina Cannistra
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Paolo D'angelo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

Perché Munari oggi? Bruno Munari (1907-1998) è uno dei più grandi artisti del nostro novecento, un personaggio unico ed eccezionale, eppure solo negli ultimi anni della sua vita e ancor più dopo la sua morte, l’interesse per la sua arte si è risvegliato. Destino di tanti non essere riconosciuto in vita, ma per lui non è stato proprio così, fuori dal nostro paese, in Giappone soprattutto, grandi tributi gli sono stati dedicati, come il Kodomo no shiro, il castello dei bambini a Tokyo.
Probabilmente la difficoltà più grande per la critica è riuscire a vedere Munari nei tanti campi in cui si è cimentato, un problema di mancata definizione, di impossibilità di incasellare la sua opera. Molti infatti vengono tratti in inganno ad un superficiale sguardo, credono che ci siano tanti Munari: il Munari pittore dell’avanguardia futurista, il Munari scultore delle Macchine inutili e delle Tavole tattili, il Munari designer dell’Abitacolo, il Munari grafico delle collane per Einaudi e dei manifesti per Campari, il Munari teorico delle lezioni al Carpenter Center for the Visual Arts di Cambridge, il Munari pedagogo dei Prelibri e dei giochi didattici per Danese. La lista potrebbe continuare a lungo, come lui stesso ci ricorda in una inusuale autobiografia. Ma infondo ad un osservazione più attenta non può non sfuggire che Munari è uno e solo, che un filo conduttore lega tutte le sue creazioni, per quanto distanti possano sembrare le une dalle altre.
Questo è ciò che mi propongo di mettere in luce, analizzando gli eventi più importanti della sua vita e ripercorrendo il cammino della sua creatività: che Munari è stato un grande maestro, che la sua opera più importante è il metodo che ci ha lasciato e che attraverso la sua attività nuovo vigore può trovare l’estetica contemporanea.
Molti hanno scritto di lui, quasi tutti dopo essere rimasti affascinati dalla sua personalità. Questo perché non si può separare il Munari-uomo dal Munari-artista (anche se a lui non avrebbe certo fatto piacere essere definito così), perché il suo è infondo un progetto di vita. In vario modo tutti i suoi collaboratori hanno affermato di essere stati trasformati da lui, dal suo modo di lavorare, dal suo modo di rapportarsi alle cose, agli altri. A volte è proprio la sua semplicità a scardinare tutti i nostri punti fermi; è un ribaltamento del nostro punto di vista quello che Munari ci propone con umiltà e giocosa ironia.

Partendo da una massima di Lao Tze a Munari molto cara: “Produzione senza appropriazione, azione senza imposizione di sé, sviluppo senza sopraffazione”, che può essere considerata il cardine del suo pensiero, il nostro percorso alla scoperta di questo grande personaggio si dividerà in tre momenti, che sono a mio avviso i tre campi principali in cui la sua multiforme creatività si è espressa. Il primo capitolo Spirito d’avanguardia analizza i ricordi caratteristici della sua infanzia, le sue prime esperienze nella Milano degli anni trenta come pittore futurista, le influenze dei fermenti artistici che esplodevano in quegli anni in Europa e non solo, poi la sua evoluzione passando per l’Astrattismo, il MAC, l’Arte programmata. Attraverso un secolo movimentato come il novecento, gli interessi di Munari spaziano in esperienze sempre nuove perché hanno alla base il sentimento, comune alle avanguardie, di innovazione, di ricerca di nuove tecniche, nuovi materiali, di un confronto diverso con la città, il progresso, il quotidiano, quasi un “impegno civile”.
Il secondo capitolo Il mondo dei bambini analizza l’esperienza educativa di Munari, che inizia con il rapporto personale con suo figlio, nato nel 1940, e per cui crea i primi giochi e libri, che poi trasformerà nelle esperienze con la Mondadori, nei Prelibri, nei giochi didattici, ma soprattutto nei laboratori Giocare con l’arte, che fanno la loro prima apparizione nel 1977 a Brera e che da allora si sono diffusi in tutto il mondo, dando vita ad esperienze meravigliose, grazie all’opera di formazione che Munari ha iniziato e che ora i suoi “amici” portano avanti.
Il terzo capitolo Tutti : arte = tutto : vita analizza, attraverso un cammino parallelo a quello propriamente artistico, i capolavori di grafica e design di Munari che hanno affiancato fin dai suoi esordi le altre opere. La mente di Munari è quella del grafico che scompone il mondo, lo analizza, lo taglia per poi rimontarlo, è questa sua natura che ha influenzato tutte le sue creazioni (o sarebbe meglio dire scoperte?) e che è infondo la chiave di volta per accedere ai suoi più profondi insegnamenti.

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5 Introduzione Perché Munari oggi? Bruno Munari (1907-1998) è uno dei più grandi artisti del nostro novecento, un personaggio unico ed eccezionale, eppure solo negli ultimi anni della sua vita e ancor più dopo la sua morte, l’interesse per la sua arte si è risvegliato. Destino di tanti non essere riconosciuto in vita, ma per lui non è stato proprio così, fuori dal nostro paese, in Giappone soprattutto, grandi tributi gli sono stati dedicati, come il Kodomo no shiro, il castello dei bambini a Tokyo. Probabilmente la difficoltà più grande per la critica è riuscire a vedere Munari nei tanti campi in cui si è cimentato, un problema di mancata definizione, di impossibilità di incasellare la sua opera. Molti infatti vengono tratti in inganno ad un superficiale sguardo, credono che ci siano tanti Munari: il Munari pittore dell’avanguardia futurista, il Munari scultore delle Macchine inutili e delle Tavole tattili, il Munari designer dell’Abitacolo, il Munari grafico delle collane per Einaudi e dei manifesti per Campari, il Munari teorico delle lezioni al Carpenter Center for the Visual Arts di Cambridge, il Munari pedagogo dei Prelibri e dei giochi didattici per Danese. La lista potrebbe continuare a lungo, come lui stesso ci ricorda in una inusuale autobiografia. Ma infondo ad un osservazione più attenta non può non sfuggire che Munari è uno e solo, che un filo conduttore lega tutte le sue creazioni, per quanto distanti possano sembrare le une dalle altre. Questo è ciò che mi propongo di mettere in luce, analizzando gli eventi più importanti della sua vita e ripercorrendo il cammino della sua creatività: che Munari è stato un grande maestro, che la sua opera più importante è il metodo che ci ha lasciato e che attraverso la sua attività nuovo vigore può trovare l’estetica contemporanea.

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