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Roger Casement - The Amazon Journal

Traduzione e commento di un'opera inedita, un reportage del 1910 redatto da un British Consul inglese, Roger Casement, figura decisiva nella lotta alla schiavitù nelle colonie e tra i fautori della Rivoluzione Irlandese, in visita in America Latina dove scopre le atrocità e il vero e proprio genocidio di indios in atto nelle piantagioni della gomma.

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1.2 Breve storia della traduzione “A mio avviso, di tali vie ce ne sono soltanto due. O il traduttore lascia il più possibile in pace lo scrittore e gli muove incontro il lettore, o lascia il più possibile in pace il lettore e gli muove incontro lo scrittore. Le due vie sono talmente diverse che, imboccatane una, si deve percorrerla fino in fondo con il maggiore rigore possibile” 13 F . Schleiermacher In un’ottica puramente pragmatica, è impossibile non accettare che “tradurre è comprendere” e che esso è dunque, come detto precedentemente, alla base della comunicazione. Sin dai primordi infatti l’uomo, nonostante i diversi codici linguistici, è sempre riuscito a creare e sviluppare qualsivoglia tipo di relazione con società/persone “straniere”. Tuttavia, il fatto che studi sulla traduzione in quanto scienza particolare e a sé siano un fenomeno tutto sommato recente, dimostra come questa disciplina non abbia in realtà goduto di un oggettivo riconoscimento, essendo caratteristicamente una scienza che Lawrence Venuti ha definito quasi “invisibile”, come “all’ombra” di un autore “dominante” che di fatto catalizza l’importanza e il valore dell’opera 14 . Significativo è che, fra i primi studi di traduzione, essa venga sempre accostata, affiancata a qualche altra disciplina. Secondo Eric Jacobsen, la traduzione è “un’invenzione romana” 15 , affermazione forse audace ma che puntualizza come, in precedenza, essa fosse sì, un processo in atto, ma non una “materia” di riflessione. Conviene tuttavia accettare questa “teoria” per avere se non altro un punto di partenza preciso da cui iniziare. Possiamo cominciare a parlare di attenzione nei confronti di questa disciplina con Orazio e Cicerone. Entrambi includono con un certo agio la traduzione in discipline ben più “prestigiose”, rispettivamente nella poetica e nell’arte oratoria, con la ferma convinzione che essa abbia la “capacità” innegabile ma soprattutto necessaria di arricchire la lingua e la letteratura natìa. Perché necessaria? Nell’ottica romana di inclusione, tradurre era il mezzo indispensabile affinché la letteratura “straniera” entrasse a far parte di quella romana, operando non solo un’appropriazione ma anche una nobilitazione, paradossalmente a doppio senso: della cultura straniera in quanto giudicata “degna” di far parte di quella latina, e della cultura latina stessa, giacché appunto le sue lingua e letteratura in questo modo venivano ampliate e sviluppate da ogni punto di vista, che sia semantico, lessicale o formale. In effetti in ambito romano suona a questo punto impreciso sostenere che la traduzione fosse un’attività secondaria (a posteriori emerge anzi l’esatto contrario), 13F. Schleiermacher, “Sui diversi metodi del tradurre”, in La teoria della traduzione nella storia, Milano, Bompiani, 1993, p. 153. 14L. Venuti, L’invisibilità del traduttore”, Armando Editore, 1990. 15E. Jacobsen, Translation, a Traditional Craft, Nordisk Forlag, 1958. 6

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Sabrina Venti Contatta »

Composta da 290 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 20 click dal 21/03/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.