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Il Mar Mediterraneo e le zone di pesca: la questione tra Italia e Tunisia

Informazioni tesi

  Autore: Gabriella Gemignani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Flavia Lattanzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 166

Il problema delle zone di pesca e della loro delimitazione è avvertito in maniera speciale nel Canale di Sicilia, una zona di mare particolarmente ricca di risorse alieutiche e da sempre frequentata da pescatori italiani e tunisini.
Oltre ai più generali motivi connessi alla ripartizione delle possibilità di sfruttamento delle risorse biologiche, le difficoltà che sorgono nella disciplina di questa specifica fascia di mare derivano anche dal fatto che nel tempo tale zona di mare è stata qualificata giuridicamente in modo diverso dai due Paesi frontisti interessati.
La zona di pesca esclusiva tunisina, situata nelle acque comprese tra la costa orientale tunisina e le Isole Pelagie, è delimitata da “una linea che, partendo dal punto di arrivo della linea delle 12 mg delle acque territoriali tunisine, si ricollega sul parallelo di Ras Kapoudia con l’isobata dei 50 metri e segue tale isobata fino al punto d’incontro con la linea che parte da Ras Agadir in direzione Nord-Est ZV=45”.
Tale zona è stata qualificata come zona riservata di pesca per i soli battelli nazionali tunisini dal Bay di Tunisi, con un Decreto del 26 luglio 1951, e tale scelta è stata poi confermata in altri provvedimenti successivi.
Le autorità governative italiane, alla fine degli anni settanta, dopo il mancato rinnovo del preesistente accordo di pesca con il governo tunisino per tale area, hanno invece istituito nell’identica fascia di mare una riserva di ripopolamento ittico con i Decreti Ministeriali del 25 settembre 1979 (Decreti Evangelisti), considerando l’area come zona di mare libero in cui è fatto divieto ai cittadini italiani e alle navi battenti bandiera italiana di svolgere attività di pesca al fine di assicurare la tutela delle risorse biologiche.

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4 Capitolo I Le zone di pesca nel diritto internazionale Premessa Fin dal XVIII secolo, nel diritto internazionale classico, il regime giuridico della pesca si è tradizionalmente basato sulla bipartizione generalmente accolta fra mare territoriale e alto mare. 1 Lo Stato costiero esercita la sua sovranità sul mare territoriale nella pienezza e nella esclusività delle sue prerogative, mentre nell’alto mare tutti gli Stati hanno uguale diritto di trarre dalle acque le risorse che queste possono offrire, con l’unico limite del rispetto della pari libertà altrui. Il momento del pieno accoglimento, sul piano giuridico- operativo, del principio della libertà dell’alto mare di derivazione groziana 2 viene in genere fatto coincidere con la disciplina della 1 OUDENDIJK, Status and Extent of Adjacent Waters: an Historical Orientation, Leiden, 1970. 2 E’ noto come il problema dello sfruttamento delle risorse biologiche marine non sia un argomento nuovo per gli studiosi del diritto internazionale: basti ricordare che già ai tempi di Ugo Grozio alcune celebri controversie fra potenze marittime in tema di pesca si sono rivelate un importante contributo per la formazione di principi e norme alla base del sistema di diritto del mare tuttora vigente.

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Parole chiave

canale di sicilia
montego bay
pesca
diritto internazionale
diritto del mare
convenzione di montego bay
mare mediterraneo
zone di pesca

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