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La Patologia da Decompressione (PDD) nel subacqueo: studio retrospettivo degli incidenti trattati in camera iperbarica

Background: Siamo nel 2017 e se diamo uno sguardo al passato ci accorgiamo di quanto le conoscenze nell’ambito del soccorso extra-ospedaliero abbiano fatto passi da gigante. Sono stati raggiunti degli obiettivi fondamentali, come la gestione dell’arresto cardiaco o del paziente traumatizzato sul territorio, che sembravano inizialmente di difficile, se non quasi impossibile, soluzione. Si cerca di raggiungere altrettanti ottimi risultati nel soccorso alle sempre più numerose vittime delle catastrofi naturali e attacchi terroristici. Ma ci sono anche altri scenari, meno critici, ma che necessitano comunque di un soccorso specifico, dove non bisognerebbe mai spegnere i riflettori della ricerca e dell’opinione pubblica, soprattutto se parliamo di un settore in forte crescita di partecipanti e con una componente di rischio, anche grave, non evitabile. Stiamo parlando della subacquea, nello specifico della parte turistico-ricreativa e del soccorso alla rara ma temutissima Patologia da Decompressione.
Obiettivo: Dimostrare nuovi nessi di causalità e/o nuovi fattori di rischio nella PDD.
Metodologia: Studio retrospettivo degli incidenti subacquei trattati in camera iperbarica. Utilizzando l’elenco dei centri iperbarici italiani presente sul sito della SIMSI (Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica) sono stati contattati più di 10 centri iperbarici, tramite e-mail, presentando il lavoro e il database composto da 31 item per la raccolta dei dati sui casi clinici.
Risultato: Non è stato possibile dimostrare nuovi nessi di causalità o evidenziare nuovi fattori di rischio visto il numero esiguo di casi a disposizione e la partecipazione di un solo centro iperbarico. Si sono potuti però confermare determinati dati presenti in letteratura e porre ulteriori dubbi su tematiche ricche di controversie e per questo ancora oggetto di studio.
Conclusione: Ogni subacqueo può essere vittima di una PDD, che sia esso giovane ed inesperto o adulto e professionista. Non esiste al momento nessun fattore, azione o strumento che possa annullare il rischio di questa patologia. Possiamo “semplicemente” diffonderne la sua conoscenza il più possibile, fin negli ambiti più commerciali della subacquea, cercando almeno di diminuire tutti i fattori di rischio evitabili e di saper applicare sapientemente le manovre di primo soccorso.

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1 1. Introduzione Siamo nel 2017 e se diamo uno sguardo al passato ci accorgiamo di quanto le conoscenze nell’ambito del soccorso extra-ospedaliero abbiano fatto passi da gigante. Sono stati raggiunti degli obiettivi fondamentali, come la gestione dell’arresto cardiaco o del paziente traumatizzato sul territorio, che sembravano inizialmente di difficile, se non quasi impossibile, soluzione. Tutto questo è merito dei progressi della ricerca e della diffusione capillare delle conoscenze raggiunte. Infatti se ad oggi la probabilità di sopravvivenza di un soggetto in arresto cardiaco, con un’ostruzione delle vie aeree o di una persona che viene coinvolta in un incidente stradale è nella maggior parte dei casi buona, è merito anche dei “laici” (personale non sanitario), ovvero la popolazione. Questo grazie alla diffusione di alcune manovre fondamentali di primo soccorso come: il riconoscimento di una persona incosciente, le manovre di rianimazione cardiopolmonare o di disostruzione delle vie aeree, il controllo delle emorragie ed il mantenimento della stabilità della colonna vertebrale nelle vittime di trauma, che possono essere imparate facilmente in un corso adeguato. Nel XXI secolo però sono stati fissati nuovi obiettivi per il soccorso extra-ospedaliero a causa delle sempre più numerose catastrofi naturali e degli attacchi terroristici. Viene dato grande rilievo a questi eventi, come giusto che sia, visti i numeri importanti dei soggetti coinvolti, e se ne parla in sempre più master, convegni e corsi. Ma ci sono anche altri ambienti, meno critici ma che necessitano comunque di un soccorso specifico, dove non bisognerebbe mai spegnere i riflettori della ricerca e dell’opinione pubblica, soprattutto se c’è un settore in forte crescita di partecipanti e con una componente di rischio, anche grave, non evitabile. Stiamo parlando della subacquea, nello specifico della parte turistico-ricreativa.

Tesi di Master

Autore: Marco Andreocci Contatta »

Composta da 80 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 52 click dal 28/02/2018.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.